
n. 1327
Progetto di monumento funerario tronco-piramidale sviluppato verticalmente in cinque livelli: a un primo basamento largo, fiancheggiato da una coppia di vasi fumanti su basi, ne segue un secondo che reca una coppia di trombe incrociate, due rosette e una coppia di drappi. Al secondo livello, un basamento con iscrizioni e coppia di bassorilievi figurati ai lati. Al terzo livello, tra due urne fumanti, un basamento con coppia di statue in nicchia ai lati e un bassorilievo con figura a cavallo al centro. Al quarto livello una coppia di figure sedute inquadra un grande plinto cubico ornato nella parte frontale da una coppia di figure che mostrano un grande stemma centrale. Su tale plinto si imposta un basamento circolare sostenuto da una coppia di angioletti e culminante in una colonna centrale, con figure stanti intorno, da cui svetta in alto, sopra una sfera, una Vittoria alata
Il taccuino 1327 della Pinacoteca di Faenza è tradizionalmente attribuito a Romolo Liverani. Come recita l'iscrizione sull'ultima carta venne realizzato tra il 1831 e il 1869 e donato nel 1871 allo scultore Gaetano Vitenè, amico di Romolo Liverani. Giunse in Pinacoteca nel 1917, come attesta l'inventario storico della Pinacoteca e Museo di Faenza. Il taccuino contiene 39 carte disegnate raffiguranti monumenti funerari e catafalchi.
Romolo Liverani, pittore, scenografo e decoratore era cresciuto nell'ambiente dei decoratori post-gianeschi, fra i quali il fratello maggiore Antonio, allievo di Pietro Piani. Ricevette i primi insegnamenti di prospettiva dall'architetto Pietro Tomba, perfezionandosi in seguito a Milano con Alessandro Sanquirico. Antonio e Romolo erano figli di Gaspare, macchinista e custode del teatro di Faenza e dunque crebbero a contatto con il particolare ambiente del teatro. A diciotto anni Romolo era già attivo a Faenza con perfetta conoscenza della tecnica prospettica e scenografica e uno spiccato gusto romantico. Considerato uno dei migliori scenografi italiani del XIX secolo, fu attivo, prima da solo e in seguito con il figlio Tancredi, inizialmente a Faenza e nei teatri della Romagna (1825-1830), quindi nelle Marche, in Veneto e nei principali teatri d'opera in Italia. A differenza di Antonio, specializzato nella decorazione murale, Romolo, oltre che scenografo, fu anche pittore di paesaggi e vedute che inseriva nelle decorazioni murali, spesso insieme al fratello, o realizzava in piccole tempere su tela destinate ai privati, o ancora disegnava a penna e inchiostro con acquerelli seppia e grigio, con grande scioltezza, nei suoi numerosi e oggi famosi taccuini di disegni.
Un altro aspetto della sua personalità artistica, molto meno conosciuto, è quello di progettista di apparati sacri, ovvero catafalchi, macchine funebri e allestimenti per festività religiose e progetti scenici per le funzioni della Settimana Santa come i "Sepolcri". Di questa attività esistono progetti, disegni, appunti "oltre alla traduzione pittorica a tempera sulle pareti e altari delle chiese faentine che tramandano non solo la memoria dell'allestimento, ma attestano, con più interesse, il fissarsi sul piano decorativo della originaria dimensione dell'effimero" (P. Lenzini in Vitali 1990, p. 203). I taccuini di disegni di Antonio Liverani, con cui spesso Romolo collaborava, contengono molteplici riferimenti funerari: dettagli ornamentali copiati da oggetti e monumenti antichi, a lungo studiati, come i vasi, le torcere, le colonne, i festoni, i dettagli delle cornici.
Uno dei primi progetti conosciuti è il disegno per il catafalco del vescovo di Faenza Stefano Bonsignore eretto in Cattedrale nel 1826 dai due fratelli Liverani (Ivi, p. 202). Agli anni giovanili, tra il 1828 e il 1829, risalgono anche i rilievi rifiniti all’acquerello, con studio dei dettagli, di alcuni dei monumenti funebri rinascimentali più importanti della Cattedrale faentina. Insieme ai disegni, già Piancastelli, oggi conservati al Cooper Hewitt Museum di New York, e a qualche altra testimonianza, questo taccuino, sino ad oggi mai approfondito, è dunque di grande interesse, perchè attesta con notevole qualità e bellezza un aspetto dell'attività artistica di Romolo di non poca importanza, attraverso la quale poteva fondere le proprie competenze pittorico decorative, architettoniche e scenografiche.
I disegni dalla carta 18 alla carta 39 raffigurano una serie omogenea di progetti di monumenti funerari e di catafalchi, come nel caso del presente foglio, che raffigura un monumento funebre a piramide con cella e monumento equestre. Realizzati a matita, penna e inchiostro bruno con acquerellature a inchiostro bruno-grigio lievi, sono condotti in modo rapido, talvolta abbozzato, soprattutto nelle figure e nei dettagli dell'ornato, denunciando la natura progettuale di questi disegni. Rispetto alle più complesse macchine barocche, da cui comunque derivano, essi ripropongono la tipologia piramidale con la sovrapposizione di elementi architettonici e decorativi di significato allegorico, come si era imposta in ambito romano tra XVII e XVIII secolo, ma aggiornata sui modelli canoviani soprattutto per la struttura fortemente verticale, la presenza di figure femminili dolenti e la più sobria ornamentazione di stile neoclassico. La tecnica, il modo di condurre e costruire la struttura architettonica e le figure avvicinano questo gruppo di progetti a quelli oggi conservati presso il Cooper Hewitt Museum di New York, in parte pubblicati da Lenzini nel 1990. Uno di essi, in particolare, molto vicino ai progetti del taccuino 1327, reca un'iscrizione precisa e interessante: "Pensiero/ 1849" (in Vitali 1990, n. 121, p. 207)
Bibliografia
Vitali M. (a cura di)
Romolo Liverani scenografo
Faenza
Fratelli Lega Editori
1990
Bibliografia
Vitali M. (a cura di)
Romolo Liverani e Faenza: un album inedito
Faenza
Tipografia Faentina Editrice
2021
pp. 141 p.
pp. 13-19