
n. PA1900 Album 14 – tav. 38r
Il disegno raffigura la prospettiva di una scala interna nell'ex convento dell'Osservanza, dalla parte del Refettorio
L'Album 14 della Biblioteca Comunale di Faenza contiene 90 disegni raffiguranti Vedute della città di Faenza. I disegni, di formati e misure diverse, sono realizzati a matita, penna e inchiostro bruno e/o grigio con acquerellature a inchiostro bruno e/o grigio. Inoltre, 11 vedute, probabilmente, sono quelle preparatorie per le incisioni di Achille Calzi. Il soggetto delle vedute è indicato dalle didascalie, quasi sempre al verso. Si tratta di "una completa memoria della città di Faenza cui l'album è esclusivamente dedicato, a partire dai luoghi più famosi: la piazza, il teatro, le chiese e i conventi, i luoghi del centro storico, fino ai dintorni dai paesaggi ameni e suggestivi" (Vitali 2121, p. 11). Acquistato con il sostegno della Libera Università per Adulti di Faenza, il taccuino è stato attribuito a Romolo Liverani da Marcella Vitali, che lo ha pubblicato per intero (Romolo Liverani e Faenza un album inedito, 2021). Si tratta di un'opera della maturità stilistica di Romolo, di notevole qualità tecnica, di equilibrato taglio scenografico, ma soprattutto, come ha scritto Vitali, di una "memoria" straordinaria della città di Faenza nel XIX secolo, in tutti i suoi angoli più caratteristici e romantici. La cronologia del taccuino è stata fissata dalla studiosa per confronto stilistico al 1835 circa; l'analisi storica, inoltre, conferma un'esecuzione ante 1837, poichè nei disegni relativi alle Porte della città non è presente la venerata immagine della B.V. delle Grazie, apposta nel 1837-1838. Il taccuino è dedicato da Tancredi Liverani, figlio di Romolo, allo zio Antonio, in memoria del padre, e sottoscritto a Roma, nel 1874, dunque due anni dopo la morte del padre e ancora vivo lo zio. Non è stato chiarito come e quando il taccuino venne portato prima a Livorno e in seguito da Livorno alla Sicilia da Sara Corradino nel 1910. Qui restò per circa cento anni, fino alla sua vendita recente. Romolo Liverani, pittore, scenografo e decoratore era cresciuto nell'ambiente dei decoratori post-gianeschi, fra i quali il fratello maggiore Antonio, allievo di Pietro Piani. Ricevette i primi insegnamenti di prospettiva dall'architetto Pietro Tomba, perfezionandosi in seguito a Milano con Alessandro Sanquirico. Antonio e Romolo erano figli di Gaspare, macchinista e custode del teatro di Faenza e dunque crebbero a contatto con il particolare ambiente del teatro. Fondamentale fu il ruolo del fratello maggiore Antonio, la cui carriera di ornatista si era affermata nel corso degli anni '20. Già nel 1823 la preparazione del giovane Romolo doveva essere completa, perchè fu tra i partecipanti, con gli altri allievi di Tomba, al concorso faentino per la costruzione della prospettiva del Pubblico Passeggio. A diciotto anni, infatti, Romolo era già attivo a Faenza con perfetta conoscenza della tecnica prospettica e scenografica e uno spiccato gusto romantico. Considerato uno dei principali scenografi italiani del XIX secolo, fu attivo, prima da solo e in seguito con il figlio Tancredi, a Faenza e nei teatri della Romagna (1825-1830), quindi nelle Marche, in Veneto e nei principali teatri d'opera in Italia. Oltre che scenografo, Romolo fu anche pittore di paesaggi e vedute, che inseriva nelle decorazioni murali, spesso insieme al fratello, o realizzava in piccole tempere su tela destinate ai privati, o ancora disegnava a penna e inchiostro con acquerelli seppia e grigio, con grande scioltezza, nei suoi numerosi e oggi famosi taccuini di disegni. L'importanza storico artistica di questi taccuini è stata ampiamente spiegata da Marcella Vitali. Si tratta infatti di documenti eccezionali, per bellezza, qualità e quantità, relativi al patrimonio monumentale e paesaggistico della città e del territorio di Faenza e della Romagna nella prima metà del XIX secolo, prima dei radicali cambiamenti architettonico-urbanistici e paesaggistici delle città romagnole. Il convento dei frati dell'Osservanza sorse fuori Porta Montanara nel 1444, con chiesa annessa dedicata a S. Girolamo. Qui i Manfredi avevano posto la sepoltura di famiglia. Intorno al 1820 vi fu sistemato il Cimitero Comunale. Pietro Tomba trasformò la chiesa all'interno con volta a botte di cannicciato e decorazioni neoclassiche, e all'esterno addossò una facciata sempre neoclassica alla precedente, come mostra un disegno di Romolo della Biblioteca Comunale (scheda 205297). Nel 1858 Costantino Galli la sostituì con quella attuale, come documenta un foglio di Romolo del 1866, nel quale la descrive "barbaramente fatta nel 1854 (Biblioteca Comunale, scheda 231998). Al chiostro originario se ne aggiunsero altri a destra della chiesa nel 1860, ad uso cimiteriale, e a sinistra, ad opera di Achille Ubaldini nel 1880 (vd. Un Occhio sulla città 1979, pp. 70-73)
Bibliografia
Vitali M. (a cura di)
Romolo Liverani scenografo
Faenza
Fratelli Lega Editori
1990
pp. 33-50
Bibliografia
Vitali M. (a cura di)
Romolo Liverani e Faenza: un album inedito
Faenza
Tipografia Faentina Editrice
2021
pp. 141 p.
Bibliografia
Un occhio sulla città: vedute ottocentesche di Faenza dei Liverani confrontate con fotografie attuali: Palazzo delle esposizioni, 23 dicembre 1979 – 14 gennaio 1980
Faenza
Comune di Faenza
1979
pp. 70-73