
Cesena
Scarse sono le conoscenze archeologiche riguardo alla città di Cesena durante il periodo romano, pertanto storia ed assetto urbanistico della città presentano ancora vaste lacune. Nella Tabula Peutingeriana, ma anche in precedenti itinerari come quello Gaditano (fine I-inizi II sec. d.C.) o l’Itinerario Antoniniano (fine III sec. d.C.) Cesena viene indicata con l’appellativo di Curva, un chiaro riferimento topografico alla sua collocazione e al conseguente sviluppo urbano che formava una sorta di “u” presso il colle Garampo, zona nella quale il percorso della via Emilia doveva deviare per seguire l’andamento della collina dirigendosi verso il ponte sul Savio.
L'origine della città è strettamente legata agli eventi che portarono i Romani ad affacciarsi per la prima volta nella pianura padana allora in mano a varie tribù di stirpe celtica, culminati con la fondazione di Rimini nel 268 a.C., il trionfo sugli Umbri Sassinates, l'acquisito dominio del distretto appenninico verso la Val Tiberina e di alcuni fondamentali assi di penetrazione come la valle del Savio. Raggiunto il pieno controllo del territorio, ebbero inizio la bonifica e parcellizzazione dell'area fra Rubicone e Savio e la creazione di una prima rete di collegamenti fra i vari centri, taluni dei quali preesistenti.
Così avvenne anche per Cesena, il cui nucleo più antico, occupato da genti di stirpe umbra, risiedeva probabilmente sul Garampo. Prima di divenire un vero e proprio centro urbano, si trattò quasi certamente di un punto di raccolta e di un centro di servizi per i coloni. La sistemazione della via Emilia, di cui costituisce uno degli snodi fondamentali, fu l’inizio di un progressivo sviluppo urbano che però non sembra aver mai seguito uno schema regolare a causa della morfologia pedecollinare e dell’andamento variamente altimetrico delle pendici intorno al Garampo.
Permangono anche incertezze sul percorso del tracciato viario realizzato da Emilio Lepido, ritenuto corrispondente alla linea sinuosa disegnata dalle vie Valzania, C.so Comandini, C.so Garibaldi, P.zza del Popolo, V.le Mazzoni, Lugaresi, e sull'ampiezza dell'abitato, racchiuso fra due corsi d’acqua (uno è il torrente Cesuola). La situazione dell’età repubblicana pare tra l’altro successivamente mutare, poiché resti del periodo imperiale testimoniano un cambiamento di orientamento dell’impianto urbano e quindi, presumibilmente anche dell'andamento della viabilità cittadina.
Si riferiscono all'età repubblicana e tardo-repubblicana il tratto di muro databile al II-I sec. a.C. di palazzo Ghini e l'area dell'ex convento delle Suore di Carità, ove fra i vari resti messi in luce da uno scavo si distinguono un grande magazzino, con annessa abitazione pavimentata a mosaico e opus spicatum, e piccolo impianto termale di età augustea.
Il periodo imperiale è meglio conosciuto non solo archeologicamente, ma anche grazie alla documentazione epigrafica che reca preciso riferimento ad edifici di carattere pubblico. Alcune iscrizioni menzionano infatti provvedimenti relativi all'edilizia pubblica come il restauro di una importante struttura monumentale (un tempio o altro) da parte dell’imperatore Adriano e il ripristino, voluto dall'imperatore Caro o Probo, di un impianto termale dell’epoca di Aureliano, forse lo stesso individuato nell'ex convento delle Suore di Carità.
In età ostrogota, Cesena ebbe un ruolo importante nella guerra tra Goti e Bizantini, come solida fortezza gotica, grazie alla posizione arroccata sul Garampo che consentiva un agevole controllo della via Emilia; questa scelta comportò la costruzione di opere murarie che probabilmente incisero profondamente sull'assetto urbanistico. L'importanza della città era peraltro già stata percepita da Odoacre nel 490, quando, sconfitto pesantemente da Teodorico sull’Adda, ripiegò su Ravenna e decise il rafforzamento di Cesena e di altre città che si trovavano in posizione strategica.
Alla fase tardoantica, intorno al IV-V sec. d.C. riconducono le fortificazioni sul colle cittadino, i pavimenti musivi bianchi e neri e policromi rinvenuti in via Tiberti e i celebri piatti d'argento istoriati scoperti occasionalmente intorno alla metà del Novecento ai piedi del colle. Preziose suppellettili dal peso di oltre 12 chili, probabilmente appartennero ad una grande famiglia dell'aristocrazia terriera locale o ad un membro della corte di Ravenna residente nel Cesenate.
Plinio il vecchio – Naturalis historia
Tolomeo – Geographia
Anonimo – Imperatoris Antonini Augusti itineraria provinciarum et maritimum
Anonimo – Itinerarium Burdigalense
Anonimo – Tabula Peutingeriana
Giorgio di Cipro – Descriptio orbis romani
Anonimo – Ravennatis Anonymi Cosmographia
Guido di Ravenna – Geographica
Continuatore del conte Marcellino – Chronicon
Orosio – Historiarum adversum paganos
Anonimo – Codex Theodosianus
Sidonio Apollinare – Epistulae
Anonimo – Martyrologium
Cambiamento di condizione giuridica: Caesena municipio
Visita imperiale: Costanzo II a Cesena
Guerra Greco-gotica: assedio di Cesena
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