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Mulino Tabello

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Viano (RE)

loc. La Gargola

mulino ad acqua a ruota orizzontale

secolo: XIX

contesto naturale: pianura

stato del bene: in uso
proprietà privata
accesso: non aperto al pubblico

L'edificio che ospitava il mulino è interamente costruito in pietra locale e si sviluppa in un volume compatto di forma rettangolare, con la presenza di un corpo a torre posto nell'angolo SO. Non vi è più traccia degli impianti molitori, ma si conserva traccia del canale di carico e di scarico. L'edificio, nonostante sia oggi ancora abitato, si presenta in pessimo stato di conservazione dovuto anche alla recente alluvione che ha portato alla rottura degli argini del torrente. Caratteristica della facciata è la divisione in due parti separate da una scala di accesso, che permetteva di raggiungere due unità tra loro speculari. A sinistra si trovava la casa del mugnaio, a destra, da quanto si è appreso in loco, le strutture del mulino.

Evidenze rimaste Dell'impianto idraulico resta traccia del canale di carico oggi completamente invaso da vegetazione ad alto fusto, ma ancora osservabile dalle foto da drone.

Insediamento e paesaggio Il mulino con casa del mugnaio, che versa oggi in stato di degrado, fa parte di un piccolo complesso rurale a corpi aggregati e separati, in arae prativa. L'area, pressochè isolata, comprende un ulteriore edificio rurale oggi avente funzione di abitazione.

Insediamento e paesaggio Il mulino è situato nei pressi del torrente Tresinaro da cui prelevava le acque per il suo funzionamento. Il paesaggio entro cui insiste la struttura è caratterizzato da deboli e forti pendii, sui quali si estendono distese prative che si alternano a campi messi a coltivazione.

Sistema idraulico conservato canale di carico
Sistema idraulico conservato canale di scarico
Notizie storiche Il mulino è ricordato in un atto del 1632 che ricorda il mugnaio della Valle Bartolomeo del già Cesare Richini. Riferimenti al mulino vi sono poi agli inizi del XIX secolo e nella Carta Idrografica d'Italia del 1888. L'attività è cessata alla fine degli anni '50.

Fonte: IBC – Insediamento storico e beni culturali, Appennino reggiano, 1988, p. 382
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