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Copia di GS000135_A
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Copia di GS000135_B
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Pia donna

Copia di GS000135_A
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Copia di GS000135_B
Copia di GS000135_B
sede centrale: via dei Servi 21; sede storica: via Belle Arti 16 – Modena (MO)

ambito modenese

calco

gesso/ calco/ a tasselli
cm
57(a) 22(la)
piedistallo modanato in gesso: h 13
sec. XIX (1810 – 1866)

busto di figura femminile con volto girato verso destra. Lo sguardo è rivolto in basso con espressione quasi malinconica e le labbra sono dischiuse a suggerire un grido di dolore. Il volto è di una bellezza idealizzata classica. L’abito e il velo che indossa la pia donna sono impreziositi da un ricercato panneggio e la loro foggia rimanda al XVI secolo. Molto elaborata e accurata risulta la definizione della capigliatura. Il calco riproduce, solo nella parte anteriore, il busto di una delle Pie donne che circondano la Madonna, specificamente la figura che si trova a destra della Vergine. Il busto poggia su di un piedistallo.

Antonio Begarelli eseguì il celebre gruppo scultoreo della “Deposizione di Cristo dalla croce” negli anni 1527-1531 su commissione dei frati francescani della chiesa di Santa Cecilia di Modena. Pochi anni dopo l’opera fu trasferita nella chiesa di Santa Margherita. A causa della soppressione e conseguente chiusura del luogo di culto, durante l’occupazione francese, alla fine del XVIII secolo, la “Deposizione” fu sistemata presso l’ Accademia Atestina di Belle Arti, in una nicchia realizzata per l’occasione “in fondo alla loggia terrena”. Durante il soggiorno in Accademia il gruppo fu sottoposto a interventi di restauro ad opera di Michelangelo Borghi, professore di scultura, e in seguito di Luigi Righi, famoso plasticatore. Nel 1828 la Deposizione fu spostata nella sua attuale sede, la Chiesa di San Francesco.
La realizzazione del calco in esame, come pure degli altri conservati nella gipsoteca modenese (GS000136, GS000137) potrebbe risalire al periodo in cui il gruppo del Begarelli era ricoverato in Accademia, forse in relazione ai ricordati interventi di restauro; comunque prima del 1866, quando tre "maschere diverse in gesso dal Begarelli" sono menzionate nel "magazzeno di prospettiva e di paesaggio" dall' “Inventario generale dei mobili ed oggetti appartenenti alla R. Accademia Modenese delle Belle Arti ed esistenti al 31 Dicembre 1866”.

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