
loc. Trasasso
mulino ad acqua a ruota orizzontale
secolo: XIX
contesto naturale: montagna
L’edificio che ospitava il mulino, interamente realizzato in pietra locale, è stato trasformato in una struttura ricettiva all’interno della quale sono state musealizzati i vecchi meccanismi molitori. Il complesso è evidentemente il frutto di un’aggregazione di due distinti volumi costruiti in tempi differenti in modo da dare una forma irregolare e disporsi su diverse quote che risultano digradanti in direzione del letto del torrente che ne alimentava la grande botte visibile ancora oggi sul lato lungo dell’edificio. L’impianto originario del complesso presenta una piccola corte a forma di U con funzione distributiva: vi si trovano infatti sia l’ingresso alle parti abitative sia quello alla prima sala delle macine. Entrambi questi accessi sono posti al di sotto di una tettoia che ripara al contempo anche la scala in pietra di servizio (oggi protetta con una grata metallica) diretta al vano di ritrecine dove è ancora possibile osservare alcuni degli originari meccanismi idraulici. Nel volume opposto alla tettoia è invece una seconda sala delle macine raggiunta da un salto interno all’edificio realizzato sfruttando il salto di quota presente tra i due corpi edilizi. L’accesso è situato sul versante verso valle ed è composto da una piccola porta architravata che immette direttamente nei due vani dove sono ancora conservati i resti di due macine e di un bancone che ne doveva sostenere altrettante (v. scheda completa). Sullo stesso lato dell’edificio è possibile osservare la targa che ne ricorda il restauro avvenuto grazie alla concessione di fondi europei. Per tale ragione il complesso risulta in ottimo stato di conservazione e, nel complesso, permette ancora l’osservazione delle sue caratteristiche originarie, tra le quali un’ordinata disposizione delle luci che risultano tutte marcate da una cornice in pietra che è, in alcuni casi, sormontata da un piccolo arco di scarico in pietra. Si distaccano da questa tipologia le aperture poste nel volume posto, in aggiunta, sul retro. Si tratta di un corpo realizzato a scaletta e composto da due spazi che hanno evidentemente aggiunto parti abitative. Le aperture risultano infatti di maggior ampiezza e sono posizionate, come mostra la porta-finestra aperta sul piano superiore, in modo da garantire una maggior luce agli spazi interni. Nell’edificio così composto nacque, nel 1914, Don Ubaldo Sazzini il quale perse la vita durante la Seconda guerra mondiale (8.9.1944) “immolatosi consapevolmente per soccorrere i fratelli”. Una targa posta sul fronte del complesso il 3 ottobre 1987 ne ricorda il gesto.
Evidenze rimaste Macina in pietra utilizzata come decorazione recante l'iscrizione "8 Settembre 2014; nel centenario della nascita e nel settantesimo della morte nipoti e parenti ricordano don Ubaldo affinchè il suo sacrificio resti a perenne memoria".
Insediamento e paesaggio
Il mulino risulta aver subito interventi di ristrutturazione che hanno comportato la sua trasformazione in struttura ricettiva. Nonostante questi interventi la struttura risulta aver conservato le sue caratteristiche originarie. Alcuni suoi meccanismi sono oggi musealizzati.
È presente anche un edificio adibito a stalla, strettamente legato al mulino, che insieme ad esso forma un piccolo aggregato rurale.
Insediamento e paesaggio Il mulino è situato nell'alta val di Setta, nei pressi del rio del Piattello da cui il mulino prelevava le acque per il suo funzionamento. La struttura è inserita in un'area di lieve pendio inserita entro un sistema di alture che marca il paesaggio a meridione. Tali alture sono interessate dalla presenza di vegetazione boschiva che si espande progressivamente occupando la zona immediatamente a oriente e meridione.