
Bertinoro
La favorevole posizione di Bertinoro motiva l’interesse dei gruppi umani per il territorio circostante sin dalla più alta preistoria, come confermano i manufatti del giacimento paleolitico di podere Canestri. Ma è certamente una delle evidenze più significative del distretto appenninico forlivese – la presenza di sorgenti termali e di acque medicamentose – ad esercitare il maggiore richiamo sull'uomo a partire dall'epoca più remota.
In epoca romana, le segnalazioni di materiali archeologici interessano l’area alle pendici del colle sul quale poggia il borgo attuale, indicando una concentrazione insediativa a carattere rurale che, secondo taluni potrebbe rapportarsi al centro romano ricordato da Plinio come Forum Truentinorum, mai esattamente localizzato. La Bertinoro odierna nasce infatti in età tardoantica sul più riparato e difendibile monte Cesubeo donde le derivò il nome di Castrum Cesubeum poi sostituito, al tempo del conferimento del titolo di contea da parte di Ottone III, da quello di Castrum Brittinori.
Nel Bertinorese l’antica fonte della Panighina può vantare una frequentazione iniziata addirittura alla fine del Neolitico e perdurata sino all'età del Bronzo. Lo scavo di due pozzi per l’utilizzo delle acque cloro-saline e magnesiache effettuato nel 1870 fu occasione di una prima scoperta relativa ad un primitivo sistema di prelievo dell’acqua (un tronco d’albero cavo). Una seconda tubatura lignea, accompagnata da diversi recipienti con resti di cordame per la calata nel pozzo, venne in luce ai primi del Novecento. Sopravvennero successivamente, nel 1911, gli scavi dell’archeologo bertinorese Luigi Maria Ugolini, portando in luce ulteriori strutture, ceramiche per l’attingimento dell’acqua, resti organici (ossi di animali, gusci di noci, nocciole, semi di cereali e frammenti lignei) collegabili alla presenza assidua dell’uomo e allo sfruttamento delle virtù terapeutiche della sorgente.
Sempre nel Bertinorese, tracce di un insediamento capannicolo ascrivibile all'età del Bronzo interessano l’area a monte e a valle della via Emilia in corrispondenza della caratteristica altura di Capocolle. Più sporadiche sono invece le attestazioni relative al periodo immediatamente precedente la dominazione romana, ma il distretto fu certamente caratterizzato da un popolamento sparso riconducibile a comunità di ceppo umbro.
Certamente sfruttate sin dall'antichità sono le acque minerali a diversa composizione che sgorgano lungo il Rio Salso in località Fratta, riscoperte nel XIX secolo e organizzate in stabilimento termale. Attorno alla sorgente sono stati individuati nella prima metà del Novecento diversi apprestamenti di età romana per l’abduzione dell’acqua. Fra essi si segnala un pozzo-cisterna edificato con parapetto e tettoia a protezione della sorgente e dotato anche di colonnetta di distribuzione.
Sulla base della diffusione di laterizi con il bollo SOLONAS/SOLONATES, si crede di poter localizzare sulle colline a monte di Forlimpopoli e di Bertinoro lo sconosciuto municipio dei Solonates ricordato da Plinio (Nat. Hist. III, 115-116) e dall’iscrizione riminese di Caio Galerio Giuliano, curatore appunto dei Sassinati e dei Solonati (CIL XI, 414). Precedenti ipotesi identificavano l’ignoto centro con Città del Sole (Castrocaro).
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