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All’interno della serie, Untitled #1 propone una fotografia amatoriale scattata durante una festa, rintracciata dall’artista sul social network Tumblr che, all’apparenza, ricorda un’iconica campagna pubblicitaria del noto marchio Sisley. Sradicando l’immagine dal suo contesto e dal suo formato originario e riproponendola nelle dimensioni tipiche dell’advertising, si innesca un cortocircuito di senso che traghetta l’immagine dall’essere amatoriale al sembrare il lavoro di un fotografo professionista. L’apposizione da parte dell’artista della banda nera al centro dell’immagine sbilancia ulteriormente la fotografia, andando ad inserire un elemento grafico che può essere percepito come logo, ma contemporaneamente come cancellazione.
Nei bambini che giocano in piazza del banner Untitled #2, il ricordo di una vacanza in Sicilia evoca per affinità una campagna di una famosa casa di moda italiana. Nel passaggio tra i media, diverse possibilità di lettura si sovrappongono e l’opera diventa anche uno strumento per verificare lo stato di colonizzazione dell’immaginario.
In Untitled #3, Untitled #4 e Untitled #5, invece, le immagini di street photography scattate da fotografi amatoriali vengono proposte nel formato più classico dell’advertising di strada: il poster da affissione. rappresentano un piccolo compendio della fotografia di moda contemporanea: lo sport, lo streetwear e l’abbigliamento femminile. Le fotografie, tutte no-logo, smettono quindi di essere scatti rubati o ricordi di viaggio e, per il solo fatto di essere stampate in grande formato e incorniciate secondo un metodo molto simile all’affissione “da fermata del bus”, assumono nuovo senso testuale ed estetico.
Brand Equity-fanzine, infine, mette in scena cortocircuiti di senso sfruttando l’incapacità dell’immagine di autodeterminarsi e restituendo le fotografie attraverso una lettura che inizialmente non hanno: in questo caso le fotografie amatoriali vengono ricontestualizzate, trasformandosi in finti strappi da rivista e in un poster. (APL)
L'opera sfrutta le logiche estetiche del tessuto urbano e della cartellonista stradale per innescare un cortocircuito nell’abitudine visiva del passante e nei processi di significazione dell’immagine stessa. Nella serie (composta da uno striscione, una fanzine e quattro fotografie di diverso formato) si indaga il brand equity, il “patrimonio di marca”, risorsa immateriale che aumenta il valore di un’azienda in base alla sua conoscenza da parte della fascia di mercato di riferimento tramite la riconoscibilità, la personalità e le associazioni di marca. Brand Equity è un progetto sul medium fotografico in cui l’artista non produce nuovi scatti, ma colloca in un diverso contesto immagini già esistenti, raccolte scandagliando archivi privati e social network, alla ricerca dell'immaginario pubblicitario latente. Le fotografie individuate vengono quindi riprodotte su supporti fisici tipici dell’advertising, come poster o striscioni.