
Ferrara
Il museo fu istituito nel 1735 per volontà del marchese Ercole Bevilacqua, che donò alla città una stele romana di provenienza locale per festeggiare la sua rielezione a Giudice dei Savi. La collezione si ampliò significativamente tra il XVIII e i primi anni del XIX secolo, grazie alle donazioni di studiosi ed eruditi ferraresi, alle sistematiche campagne di distacchi dei marmi reimpiegati nelle chiese e nei monumenti cittadini e a nuove scoperte archeologiche, tra cui spiccano quelle dell'area del vicus di Voghenza. Nel corso dell'Ottocento alle epigrafi di età romana si aggiunsero iscrizioni medioevali e rinascimentali provenienti da diversi edifici religiosi e civili cittadini. L'eterogeneo complesso così formato fu successivamente diviso tra il Museo del Cattedrale, dove confluirono i reperti di età medievale provenienti dal Duomo, il Museo Lapidario di Casa Romei, in cui furono trasferite nel 1952 le opere medievali e rinascimentali, e la loggia e il cortile di Palazzo dei Diamanti, dove rimase la collezione romana. Quest’ultima fu infine trasferita nel 1984 all'interno della quattrocentesca chiesa di Santa Libera dove è ancora oggi esposta. La sequenza di steli, cippi e sarcofagi, in cui si riconoscono le influenze stilistiche venete e ravennate, costituisce la principale documentazione del popolamento romano del territorio del Delta del Po. Tra i materiali lapidei, si segnala in particolare la stele del medico Pupius (I sec. d.C.), liberto addetto al culto dell’imperatore, e il grande sarcofago degli Aurelii (III sec. d.C.) rinvenuto nel 1713 nell’area archeologica di Voghenza.
Pubblicazioni e cataloghi Gulinelli M.T., Il civico lapidario di Ferrara, guida, Musei Civici d'Arte Antica, Ferrara, 2015
Pubblicazioni e cataloghi Visser Travagli A. M., Per la storia del Lapidario di Ferrara: aspetti e problemi museologici di una raccolta civica, in Donati A. (a cura di), Il Museo Epigrafico, Faenza, 1984, pp. 355-373.
Pubblicazioni e cataloghi Visser Travagli A. M., Il Lapidario del Museo Civico di Ferrara, Firenze, 1983.
Storia dell’edificio La chiesa di Santa Libera, attuale sede del Lapidario, fu fatta erigere di fronte a Palazzo Schifanoia da Antonio Angelici nel XV secolo per i frati agostiniani dell’attiguo convento di Sant’Andrea. Utilizzata fino al 1596 come oratorio, fu poi venduta all’Arte dei muratori che provvide a restaurarla e abbellirla. Dopo l’invasione francese del 1796 la chiesa fu adibita ad usi impropri, divenendo magazzino, stalla, laboratorio e infine officina metallurgica fino al 1979, quando l’amministrazione comunale ne ha disposto il recupero e il restauro per destinarla a Museo Lapidario.