
Medicina
Con la romanizzazione della Cispadana, la trasformazione politica, sociale ed economica cui è soggetta l'intera regione e l’occupazione stabile delle campagne che ne costituisce una delle più immediate conseguenze hanno diretto riflesso anche nel territorio di Medicina, peraltro oggetto di frequentazione e di insediamento per piccoli nuclei già a partire dall'età del Bronzo.
Pienamente interessato dalla riorganizzazione territoriale romana, il distretto medicinese entra a far parte della circoscrizione del municipium di Claterna, città scomparsa che sorgeva sulla via Emilia tra Ozzano e Castel San Pietro.
A testimonianza dell'appartenenza all'agro claternate sopravvive in gran parte il reticolo centuriale originario; nello stesso centro storico si ha l'intersezione di un cardo e di un decumano proprio in prossimità della Torre civica.
I rinvenimenti archeologici indicano nei primi secoli dell'Impero il periodo di massima espansione e floridezza economica, con un popolamento rurale composto da grandi strutture residenziali e da edifici minori riferibili alla piccola e media proprietà terriera.
La crisi demografica avviatasi nel II-III secolo d.C., porta poi in età tardoantica ad una contrazione della piccola proprietà e alla predominanza di possedimenti più estesi, talora con caratteri del latifondo.
Un esempio della tipologia insediativa che connota l’area è venuto in luce in località Luogo Pozzo nel 1992 durante sondaggi archeologici in occasione dello scavo per la posa di un metanodotto.
Si tratta dei resti di un complesso rustico collocato nella zona interna di una centuria, non in affaccio su uno dei limites, e composta da due o più ambienti che probabilmente ospitavano, oltre ai vani abitativi, zone di lavorazione dei cereali e di immagazzinamento di foraggi, a testimonianza di come col tempo un'economia basata principalmente sull'allevamento capri-ovino abbia finito col prevalere sulle pratiche agricole. La nascita dell'impianto risale alla seconda metà del I secolo a.C. e la sua occupazione si protrae per alcuni secoli.
Il II sec. d.C. segna l'inzio del progressivo degrado del complesso, probabilmente causato dalle modificate condizioni climatiche, mentre il definitivo abbandono dell’area si ha nel VI secolo d.C.
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