
loc. Masarè
mulino ad acqua a ruota orizzontale
secolo: XVI
contesto naturale: montagna
Durante il sopraluogo non è stata concessa l’autorizzazione alla visione delle strutture che fanno parte del complesso rurale, all’ interno del quale si trovava l’edificio che ospitava il mulino. Le immagini sono state quindi acquisite da drone. Si tratta di un volume di modeste dimensioni costruito, interamente in pietra locale posto al limite NO dell’impianto rurale. Si sviluppa su una pianta rettangolare poggiata in parte controterra, così da ricavare lo spazio per la sala di ritrecine al piano inferiore e quello necessario al vano delle macine a quello superiore. L’accesso è disposto sulla facciata principale, sulla quale è presente anche una piccola apertura per aerare e dare luce al vano macine.
Evidenze rimaste Il mancato accesso alla struttura non ha consentito di verificare la presenza di impianti idrici e molitori, che sono tuttavia noti da bibliografia. Si tratta di un impianto idraulico composto da una ritrecine e una turbina posti a servizio di tre macine, dalle immagini di repertorio si comprende che tali meccanismi azionassero tre ruote orizzontali che consentivano la movimentazione di altrettante mole, queste situate al di sopra di una piattaforma realizzata in laterizio e marcata da pilastrini sui quali poggiano tre volte a botte a sesto ribassato. Al di sopra sono poste le macine, ancora con la loro corona in metallo. Tutte possiedono ancora la relativa tramoggia con i suoi meccanismi di movimentazione. Soltanto due hanno invece ancora i cassoni per la raccolta del macinato. Al di sotto di questi ultimi, si riconoscono i meccanismi a vite necessari alla regolazione del grado di macinatura. Due strette scalette consentono di raggiungere gli anditi impiegati per il carico delle tramogge. Si può infine ancora osservare la grande pinza metallica per il sollevamento delle macine durante l’operazione di battitura.
Insediamento e paesaggio
Il mulino è inserito in un complesso rurale a corpi aggregati e separati, inizialmente in proprietà della chiesa di Labante e dell'Abbazia di Santo Stefano successivamente (anni Trenta-Quaranta del Novecento), passato al mugnaio Giuseppe Dondarini padre di Franco, attuale proprietario del mulino delle Rovine. Il borgo rurale è tutt'ora composto dall'opificio, dalla casa del mugnaio, da un forno e da una stalla/fienile.
Si trova alla confluenza valliva del torrente, ricoperta di vegetazione, aprendosi verso area prativa e affacciandosi, su questo alto, alla strada locale.
Fonte: G. Medici, B. Sidoli, F. Venturini, Là dove scorre il Reno. Antichi opifici nelle zone di Marzabotto, Vergato, Castel d'Aiano, 2014, p. 127-132.
Insediamento e paesaggio Il mulino si trova sulla destra orografica del torrente Aneva, in una zona della vallata aperta a settentrione e delimitata a meridione da un intricato sistema di alture su cui si estende vegetazione boschiva ad alto fusto. Poco distanti dalla struttura sono situate l'Abbazia di Santo Stefano e la Chiesa di Santa Maria di Labante a cui, in origine, afferiva il complesso rurale.