
Grizzana Morandi
La “Rocchetta Mattei” deve il suo nome al conte Cesare Mattei che lo edificava sulle rovine della Rocca di Savignano risalente al XIII secolo. Mattei era un letterato, politico, medico autodidatta e inventore dell'elettromeopatia, pratica che fonda il suo studio sul riequilibrio degli aspetti energetici della persona. Il conte nasceva a Bologna da una famiglia benestante ed entrava in contatto con alcuni dei più importanti personaggi dell’epoca come Paolo Costa, Gioacchino Rossini e Marco Minghetti. Nel 1837 partecipava alla nascita della Cassa di Risparmio in Bologna. La morte della madre e l’incapacità della medicina tradizionale di curarla lo spingevano a lasciare Bologna e a ritirarsi per affinare la sua nuova medicina. Nel 1850 acquistava i terreni dove sorgevano le rovine del castello medievale e gettava le basi della Rocchetta, dirigendone personalmente i lavori, e vi si stabiliva definitivamente a partire dal 1859. Negli anni di Mattei la zona di Riola viveva un periodo di eccezionale sviluppo e prosperità, anche grazie alla stazione ferroviaria voluta dal conte per i suoi pazienti. Alla Rocchetta venivano a curarsi importanti personaggi dell'epoca: da Ludwig di Baviera alla principessa Sissi, da Gioacchino Rossini a tutta la borghesia aristocratizzata bolognese. Per dedicarsi all’elettromeopatia, Cesare Mattei aveva affidato le proprie finanze al suo più stretto collaboratore, Mario Venturoli, dopo una prima disastrosa gestione familiare. In segno di riconoscenza, il conte decideva di adottarlo e dal 1904 Venturoli proseguiva i lavori al castello, continuando le pratiche curative del padre adottivo, le cui spoglie sono riposte all’interno di un monumentale sepolcro nella cappella della Rocchetta.
Il castello definito “Rocchetta Mattei” deve il suo nome al conte Cesare Mattei (1809-1896) che lo fece edificare sulle rovine di una antica costruzione risalente al XIII secolo, la Rocca di Savignano. Mattei fu un letterato, politico, medico autodidatta e fondatore dell'elettromeopatia, pratica fondata sull'omeopatia, che fonda il suo studio sul riequilibrio degli aspetti energetici della persona. La struttura del castello fu modificata più volte dal conte e dai suoi eredi – specialmente dal figlio adottivo Mario Venturoli. La rocchetta fu ideata dallo stesso Mattei e realizzata da Giulio Cesare Ferrari; è eclettica ed ispirata a stili diversi, come da prassi culturale tardo-ottocentesca: dal neomedievale al neorinascimentale, dal moresco al Liberty.
Ivi, venivano a curarsi importanti personaggi dell'epoca: da Ludwig di Baviera alla principessa Sissi, da Gioacchino Rossini allo zar Alessandro II di Russia, a tutta la borghesia aristocratizzata bolognese.
"Cesare Mattei nacque a Bologna (1809) da famiglia agiata, crebbe a contatto con alcuni dei più importanti e significativi personaggi dell’epoca come Paolo Costa, Gioacchino Rossini e Marco Minghetti. Nel 1837 fu uno dei 100 fondatori della Cassa di Risparmio in Bologna. Ricevette il titolo di Conte nel 1847 da papa Pio IX, a seguito di una donazione terriera in quel di Comacchio. La morte della madre nel 1844 lo provò duramente e anche la deludente esperienza politica, legata alle complesse vicende italiane del biennio ’47-’49, lo spinsero a lasciare Bologna e a ritirarsi nella tenuta di Vigorso per studiare la sua nuova medicina. Nel 1850 acquistò i terreni dove sorgevano le rovine del castello medievale e iniziò la costruzione della Rocchetta, dirigendone personalmente i lavori, dove si stabilì definitivamente a partire dal 1859, conducendo una vita da signore medievale con tanto di corte. Negli anni seguenti, egli dedicò i suoi sforzi allo studio ed alla divulgazione della medicina alternativa che battezzò Elettromeopatia. Questa pratica gli assicurò fama mondiale, ed in seguito alla sua morte (1896), fu proseguita con alterne fortune dagli eredi fino al 1959." (http://www.rocchetta-mattei.it/la-storia-della-rocchetta-mattei/)
La Rocchetta Mattei presenta un nobile ingresso moresco, affiancato da una torre la cui finestra ha come balaustra la copia in marmo del pulpito pomposiano conservato a Parigi al Musée du Louvre. La lunga scalinata in pietra che sale fino all’ingresso principale è decorata con numerose statue ottocentesche. E’ inserita una copia in cemento del celebre Grifone di Pisa, il bronzo islamico medievale più importante conservato in Italia, già montato sul Duomo e oggi al Museo dell’Opera del Duomo della città toscana. La porta principale in stile moresco è invece affiancata da una figura che regge il mondo sulle spalle, opera cementizia somigliante ad un’arpia e ad un Gargoyle.
L’androne d’ingresso presenta un arco moresco sorretto da due telamoni neomedievali, il sinistro dal volto demoniaco e il destro umano. Esso immette nell’ampio cortile centrale. Sopra l’arco d’ingresso, sorreggono il balconcino della Camera del Papa due mensole in pietra bianca con teste di leone, acanti e stemma, già parte dalla tomba di Giovanni da Legnano opera dei fratelli Dalle Masegne (1383). Come queste ultime, proviene dalla Basilica di San Domenico a Bologna anche il tondo in pietra bianca con l’effige del condottiero Niccolò Ludovisi, scultura di Jacopo della Quercia (1430), montata sopra l’ingresso della Scala nobile. Al centro del cortile è posta un’ampia fontana, ricavata dal fonte battesimale della vicina chiesa medievale di Verzuno.
Attualmente sono visitabili alcune sale. La Sala della Musica era il luogo deputato all’ascolto, visti anche i documentati rapporti tra i Mattei e il grande compositore Gioacchino Rossini. Presenta una struttura neomedievale, con le colonne binate ornate con gli stemmi nobiliari del conte e i due grandi costoloni della volta. Venne decorata con gusto Liberty al tempo di Mario Venturoli. Sono custoditi alcuni strumenti musicali meccanici Marino Marini.
La Sala dei Novanta, in origine concepita da Mattei come mausoleo dedicato alla Regina Vittoria, fu poi trasformata in sala da ballo dal figlio adottivo Mario Venturoli al principio del Novecento, come testimoniano l’arredo e le decorazioni in stile Liberty. La grande vetrata ovale reca l’immagine di Cesare Mattei con la sua data di nascita. La sala deriva il suo nome dal mito che l’eccentrico padrone di casa avrebbe voluto festeggiare qui i suoi novant’anni con ottantanove novantenni.
La Cappella unisce elementi arabo islamici, come gli archi ispirati a quelli della Mezquita di Cordova, con altri della tradizione architettonica medievale italiana, come il matroneo e l’abside semicircolare. La sua struttura e le decorazioni sono realizzate con materiali locali tra i quali gesso, cemento, mattoni e legno. Nelle lunette si riconoscono alcuni apostoli dipinti al principio del Novecento con una tecnica che simulava il mosaico. Anche le decorazioni del soffitto non sono lignee, ma tele dipinte che riproducono intarsi con fioroni dorati, questi ultimi invece in legno.
È presente un Giardino pensile, dove è possibile ammirare gli edifici che compongono la Rocchetta, come la torre quadrata del Conte o la circolare torre della Visione nonché le montagne appenniniche.
La Sala dell’Oblio presenta parte della decorazione a tarsie del pavimento e delle rifiniture in legno originarie, con le iniziali di Mario Venturoli Mattei al di sotto della finestra che guarda sul Cortile dei Leoni. è riconosciuta come la stanza del figlio adottivo di Mattei, il quale ereditò le proprietà e la produzione di medicamenti elettromeopatici.
La Sala Rossa, chiamata così poiché secondo la tradizione i due ambienti erano divisi da una tenda rossa era usata come studio di Mattei. La struttura moresca, con il soffitto caratterizzato da elementi piramidali in carta pressata, che ricordano le muqarnas arabe, gli archi lignei e l’alcova, sembrerebbero richiamare una stanza da letto. I motivi dipinti sulle pareti dell’alcova furono invece realizzati dagli scenografi dell’Enrico IV, quando la Rocchetta Mattei fu il set cinematografico del film di Marco Bellocchio, con Claudia Cardinale e Marcello Mastroianni (1984).
La monumentale tomba realizzata dalle Ceramiche Minghetti al principio del Novecento, per volontà di Mario Venturoli ma sulla base delle indicazioni testamentarie di Mattei, è oggi posta nella loggia al di sopra dell’altare della Cappella. La splendida maiolica su due lati riporta le stelle classificate secondo le gerarchie astrali del tempo, due iscrizioni nei cartigli che ricordano la grandezza del Creato e dell’Universo rispetto alla minuta e fragile condizione umana. Inoltre, sono presenti i simboli della fede cattolica (la croce), dell’eternità (la pigna) e del sonno (il bulbo del papavero), oltre a decorazioni erbacee e due cartigli in latino con le parole anima requiescat in manu dei.
Le porte del corridoio mostrano eccellenti rifiniture lignee originali. La prima stanza sulla destra rivela una scaletta in legno che porta allo studiolo del conte. La seconda camera è invece detta Sala Gialla per il colore della tappezzeria che ne riveste le pareti. Oltre alla splendida vista sulla natura circostante, questa sala conserva alcune macchine parlanti di notevole importanza della Collezione Marino Marini.
E’ presente una grande scala a chiocciola in pietra. Due cromie si rincorrono sulla parete circolare e sulla colonna. Questa alternanza, insieme alla forma a spirale della scala, concorre a creare l'illusione di vedere due scale che si specchiano, anziché una soltanto.
ll Cortile dei Leoni è ispirato al cortile dell’Alhambra di Granada. Il progetto della Rocchetta venne forse elaborato attraverso i modelli e le pubblicazioni di architetti di fama internazionale come Owen Jones che diffusero nell’ottocento l’eclettico stile moresco. Al centro, la fontana con quattro leoni è circondata da uno splendido portico ricco di stucchi, un tempo policromi. Le formelle sovrastanti gli archi vedono impressa l’immagine della torre della Visione, logo dei medicamenti Mattei, mentre al di sopra una iscrizione araba corre sui quattro lati della struttura. Le pareti sotto il portico sono ricoperte da piastrelle sivigliane di grande pregio.
Paesaggi culturali Adiacenti alla Rocchetta sono visitabili diversi luoghi artistico-culturali quali la Casa Museo Morandi, la chiesa di Santa Maria Assunta di Riola, il borgo la Scola, il borgo Savignano e il Santuario di Montovolo. Nel territorio è presente anche l'Associazione Archivio Museo Cesare Mattei aps, attiva sul territorio regionale dal 1997, in procinto di mettere a disposizione della collettività il museo dedicato alla figura del Conte nei pressi della stessa Rocchetta.
Pubblicazioni e cataloghi
BIBLIOGRAFIA dedicata alla Rocchetta Mattei:
– Arturo Palmieri, In Rocchetta con Cesare Mattei, Società Tipografica già compositori, Bologna, 1931, ristampa 2016
– G. Stagni,G. Zanarini, Rocchetta Mattei. Un cantiere con l'anima, Gruppo di studi Alta Valle del Reno, 2017
– Gianni Castellani, Rocchetta Mattei. Un gioiello ritrovato, 2017
– Laura Falqui, Il mago dell'Appennino. La leggenda del conte Mattei e della sua Rocchetta, la Mandragora, 2018
– Claudio Carelli, Guida Romantica alla Rocchetta Mattei, 2019
Pubblicazioni e cataloghi
BIBLIOGRAFIA dedicata alla Rocchetta Mattei:
– Arturo Palmieri, In Rocchetta con Cesare Mattei, Società Tipografica già compositori, Bologna, 1931, ristampa 2016
– G. Stagni,G. Zanarini, Rocchetta Mattei. Un cantiere con l'anima, Gruppo di studi Alta Valle del Reno, 2017
– Gianni Castellani, Rocchetta Mattei. Un gioiello ritrovato, 2017
– Laura Falqui, Il mago dell'Appennino. La leggenda del conte Mattei e della sua Rocchetta, la Mandragora, 2018
– Claudio Carelli, Guida Romantica alla Rocchetta Mattei, 2019
Storia dell’edificio Costruita sulle rovine della duecentesca Rocca di Savignano, la Rocchetta attraversò diverse fasi costruttive con numerose aggiunte e modificazioni. Il 5 novembre 1850 venne posta la prima pietra e già nel 1859 fu considerata abitabile, tanto che Cesare Mattei non se ne allontanò più. Alla morte, avvenuta nel 1896, fu custodita da Venturoli e altri eredi fino al al 1959, quando venne venduta alla moglie di un commerciante locale, Primo Stefanelli. Quest’ultimo la gestì come attrazione fino a quando non venne abbandonata negli anni ’80. Nel 2005, la Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna acquistò il castello e dopo un accurato studio progettuale ne iniziò il consolidamento e intraprese un ampio e fedele restauro che terminò con l'apertura al pubblico di una parte di esso nel 2015.