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Copia di GS000007
Copia di GS000007

Eros di Centocelle

Copia di GS000007
Copia di GS000007
sede centrale: via dei Servi 21; sede storica: via Belle Arti 16 – Modena (MO)

ambito italiano

calco

gesso/ calco/ a tasselli
cm
85(a)
base poligonale in gesso: largh. max 41; base quadrangolare in legno: 12 x 47 x 38
sec. XIX (1822 – 1825)

n. 96

il torso raffigura un giovane dal corpo efebico, il volto assorto e rivolto verso la spalla destra, la folta capigliatura di riccioli che scendono sulle spalle. L'atteggiamento malinconico e la mancanza di attributi specifici ne rendono incerto il riconoscimento: potrebbe trattarsi del dio dell'amore Eros, oppure di Thanatos, dio della morte, solitamente rappresentato con una fiaccola rovesciata.

la statua originale è una delle migliori copie pervenuteci di un tipo statuario greco databile fra il 370 e il 360 a.C., attribuito a Prassitele o alla sua cerchia; il nome dell'opera deriva dal luogo di ritrovamento nei dintorni di Roma: la tenuta di Centocelle, lungo l'antica via Labicana, dove in età romana sorgevano alcune ricche ville, alla cui decorazione probabilmente apparteneva la statua. Questa fu scoperta intorno al 1770 da Gavin Hamilton, pittore, scavatore e mercante d'arte, che la rivendette a papa Pio VI. Trasferita a Parigi in seguito alle spoliazioni napoleoniche, l'opera fu restituita nel 1815 per intervento di Canova.
Numerosi sono i calchi dell'opera, presenti nelle gipsoteche delle maggiori Accademie e musei, come esempio di grazia e perfezione anatomica. Il calco modenese fu acquisito probabilmente nei primi anni Venti dell'Ottocento, durante la direzione di Giovanni Pisani: infatti è ricordato nella "Distinta degli Studenti nella R. Accademia Atestina di Belle Arti che hanno dato saggio di profitto, e dei loro Lavori riconosciuti meritevoli dell'onore dell'Esposizione nel luglio dell'anno 1825", nella sezione "Studio di figura dai gessi", dove viene definito come "Genio del Vaticano"; con la stessa denominazione il calco è registrato nell'Inventario del 1866, mentre nell' "Inventario del materiale artistico" del 1909 è identificato erroneamente come torso di Diomede.

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