
Carpi
L'esistenza di questo museo a Carpi è dovuta alla presenza nella frazione di Fossoli, dal 1943 al 1944, di un campo di raccolta e di concentramento di prigionieri destinati alla deportazione. Sulle pareti vi sono graffiti di Picasso, Guttuso, Léger e Cagli. Il museo raccoglie inoltre oggetti, messaggi e lettere dei deportati. Nel cortile esterno sono collocate 16 stele sulle quali sono incisi i nomi di alcuni campi di concentramento nazisti.
Il Museo Monumento al Deportato politico e razziale nei campi di sterminio nazisti, progettato dallo studio BBPR, è inaugurato nel 1973. Ispirato ad una concezione antiretorica e fortemente simbolica, il Museo racconta in tredici sale il fenomeno della deportazione nella sua universalità di violenza dell’uomo sull’uomo. I linguaggi artistici e l’allestimento essenziale ed evocativo, coinvolgono il visitatore in un’esperienza fortemente emotiva.
II Museo Monumento è stato inaugurato a conclusione di un impegno assunto dal Comune già negli anni dell'immediato dopoguerra per onorare il ricordo delle vittime delle deportazioni nazifasciste. Infatti, a pochi chilometri dalla città, nella frazione di Fossoli, si trovava un campo di raccolta e transito degli italiani destinati a campi di sterminio. Il museo è situato in un'ala del pian terreno del Castello dei Pio. E' stato progettato (dopo un concorso internazionale) dallo studio dell'architetto Ludovico Belgiojoso (anch'esso internato) in una forma che "tende a creare – sono parole sue – un'emozione ancora valida a molti anni di distanza". Pochi gli oggetti, collocati al centro di ciascuna sala, scelti da Lica e Albe Steiner per la forza della loro capacità evocativa delle condizioni di vita nei campi di concentramento. Il Museo Monumento al Deportato è stato inaugurato nel 1973, ma la sua gestazione risale all’immediato secondo dopoguerra affinché rimanesse viva la memoria del sacrificio umano degli ebrei e dei combattenti durante la II Guerra Mondiale nel vicino Campo di Fossoli. Il progetto del Museo veniva espletato dal gruppo BBPR, ossia Belgioioso, Banfi, Peressutti e Rogers, in collaborazione con Renato Guttuso; la motivazione dell’assegnazione dei lavori a questo gruppo d’architetti veniva individuata, dall’amministrazione e dal comitato promotore, nella capacità di aver saputo concepire un museo privo di facile retorica e banali simbolismi. Collocato al piano terra del Castello, esso si sviluppa lungo tredici ambienti, alcuni dei quali affrescati con pertinenza al tema della pace e della Resistenza, commemorando i deportati, da Pablo Picasso, Emilio Longoni, Corrado Cagli, Fernand Legér e Renato Guttuso; e ai quali si alternano suggestivi e toccanti pensieri dei condannati a morte della Resistenza europea che, attraverso il graffito, sensibilizzano civilmente alla pace.
Nel 1999 il figlio del pittore milanese Aldo Carpi, lo scrittore Pinin, ha donato al Museo 150 opere del padre che ha vissuto e riportato visivamente le tragedie delle due guerre mondiali; in particolare Il diario di Gunsen, ritratti a disegno densi di pathos redatti con sintetico realismo fotografico, che narrano l’orrore prodotto dai lager nazisti negli uomini.
L’attività espositiva del Museo è indirizzata verso la continuità della memoria delle atrocità naziste quale memento e monito affinché non si possano riperpetrare nuovamente altre crudeltà; qui sono spesso realizzate mostre documentarie od artistiche, che abbiano uno stretto legame con la Resistenza, il sacrificio ebraico dell’Olocausto, della prigionia e delle distruzioni provocate dalla guerra come Monumenti in guerra 1943-45, gli alleati e i danni al patrimonio culturale in Emilia Romagna.
Il percorso espositivo si chiude con la Sala dei nomi: sui muri e sulle volte sono incisi, come nella sinagoga di Praga, i nomi di quattordicimila deportati italiani nei campi di concentramento nazisti. Nel cortile del museo i nomi di alcuni campi di concentramento nazisti sono incisi su sedici stele polidirezionate, alte sei metri, in forma di lapidi funerarie. Nel 1984 il comune di Carpi ha ottenuto dallo Stato la concessione dell'area dell'ex campo di Fossoli. In attesa dell'attuazione di un progetto di recupero del sito, è possibile visitare quanto rimane delle baracche, utilizzate fino agli anni Sessanta, occupate prima dalla comunità di Nomadelfia e poi dai profughi giuliani e dalmati.
Pubblicazioni e cataloghi Luppi M., Tamassia P. (a cura di), ll Museo monumento al deportato politico e razziale di Carpi e l'ex campo di Fossoli, Bologna, Bononia University Press, 2016
Pubblicazioni e cataloghi Losi M. (a cura di), Guida al Museo Monumento al Deportato politico e razziale di Carpi, Bologna Bononia University Press, 2016
Pubblicazioni e cataloghi Museo Monumento al Deportato politico e razziale nei campi di sterminio nazisti, in I musei di qualità della regione Emilia-Romagna 2010-2012, Bologna, Istituto per i Beni Artistici Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna, 2010, p. 56.
Pubblicazioni e cataloghi Collina C. (a cura di), I luoghi d'arte contemporanea in Emilia-Romagna: arti del Novecento e dopo – 2. ed. aggiornata, Bologna, Clueb, 2008.
Pubblicazioni e cataloghi Museo Monumento al Deportato, in i luoghi delle idee. Musei e Raccolte della provincia di Modena, Modena, Provincia, 2005, pp. 60-61.
Pubblicazioni e cataloghi Collina C. (a cura di), "I luoghi d'arte contemporanea in Emilia-Romagna: arti del Novecento e dopo", Bologna, Compositori, 2004, pp. 68-70
Pubblicazioni e cataloghi Tamassia P., Museo Monumento al Deportato, in Musei in Emilia Romagna, Bologna, Compositori, 2000, p. 61, n. 4.
Pubblicazioni e cataloghi Gibertoni R., Melodi A., Il campo di Fossoli e il Museo Monumento al Deportato di Carpi, in Matta T. (a cura di) "Un percorso della memoria. Guida ai luoghi della violenza nazista e fascista in Italia", Milano 1996, pp. 99-119.
Pubblicazioni e cataloghi Gibertoni R., Melodi A., Il Museo Monumento al Deportato a Carpi, Milano 1993.
Storia dell’edificio Il complesso del Palazzo dei Pio, comunemente chiamato Castello, si compone di una struttura stratificata con edifici databili fra l'epoca medievale e il XVII secolo. Delle origini, che risalgono al X/XI secolo, non rimangono tracce mentre l'aspetto attuale è determinato dalle modifiche e dai cambiamenti apportati dalla famiglia dei Pio, signori di Carpi dalla metà del XIV secolo. La successiva trasformazione in vera e propria dimora principesca si attua agli inizi del Cinquecento per opera di Alberto III, che adatta l'edificio ai modelli rinascimentali. Con la fine della signoria dei Pio la città di Carpi passa sotto gli Estensi ed il palazzo, abbandonato, perde progressivamente la sua funzione originaria in quanto adibito ad altri usi, carcere, magazzino, ufficio giudiziario e teatro. Solo dopo l'Unità d'Italia il palazzo, acquistato dal Municipio, è stato sottoposto ad una fase di recuperi che si sono protratti per tutto il secolo scorso.
Dati specifici Classe: Storia
Dati specifici Sottoclasse: Storico monografico
Dati specifici Sottoclasse: Resistenza e II Guerra Mondiale
Dati specifici Sottoclasse: Arte contemporanea storica (1900-1950)
Dati specifici Sottoclasse: Arte figurativa