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Copia di GS000013
Copia di GS000013

Castore e Polluce

Copia di GS000013
Copia di GS000013
sede centrale: via dei Servi 21; sede storica: via Belle Arti 16 – Modena (MO)

ambito di Carrara, Toscana

calco

gesso/ calco/ a tasselli
cm
161(a) 103(la)
base quadrangolare in legno: 12 x 59 x 111
sec. XIX (1800 – 1812)

n. 725

la scultura raffigura due giovani nudi in piedi, con la testa coronata d'alloro; il giovane di destra reca due fiaccole, una sollevata dietro le spalle, l'altra capovolta e appoggiata a un altare decorato; l'altro giovane si appoggia al compagno, cingendogli le spalle con il braccio sinistro, mentre nella mano destra (mancante nel calco) teneva una patera; alla destra del gruppo è una statuetta di kore su un basamento, che forse allude alla divinità a cui è dedicato il sacrificio. L'opera è una creazione eclettica realizzata per la committenza romana, ottenuta giustapponendo due prototipi di età differente: il giovane di destra deriva da modelli policletei, quello di sinistra si rifà invece a Prassitele per il ritmo sinuoso della figura e le gambe incrociate; l'immagine femminile di fianco è una ricostruzione arcaizzante basata su modelli del VI secolo.

documentata dal 1623 nella raccolta Ludovisi, l'opera originale passò in seguito in altre collezioni, fra cui quella della regina Cristina di Svezia; nel 1724 fu acquistata da Filippo V di Spagna che la collocò nel suo palazzo di campagna di S. Ildefonso, da cui il nome tradizionale del gruppo. Varie sono state le interpretazioni dei personaggi raffigurati, di volta in volta riconosciuti come i Dioscuri Castore e Polluce, mentre offrono un sacrificio a Persefone prima della loro separazione, o, secondo Winckelmann, Oreste e Pilade che sacrificano alla dea Artemide. A complicare l'esegesi del gruppo ha contribuito anche la testa del personaggio di sinistra che è un ritratto di Antinoo, e che, secondo alcuni studiosi, fu adattata in età adrianea al posto della testa originaria: se fosse vera questa ricostruzione, l'opera costituirebbe un monumento commemorativo del giovane amato da Adriano. Questa ipotesi è però negata da coloro che vedono nella testa un'aggiunta moderna. La scultura fu da subito ammirata e riprodotta in vari formati e materiali, a cominciare da un calco eseguito per l'Accademia di Francia subito prima della partenza del gruppo per la Spagna.
Dai documenti di archivio apprendiamo che il calco modenese fu commissionato al prof. Mori di Carrara nel 1812 insieme a quelli del Laocoonte e del Germanico, e che i gessi, consegnati nello stesso anno, furono pagati con il ricavato della vendita di un certo quantitativo di armi confiscate dalle truppe francesi e depositate in Accademia (ricerca di archivio a cura di R. Ariuli). Diversamente dalla statua originale, la copia modenese presenta la fiaccola capovolta (lacunosa) come poggiante sul lato destro dell'altare; la stessa peculiarità si riscontra anche negli analoghi calchi dell'Accademia di Belle Arti di Bologna e dell'Accademia milanese di Brera, entrambi databili a inizi Ottocento.
Le superfici del gesso si presentano accuratamente levigate a imitazione del marmo, mentre non sono state stuccate e risultano quindi perfettamente visibili le linee di giunzione delle teste, che potevano così essere facilmente rimosse per essere replicate.
Il calco poggia su una base in legno dipinta in colore bianco in modo da farla sembrare di gesso, munita di quattro fori quadrati passanti, per inserirvi all'occorrenza due sbarre di ferro che ne permettevano il trasporto da un'aula all'altra dell'Accademia.

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