
mulino ad acqua a ruota orizzontale
secolo: XVIII
contesto naturale: collina
Il complesso all'interno del quale era ospitato il mulino si compone di due nuclei di differente altezza tra loro adiacenti e uniti: quello di maggiore elevazione era destinato a stalla/fienile con gelosie per l'areazione; l'altro includeva invece sia l'impianto molitorio che la casa del mugnaio.
Questi due nuclei sono separati da un vano d'ingresso aperto in facciata con funzione distributiva.
I volumi realizzati verso oriente sono costruiti seguendo l'orografia del terreno che digrada verso il torrente posto a pochi metri a valle. Le murature di questa parte di struttura risultano pesantemente risarcite con laterizi che hanno evidentemente integrato parti distrutte dell'edificio che era originariamente costruito interamente in pietra locale.
All'estrema parte orientale della struttura, guardando alla facciata, si trova un breve vano che anticipa e ripara l'accesso alla sala delle macine. Tale accesso è chiuso da una porta con ante in legno, al di sopra della quale è stato scritto a pennarello il nome del mulino. Si nota inoltre l'incisione della raffigurazione di una macina.
Al di là della porta sono ancora visibili i resti di una delle macine servite dall'impianto idraulico a ruota orizzontale.
Evidenze rimaste
Rispetto alla facciata all'estrema parte orientale dell'edificio, è presente una scala che conduce a uno dei due vani di ritrecine. Si tratta di una sala coperta da una volta a botte a sesto ribassato, all'interno della quale si osservano ancora i fori passanti per l'alloggiamento dei due alberi e dei relativi meccanismi di manovra e regolazione del flusso delle acque e del grado di macinatura.
Sul pavimento si osservano resti di una delle due banchine e una barra metallica che componeva l'anima di uno dei due alberi.
Su una parete si possono ancora osservare i fori per l'alloggiamento delle docce. Sul retro dell'edificio si nota una grata metallica nera posta a riparare due docce lignee, che sono evidentemente da attribuire a una seconda sala di ritrecine, posta a una quota più elevata rispetto a quella sopra descritta. Non è stato possibile accedere a quest'ultima a causa della chiusura di tutti gli ingressi.
Dei meccanismi molitori resta soltanto il basamento in pietra di una delle macine, insieme a una parte dell'intelaiatura lignea che la separava dalle altre macine, oggi scomparse.
Al di sopra del basamento, si può ancora osservare la copertura in legno della macina di sopra e della macina di sotto con, sospesa al di sopra, la tramoggia con i suoi meccanismi di azionamento.
Davanti allo stesso basamento è stata invece posizionata, appoggiata al muro, una delle macine di sotto. Un foro sul pavimento segnala il punto dove era collocato il meccanismo a vite che consentiva la movimentazione della sottostante banchina.
Non è possibile accedere al secondo vano macine servito dalle due docce riparate dalla grata metallica.
Insediamento e paesaggio
L'insediamento si trova in area prativa e con alberature sparse, comprensiva di un muretto basso a terrazzamento per rendere pianeggiante l'area di pertinenza.
Il mulino ha subito interventi di ristrutturazione di tipo conservativo che ne hanno in parte modificato la morfologia originaria. Il complesso oggi visibile risulta composto dall'antico opificio (che ha ormai assunto caratteristiche residenziali) e da una originaria stalla/fienile, ora adibiti a deposito.
Insediamento e paesaggio
Il mulino è situato nei pressi dell'ansa del torrente Tresinaro da cui prelevava le acque per l'attivazione delle macine.
L'area entro cui insiste la struttura, in zona prativa, si trova appunto alla base della parete rocciosa ad afiteatro, alla base della quale scorre l'ansa del torrente e che divide le due valli.
La zona è caratterizzata dalla presenza di un sistema di alture che marca il paesaggio a settentrione. Tali alture presentano vegetazione ad alto fusto che si estende dalle pendici alle sommità. La medesima vegetazione interessa la zona circostante la struttura.