
Cesena
Istituito nel 1974 come Museo della Civiltà Contadina Romagnola, deve la sua origine al deposito effettuato dall'artista locale Mario Bocchini di un'ingente raccolta di materiali etnografici, successivamente acquisita dall'amministrazione comunale di Cesena, ordinati all'interno del Torrione Femmina della Rocca Malatestiana.
Fino alla metà degli anni Ottanta il museo ha conservato l'iniziale allestimento in forma ricostruttiva di luoghi e funzioni del lavoro contadino, largamente rispondente agli orientamenti culturali del collezionista cesenate. E' quindi iniziata un'opera di generale riordino delle diverse raccolte tesa a rappresentare, anche con opportuni supporti didattici, i diversi cicli produttivi come quelli del grano, del mais, della canapa. Particolarmente efficace risulta l'allestimento dell'esposizione permanente sulla vite e il vino, nell'ultimo piano della torre.
Il patrimonio del museo, integrato da donazioni di collezionisti locali, consiste in oltre duemila oggetti per lo più provenienti dal territorio cesenate e da altre zone della Romagna, cronologicamente ascrivibili alla fine del secolo scorso ed alla prima metà del Novecento. Tra i più interessanti 'pezzi' antichi figurano un battitore in pietra per il grano d'epoca romana ed un torchio per le vinacce del Settecento e ceramiche votive dal Seicento al secolo scorso. Di rilievo l'esposizione di immagini, disegni, dipinti e fotografie.
Pubblicazioni e cataloghi
Pieri R. (a cura di), La Canva: la canapa nella cultura cesenate e romagnola, Cesena, Il ponte vecchio, 1998.
Pubblicazioni e cataloghi
Pedrocco G., Tozzi Fontana M. (a cura di), La vite e il vino, Bologna, 1993.
Pubblicazioni e cataloghi Tozzi Fontana M., Museo dell’Agricoltura, in Musei in Emilia Romagna, Bologna, Compositori, 2000, p. 168, n. 9.
Pubblicazioni e cataloghi Pedrocco G., Giorgini G. (a cura di), Museo dell'Agricoltura, Cesena, 1998.
Pubblicazioni e cataloghi Museo dell'Agricoltura. Catalogo del museo, Cesena 1997.
Pubblicazioni e cataloghi Piraccini O., Il museo della civiltà contadina romagnola, Cesena, 1974.
Storia dell’edificio La Rocca Malatestiana è nata come fortezza militare a difesa della città ed è la terza fortificazione costruita a poca distanza dalle rovine delle due precedenti, di epoca tardo romana la prima, detta “Rocca antica”, che si trovava più a monte, distrutta verso l'anno 1000, e medievale la seconda, detta “Rocca vecchia” ma più nota come “dell'Imperatore”, poiché nel 1177 vi soggiornò Federico Barbarossa. Distrutta da Federico II nel 1241, seguirono diverse demolizioni e ricostruzioni; solo nel 1380 iniziarono i lavori della “Rocca Nuova o Malatestiana” per iniziativa di Galeotto Malatesta. La cinta muraria è di pianta esagonale irregolare, con sette torri esterne di forme diverse; al centro si ergono le due torri comunemente denominate: Il Maschio quella più alta e snella, La Femmina quella più bassa e larga. Fino alla fine del 1700 la Rocca mantenne la sua funzione di fortezza militare, ma dopo l’epoca napoleonica venne modificata e trasformata in carcere e rimase tale finché, nel 1970, tornò al Comune. Nel 1974 venne collocato nella Torre Femmina il Museo della Civiltà Contadina e nel 2003, dopo ripetuti interventi, sono stati riaperti i camminamenti interni alle mura e il Torrione Maschio.