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Fagus silvatica L.

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Lago di Pratignano
Fanano (MO)

albero singolo

Famiglia: Fagaceae

Provvedimento di tutela
Albero Monumentale d’Italia D.M. 0490928 del 18-09-2023

n. 02//D486/MO/08
n. MOD486SXXX803

Siamo nel Parco Regionale dell’Alto Appennino Modenese, ad oltre 1300 metri s.l.m., in prossimità del Lago di Pratignano.
Da questo punto si gode di una vista panoramica eccezionale; con lo sguardo verso Sud, sulla sinistra la cima del Corno alle Scale, contrassegnata dalla grande croce in metallo in vetta a 1950 m. s.l.m.; sulla destra la cima più alta dell’Appennino Tosco-Emiliano, il Monte Cimone 2165 m. s.l.m.; intorno cime, crinali, valli, boschi a perdita d’occhio, in un panorama ampio, aperto che trasmette senso di vastità, elevazione, di libertà per lo sguardo e la mente.
Siamo in una zona molto frequentata da escursionisti, che salgono fino al Lago di Pratignano, a circa 10 Km. dal centro di Fanano, raggiungibile con una strada solo in parte asfaltata e non certo agevole soprattutto negli ultimi Km.
Si tratta di un bacino di origine glaciale e scarsa profondità, minore di 2 metri; più che un lago può essere considerato come una zona umida; nei periodi di siccità l’acqua può addirittura scomparire; è un importante biotopo per la vegetazione palustre in quanto ospita una rarità botanica, la Drosera rotundifolia, una piccola rarissima pianta carnivora che si nutre di insetti.
Attorno al Lago di Pratignano si alternano prati e boschi di Faggio; e proprio al limitare del bosco era già stato individuato e tutelato come Albero Monumentale d’Italia un grande Faggio (contrassegnato con codice ministeriale 01/D486/MO/08).
Successivamente sono stati identificati anche altri 2 esemplari di Faggio di grandi dimensioni e di grande interesse in quanto testimoni del ciclo vegetativo di questa specie in diverse fasi della maturità della loro vita.
Si tratta del Faggio illustrato dalla presente scheda (02/D486/MO/08) e di quello che, presentato in una scheda successiva, corrisponde al codice 03/D486/MO/08.
I 3 Faggi vanno “letti” insieme in un’ottica di successione cronologica delle fasi di invecchiamento dei grandi Faggi in età matura; l’esemplare contrassegnato dal codice 02/D486/MO/08 rappresenta una fase più avanzata rispetto allo 01/D486/MO/08 in quanto manifesta una maggiore riduzione della maestosità e del volume della chioma, un maggior grado di invecchiamento e degrado della struttura del tronco, ha perso parte delle branche principali e sui suoi tessuti compaiono le mensole di funghi agenti di carie del legno, segnali di degrado progressivo dei tessuti interni. Ma l’albero conserva ancora una struttura possente, 21,5 m. di altezza e 565 centimetri di circonferenza del tronco.
Segni di una fase ancora più avanzata di invecchiamento sono evidenti nel 3° Faggio (03/D486/MO/08).
Stiamo parlando della specie arborea più diffusa nella fascia montana (900-1.000 m.) dei rilievi appenninici e che si spinge in altitudine fino al limite della vegetazione arborea.
Ha una grande capacità di crescita, continuando anche in età avanzata ad aumentare la propria massa, un accrescimento lento ed è molto longeva.
Ama l’ombra e la semioscurità; le faggete con le loro dense chiome formano un’ombra compatta che ricopre completamente il suolo contrastando la crescita delle altre piante.
In Italia sono presenti diverse faggete antiche considerate dal 2012 patrimonio dell’umanità dall’UNESCO; tra queste nella nostra regione si segnala la Riserva Naturale di Sasso Fratino all’interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.

Dove si trova

Lago di Pratignano

Fanano (MO)

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