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FOTO 1-Palazzo Schifanoia
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FOTO 2-Sala4
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Salone dei Mesi
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FOTO 4-Sala14
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FOTO 5-Sala21
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Ferrara

Musei Ferrara – Museo Schifanoia

FOTO 1-Palazzo Schifanoia
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Salone dei Mesi
Salone dei Mesi
FOTO 4-Sala14
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FOTO 5-Sala21
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Via Scandiana, 23 – Ferrara (FE)
Tel. 0532 244 949
Email: arteantica@comune.fe.it

Inaugurato nel 2021, Museo Schifanoia è composto da 850 metri quadrati, 21 sale, 250 opere circa tra sculture, dipinti, ceramiche, oggetti preziosi, medaglie e codici miniati. Fulcro del palazzo è il celeberrimo Salone dei Mesi, uno dei più grandi capolavori del Rinascimento europeo. ll percorso inizia nell’ala trecentesca: le prime sale contestualizzano il palazzo nel tessuto urbano e ripercorrono la storia del collezionismo che ha determinato la nascita del Museo Civico nel Settecento. Attraverso l’esposizione di ceramiche di raccolta e di scavo viene poi raccontata la vita quotidiana degli Este nella fase più antica di uso del palazzo, per poi focalizzarsi sulla figura di Leonello e sulla nascita dell’umanesimo a Ferrara. Dopo aver ammirato da vicino i frammenti di pitture murali trecentesche che decoravano quest’ala, la visita prosegue al piano nobile. Attraversato il Salone dei Mesi, le sale successive, riccamente decorate, documentano le età di Borso e di Ercole I d’Este e la straordinaria fioritura artistica e culturale della corte ferrarese, fino ad arrivare alla fatidica data del 1598, anno in cui il potere estense viene sostituito da quello pontificio. I numerosi mutamenti determinati dal cambio dell’autorità cittadina sono al centro della narrazione nelle ultime sale, collocate al piano terra, in cui numerosi dipinti sacri raccontano la Ferrara barocca, mentre le istanze classicistiche, civiche e illuministiche tipicamente settecentesche trovano una perfetta sintesi nell’esposizione di alcuni significativi oggetti della collezione del cardinale Gian Maria Riminaldi. Padre spirituale del Museo Civico, Riminaldi con la sua idea di “museo didattico” per la città, ricco di oggetti e testimonianze del passato, chiude in modo simbolico il percorso riallacciandosi alla nascita stessa dei Musei Civici raccontata nella prima sala.

Pubblicazioni e cataloghi

Mottola Molfino A., Natale M., Catalogo-Le Muse e il Principe, ARBE, 1991

Pubblicazioni e cataloghi Acqui F., Cristofori R.P., Museo Schifanoia, Guida, Musei di Arte Antica del Comune di Ferrara, 2024

Pubblicazioni e cataloghi Sassu G., Guida a Palazzo Schifanoia Ferrara, Musei Civici d'Arte Antica, Ferrara, 2010

Pubblicazioni e cataloghi Settis S., Cupperi W. (a cura di), Il Palazzo Schifanoia a Ferrara, Modena, F.C. Panini, 2007.

Pubblicazioni e cataloghi Guarino M., Museo Civico di Palazzo Schifanoia, in Musei in Emilia Romagna, Bologna, Compositori, 2000, p. 129-130, n. 19.

Pubblicazioni e cataloghi Visser Travagli A.M., Palazzo Schifanoia e palazzo Marfisa a Ferrara, Milano 1991

Pubblicazioni e cataloghi Varese R. (a cura di), Atlante di Schifanoia, Modena, Panini, 1989

Pubblicazioni e cataloghi Il Museo Civico di Ferrara. Donazioni e restauri, catalogo della mostra, Firenze 1985

Pubblicazioni e cataloghi Varese R., Il palazzo di Schifanoia, Specim-Fotocromo Emiliana, Bologna 1980

Pubblicazioni e cataloghi Magoni G.L., le cose non dette sui decani di Schifanoia. Una lettura astronomica, Ferrara, Accademia delle Scienze di Ferrara, 1977

Pubblicazioni e cataloghi Povoledo E., La sala teatrale a Ferrara da Pellegrino Prisciani a Ludovico Ariosto, “Bollettino del Centro Internazionale di Architettura Andrea Palladio”,16 (1974), pp. 105-128.

Storia dell’edificio L’origine di Palazzo Schifanoia è collocata dagli studiosi intorno al 1385, anno in cui Alberto V d’Este, marchese di Ferrara, avviò numerosi cantieri in città tra cui la perduta residenza di Belfiore e Palazzo Paradiso, oggi sede della Biblioteca Ariostea. Il palazzo, originariamente a forma di L e dotato di una grande loggia affacciata sul giardino, venne costruito al limite sud orientale della città, allora circondato da mura e lambito da diversi corsi d’acqua. Il suo ruolo era quello di “delizia”, ovvero un luogo privato dedicato al riposo, allo svago e al divertimento della casata d’Este e della corte, uno spazio in cui, appunto, “schivare, o schifare, la noia”. Il nucleo originario, posto nell’ala occidentale dell’attuale fabbricato, fu interessato da un primo ampliamento già nel 1391 e successivamente, sotto il governo di Leonello d’Este, oggetto di una nuova campagna decorativa. Dal 1451 il nuovo marchese Borso promosse un’espansione della città, ampliandola a sud est, allargando le mura e portando il palazzo ad assumere un ruolo cardine in questa area urbana. A partire dal 1466 Schifanoia si trasformò così in uno degli edifici più importanti della città, grazie soprattutto agli interventi affidati all’architetto di corte Pietro Benvenuto dagli Ordini. Al corpo di fabbrica venne infatti aggiunto un piano, che avrebbe ospitato lo straordinario Salone dei Mesi, e venne costruito un monumentale scalone di ingresso capace di collegare direttamente i giardini con il nuovo livello. L’intero complesso venne inoltre arricchito da un portale monumentale, ancora oggi principale ingresso al palazzo, da una merlatura ghibellina e da una ricca decorazione sulla facciata ad affresco a finti lacunari marmorei, ad oggi parzialmente visibile all’interno del percorso. Completato nel 1469, il palazzo fu nuovamente oggetto di modifiche durante il governo di Ercole I, il quale nel 1493 affidò a Biagio Rossetti un nuovo ampliamento e un generale ammodernamento decorativo. Eliminati i merli e aggiunto il cornicione in cotto, la residenza, dopo la morte del duca, fu oggetto di numerosi passaggi di proprietà: prima venne concessa a Sigismondo, poi al fratello di Alfonso I, Francesco, e infine alla figlia di questi, Marfisa. Il matrimonio di quest’ultima con Alderano Cybo segnò la definitiva uscita del palazzo dalle proprietà estense e l’inizio del declino della dimora che a partire dal 1582 venne ceduta in affitto a nobili famiglie ferraresi. Gli adattamenti alle esigenze degli affittuari, la mancata manutenzione e le parziali cessioni che si susseguirono per il secolo successivo intaccarono profondamente l’aspetto e lo stato dell’edificio. Il degrado aumentò tanto che nel 1703 si resero necessarie le prime demolizioni interne nonché l’eliminazione della loggia trecentesca e, tra il 1727 e il 1745, dopo la distruzione dell’antico scalone d’ingresso, anche il Salone fu intaccato dalle trasformazioni: vennero imbiancate tutte le superfici affrescate e l’ambiente venne destinato a manifattura tabacchi. Nel 1820 il pittore e restauratore Giuseppe Saroli riportò alla luce la prima porzione degli affreschi, proseguendo parzialmente il lavoro di recupero nel 1822 insieme a Luigi Caroli e Francesco Avventi. Solo nel 1838 però il Comune di Ferrara, affidò al pittore restauratore Alessandro Compagnoni il recupero totale delle pareti affrescate che si completò nel 1840. In pochissimi anni i celebri affreschi e l’intera delizia tornarono ad essere al centro degli studi storico-artistici europei, tanto da spingere nel 1865 alla realizzazione di un nuovo scalone di accesso monumentale al Salone e alla trasformazione di alcuni spazi in sede delle collezioni civiche nel 1898. Gli innumerevoli restauri novecenteschi ampliarono sempre più gli spazi espositivi fino al 2021, quando l’intero palazzo a seguito di un esteso intervento di recupero e riallestimento è stato interamente destinato al Museo e alle sue attività di ricerca, conservazione e divulgazione.

Dove si trova

Via Scandiana, 23
Ferrara (FE)
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