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Mulino di Gombola

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Polinago (MO)

mulino ad acqua a ruota orizzontale e verticale

secolo: XIX

contesto naturale: collina

stato del bene: in uso
proprietà privata
accesso: apertura regolare

Il mulino si trova in un edificio posto all'interno di un piccolo aggregato rurale. Risale al XIX secolo e il suo funziomento è uno dei pochi della zona ancora in attività.
Gli impianti molitori, azionati sia da una ruota verticale che da ritrecine, si trovano nel volume di maggiori dimensioni che risulta interamente costruito in pietra locale. Si tratta di un nucleo disposto su una pianta di forma irregolare e composta da differenti volumi con diversa altezza. La struttura è raggiunta dal canale di carico che alimenta una prima botte posta sul retro dell'edificio. Al contrario di altri casi, tale botte è posta lungo il lato e non realizzato controterra. Questa caratteristica restituisce un aspetto imponente alla parte di edificio rivolta verso valle. Sul versane opposto, si trovano gli accessi che immettono direttamente ai piani superiori. Nel suo insieme la struttura risulta di importanti dimensioni. La presenza di un nucleo principale con angolature in pietra e di altri due volumi con angolature in laterizio sembra indicare una storia edilizia articolata in diverse fasi costruttive, forse da connettere a un ampliamento delle attività molitorie.

Evidenze rimaste Il mulino è ancora oggi in parte utilizzato. Si compone infatti di due differenti sistemi idraulici e molitori. Il primo, quello ancora utilizzato, è composto da una sala di ritrecine alimentata dalla grande botte che viene raggiunta da un lungo canale di carico, che è ancora possibile seguire per la sua intera estensione. Tale botte ha uno sfioratore del troppo pieno che riconduce le acque al torrente Rossenna, bypassando la vasca di caduta dell'acqua impiegata per il funzionamento della grande ruota verticale.
Dalla botte, l'acqua viene condotta alla sala di ritrecine dove sono ancora presenti sia i due alberi con relativi catini; sia le docce con i relativi sistemi di chiusura e di apertura. Una è ancora totalmente in legno, l'altra in metallo con pale rettangolari a taglio.
Al di sotto di entrambe si osservano le banchine utili alla regolazione del grado di macinatura. Anche in questo caso, sono ancora presenti i meccanismi a vite che ne consentivano la manovra. Lo sfogo per l'acqua del vano di ritrecine conduce quest'ultima al canale di scarico che si connette alla vasca di raccolta relativa alla ruota verticale. Da qui si ricongiunge al canale relativo al sopracitato troppo pieno della botte. Poco prima si osserva, connesso direttamente al canale di carico, l'attacco della lunga doccia metallica che serve la grande ruota incassata sul retro dell'edificio. Tale ruota presenta ancora sia il mozzo dell'albero che l'albero stesso al quale sono connessi i raggi posti a sostegno del tamburo con le cassette. La parte interna dell'albero conserva ancora i lubecchi e i rocchetti necessari per trasformare il moto verticale in orizzontale e attivare così le tre macine poste nel vano superiore. L'acqua utilizzata dalla ruota viene raccolta nella vasca sottostante la quale, grazie al canale di scarico, riconduce le acque al torrente Rossenna dopo essersi riunite a quelle dello sfioratore del troppo pieno della botte e a quelle della sala di ritrecine.

Ai due sistemi idraulici corrispondono altrettanti impianti molitori. Quello collegato alle ritrecine è composto da due macine poste al di sopra di un basamento realizzato in pietra. Questo impianto è ancora attivo, ed è formato da due macine nella loro corona lignea con dinanzi i cassoni dello stesso materiale per la raccolta del macinato. Sempre in legno sono le due tramogge con i loro sistemi di movimentazione e di aperture. Un breve andito posto tra le due permette di raggiungere per le operazioni di carico. Ai loro piedi si osservano le ruote che consentono di utilizzare il meccanismo a vite che movimenta le sottostanti banchine al fine di regolare il grado di macinatura. Il vano delle macine servito dalla grande ruota verticale presenta delle pareti con ampi superfici coperte da fuliggine.
Si osservano inoltre alcuni legni, facenti parte delle intelaiature delle macine, del tutto o in parte carbonizzati. Si tratta evidentemente del risultato di un incendio che ha deteminato l'abbandono dell'impianto molitorio. Tale impianto era costituito da tre macine ancora presenti e poste al di sopra di quanto resta delle relative intelaiature lignee. Tali intelaiature sorgevano al di sopra di una struttura dello stesso materiale che lasciava lo spazio per il posizionamento dei punti di manovra dei meccanismi a vite che regolavano i sottostanti impianti idraulici.

Insediamento e paesaggio La struttura si trova in area prativa in leggero declivio. Essa, ristrutturata, conserva la morfologia originaria del complesso e, in ottimo stato, buona parte degli antichi impianti.
Vi si trova anche, limitrofo al mulino e alla casa del mugnaio, un edificio rurale il quale, originariamente, aveva funzione di stalla, in un complesso aperto.

Insediamento e paesaggio Il mulino sorge sulla sinistra orografica del fiume Secchia, dal quale prelevava le acque per il suo funzionamento, entro l'area valliva scavata dalla sua azione erosiva.
Il paesaggio circostante è marcato dalla presenza di un sistema di alture caratterizzate dalla presenza di vegetazione ad alto fusto. Medesima vegetazione è situata nella zona circostante la struttura.

Impianto molitorio conservato macina di sopra
Impianto molitorio conservato macina di sotto
Impianto molitorio conservato cerchio di ferro
Impianto molitorio conservato occhio della macina
Impianto molitorio conservato albero trasmissione
Impianto molitorio conservato tramoggia
Impianto molitorio conservato cassettone
Impianto molitorio conservato regolatore a vite
Impianto molitorio conservato banchina
Impianto molitorio conservato albero idraulico
Impianto molitorio conservato pale/catini
Sistema idraulico conservato canale di carico
Sistema idraulico conservato canale di scarico
Sistema idraulico conservato vano ritrecine
Sistema idraulico conservato vano macine
Sistema idraulico conservato botte
Sistema idraulico conservato chiusa canale
Sistema idraulico conservato doccia
Sistema idraulico conservato ruota verticale
Sistema idraulico conservato sfioratore troppo pieno
Sistema idraulico conservato canale di smistamento
Sistema idraulico conservato chiusa della doccia
Notizie storiche Nel 1822 la famiglia Veratti iniziò a costruire un sistema di canalizzazione e chiuse per far arrivare l’acqua dalle Piane di Mocogno e Pavullo fino al paese di Gombola; in questo modo nasce il mulino di Gombola. Ad oggi l'opificio è gestito da Diego Veratti.

Qui si legge che: "[…] di recente ha subito un incendio che ha bruciato gran parte dell'interno del mulino, conseguentemente è stato ristrutturato per permettere al mugniaio Diego Veratti (simpaticamente chiamato Cioppi dagli abitanti di Gombola) di continuare a vivere e lavorare all'interno di esso come fecero i suoi genitori prima di lui.
Attualmente il mulino è tornato in funzione usando una macina secondaria poichè la ruota è in disuso da alcuni anni.

Fonte: https://aiams.eu/mill/mulino-di-gombola/

L'origine del mulino che risulta databile al XIX secolo si riscontra in: https://www.comune.polinago.mo.it/Guidaalpaese?IDDettaglio=39282
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