
Budrio
Nella prima pianura bolognese, Budrio e il contermine comune di Castenaso, occupano un’area che fu intensamente antropizzata durante l’età del Bronzo e del Ferro e che venne profondamente assoggettata al processo di appoderamento e di ripartizione fondiaria attuato dai Romani in tempi diversi e in relazione a due distinti centri amministrativi, il cui confine non solo geografico, ma appunto anche circoscrizionale, era segnato dal corso del torrente Idice.
La divergenza di orientamento degli assi della centuriazione che si manifesta proprio nel comparto budriese contrassegna in modo chiaro la competenza del distretto bononiense a ovest e dell'ager claternate ad est.
Relativamente alla storia di Castenaso, merita segnalare inoltre che una tradizione non confortata da ritrovamenti archeologici o da altre fonti documentarie fa risalirne l'etimologia della denominazione al latino Castrum Nasicae, con riferimento all'accampamento del console romano Publio Cornelio Scipione Nasica, vittorioso sui Boi nel 190 a.C. lungo le rive dell'Idice.
L’ottimale stato di conservazione dell’imponente intervento di trasformazione paesaggistica e agraria romana, ancora ben percepibile in ognuna delle sue tracce e nei diversi limiti centuriali a caposaldo della sistematica suddivisione agraria, ha favorito circa un trentennio fa la realizzazione di un intenso progetto di ricerca, analisi e studio del reticolo e della distribuzione del popolamento all'interno delle maglie, mettendo in luce la densità dei punti insediativi e il capillare dominio del territorio da parte dei coloni.
Le prospezioni si sono concentrate particolarmente nelle maglie fra le località di S. Maria Maddalena di Cazzano e Bagnarola, ove la migliore leggibilità delle tracce si è prestata all'esplorazione di tre ville rustiche attive fra l’avanzato I sec. a.C. e il IV sec. d.C.
Vasellame fine da mensa e suppellettile domestica di uso comune, lucerne, piccoli oggetti in bronzo, frammenti di vetro, resti di pasto, laterizi hanno offerto uno spaccato della vita, dei comportamenti e delle occupazioni degli abitanti di queste fattorie che si distribuivano a coppie all'interno di ogni centuria, permettendo uno sfruttamento intensivo dei suoli e un più efficace controllo del territorio, anche in termini di stabilità idrogeologica.
Nel corso delle medesime indagini si sono reperite anche tracce di sepolcreti, probabilmente del tipo prediale, con deposizioni in tombe a cassetta, alla cappuccina o in fossa terragna.
Si ricorda, che nella vicina frazione di Villanova di Castenaso sorgeva la dimora di campagna di Giovanni Gozzadini, la cosiddetta “Villa Nova” al cui nome l’archeologo bolognese legò la memoria del ritrovamento (1853) avvenuto in realtà nella contigua località di Caselle, in comune di San Lazzaro di Savena, della necropoli che documentava per la prima volta in Italia l'aspetto culturale del Ferro da allora noto come Villanoviano.
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