
Böhler
attiva dal 1870
cannone controcarro
Cannone anticarro austriaco 47/32 (calibro mm 47). Chiamato più comunemente "Elefantino" era usato durante la Seconda guerra mondiale dal Regio Esercito come arma d'accompagnamento, con cui garantire alla fanteria maggiore potenza di fuoco anche contro mezzi blindati. Privo di numerose parti, anche del meccanismo di sparo.
La canna era in acciaio è unita alla slitta da un chiavistello e con l'otturatore a cuneo trasversale pesava 78 kg. Il congegno di sparo si riarmava aprendo l'otturatore, oppure a mano per mezzo di apposita leva. Disponeva di un freno di sparo idraulico e di un recuperatore a molla. L'affusto del tipo a deformazione, era montato su due ruote gommate. Posteriormente, erano presenti due gambe di trasporto divaricabili e smontabili per il someggio, provviste di vomeri. L'alzo era a cannocchiale panoramico a doppia graduazione ed era applicato all'orecchione sinistro. Le ruote, a disco in acciaio, montano semipneumatici ed hanno una carreggiata di 1,02 m. La messa in batteria prevedeva la rimozione delle ruote e l'abbassamento di una piastra fissata sotto all'affusto, in modo che l'arma fosse stabilizzata su tre punti, ovvero la piastra anteriore e i vomeri posti alle estremità delle gambe. Il pezzo inoltre era scomponibile in 4 elementi (bocca da fuoco, code e ruote, affusto, slitta e culla) e someggiabile. Poteva essere trainato con un solo animale, con un trattore cingolato oppure, in caso di necessità, spostato per brevi tratti dagli stessi serventi. Dopo una sperimentazione con il trattore d'artiglieria Fiat-OCI 708 CM, una specifica circolare del 1942 vietava il traino meccanico, a causa delle debolezze dell'affusto emerse durante le operazioni belliche. Il pezzo, quindi poteva essere autoportato sul pianale di autocarri, oppure trainato da un mulo o (per brevi tratti) a braccia, oppure someggiato. In quest'ultimo caso veniva scomposto in 8 carichi.
Il 47/32 Mod. 35/36, quello del nostro esemplare, basato sul progetto originale, era equipaggiato con pneumatici rigidi e sprovvisto di sospensioni.
Il 47/32 fu il pezzo anticarro più diffuso nel Regio Esercito durante la seconda guerra mondiale. Progettato e realizzato dalla ditta austriaca Böhler durante gli anni '30, fu pensato per sostituire il cannone 65/17 Mod. 1908/1913 con un'arma da accompagnamento più leggera e maneggevole. Inizialmente, 276 pezzi furono realizzati e acquistati direttamente dalla Böhler, mentre la grande maggioranza venne poi realizzata su licenza da diverse ditte ed arsenali italiani. A questi si aggiunge anche un lotto di 36 K.n. olandesi. Entrò in servizio nel 1937 e divenne l'arma anticarro standard del Regio Esercito. Durante la guerra civile spagnola, trenta pezzi vennero inviati alla Divisione "Littorio" per la valutazione, dimostrando un'altissima precisione nel tiro e una penetrazione sufficiente per immobilizzare i carri allora in servizio. Per contro, la messa in batteria richiedeva troppo tempo, riducendone l'efficacia nella lotta anticarro.
Nel 1940, secondo l'ordinamento del Regio Esercito, venne assegnata una batteria di otto cannoni da 47/32 ad ogni reggimento di fanteria e una ad ogni divisione di fanteria. Una seconda batteria di 47/32, su 4 plotoni di 2 armi ciascuno, era assegnata ai reggimenti di Bersaglieri in forza alle divisioni corazzate. Per contrastare i mezzi blindati avversari fu distribuito alla 3ª Divisione alpina "Julia", 4ª Divisione alpina "Cuneense" e 2ª Divisione alpina "Tridentina" (due plotoni nella compagnia armi accompagnamento di ogni battaglione). Nel 1941, l'esercito cominciò a formare battaglioni anticarro indipendenti, assegnati a livello di corpo d'armata o di divisione. Tra il 1941 e il 1942, i battaglioni di fanteria e di Bersaglieri delle divisioni motorizzate e corazzate e di alcune divisioni di fanteria furono rafforzati con uno, due o tre plotoni su 4 cannoni da 47/32. Il cannone da 47/32 era inoltre l'arma di calibro maggiore assegnata alle divisioni paracadutisti: ciascuno dei tre reggimenti paracadutisti della 184ª Divisione paracadutisti "Nembo" e della 185ª Divisione paracadutisti "Folgore" aveva in organico un plotone d'accompagnamento su 6 pezzi, mentre ognuno dei due reggimenti di artiglieria divisionali era basato su 3 gruppi di 2 batterie ciascuno tutti armati con il 47/32. Similmente, la 80ª divisione aviotrasportabile "La Spezia", a causa del particolare mezzo di trasporto, per la componente di artiglieria era dotata unicamente dei 47/32, distribuiti tra il battaglione anticarro divisionale ed i plotoni di accompagnamento.
Utilizzato su tutti i fronti, era in assoluto il pezzo di artiglieria più diffuso tra i reparti del Regio Esercito. Oltre al pezzo campale, la bocca da fuoco costituiva l'armamento principale dei carri armati M13/40 e M14/41, del semovente d'artiglieria L40. In Africa settentrionale fu installato sulle camionette desertiche Fiat-SPA AS42 "Sahariana", AS37 e AS43, oltre ad essere sperimentato sull'autoblindo AB41; in questa configurazione di autocannone risultò particolarmente efficace negli immensi spazi della Libia e dell'Egitto. Il cannone armava anche i reparti della MVSN, il 1º Reggimento "San Marco" della Regia Marina, il Regi corpi truppe coloniali e la 1ª Divisione croata. Pezzi catturati durante la campagna del Nordafrica furono impiegati dalle truppe del Commonwealth, come ad esempio sull'autoblindo Marmon-Herrington Armoured Car.
Tuttavia, il rapido ispessimento delle corazze dei corazzati e l'entrata in scena di carri di produzione americana, quali Sherman e M3 Lee/Grant, lo resero inefficace, nonostante le munizioni EP mantenessero ancora una certa efficacia. Però ne vennero distribuite un numero molto basso, costringendo i serventi a utilizzare normali munizioni HE. Difatti, il pezzo era stato pensato principalmente come accompagnamento e non come anticarro; di conseguenza, erano state prodotte, soprattutto a inizio conflitto, pochissime munizioni perforanti. Con l'Armistizio di Cassibile e lo sbandamento delle forze armate, i 47/32 andarono ad armare sia le truppe del Regno del Sud sia le divisioni "Italia", "Littorio", "San Marco", "Monterosa", "Nembo" e i reggimenti alpini "Tagliamento" e "Montenero" dell'Esercito Nazionale Repubblicano. Anche la Wehrmacht impiegò il pezzo, ridenominandolo "4,7 cm PaK-177 (i)". Dopo la guerra, il 47/32 servì per alcuni anni nel neonato Esercito Italiano, mentre all'estero trovò ancora impiego nella guerra arabo-israeliana del 1948. Questo cannone è stato anche utilizzato all'interno delle camere di combattimento di molti bunker del Vallo Alpino del Littorio come arma controcarro in sostituzione del cannone 57/43 Mod. 1887.
Era in progetto, ma non vide mai luce, di sostituire il 47/32 con un pezzo d'accompagnamento a corto raggio di calibro 75/22, che riutilizzava lo stesso affusto ma aveva il vantaggio di usare le munizioni da 75 mm esistenti all'epoca.