
Imola
Le fonti, note in passato come Sorgenti del Castellaccio e utilizzate dai contadini locali in maniera del tutto empirica, si trovano alle porte di Imola, sulle rive del Santerno. Nell'Ottocento il medico Gioacchino Cerchiari tentò di valorizzare le acque, due sulfuree e due ferruginose, pubblicando le analisi chimiche e facendo stampare manifesti pubblicitari. Il comune fece costruire alcune attrezzature e stabilì una tassa per il prelievo dell’acqua, sperando di emulare il successo della vicina Riolo. E in effetti, anche se solo in ambito locale, l’iniziativa ebbe un discreto successo. Il terreno dove scaturivano le acque era di proprietà del signor Matteo Farina, che alla morte lo donò al comune di Imola. L’area venne destinata a parco pubblico, prendendo il nome di Parco Acque Minerali, e fino a pochi decenni fa nei giorni festivi gli Imolesi frequentavano volentieri il chiosco dove potevano bere un’acqua leggermente sulfurea e ristorarsi con spuntini a base di pizza fritta. Oggi purtroppo le fonti sono chiuse, perché disperse o inquinate, e dalla fontana con teste di leone esce normale acqua dell’acquedotto. Il comune ha avviato un programma di risistemazione che ha permesso il recupero di due vasche di fine ‘800, segnalate all'interno del parco.
Notizie storiche, culturali e paesaggistiche del contesto:
Il Parco Acque Minerali si trova alle porte di Imola, lungo il Santerno. Imola fu fondata in epoca romana, in un’area già popolata in precedenza dagli Umbri, come è testimoniato dai ritrovamenti della zona di Castellaccio, proprio nell'area del Parco Acque Minerali. L’abitato romano si sviluppò all'incrocio fra la via Emilia e la via Selice. Quest’ultima permetteva lo sbocco verso le lagune deltizie del Po e l’Adriatico. Nonostante i gravissimi danni arrecati alla città dal secondo conflitto mondiale, Imola conserva ben leggibile l’impianto urbanistico romano con le strade ortogonali, e molte testimonianze dei secoli dal XV al XVIII. Particolarmente interessante è Palazzo Tozzoni, realizzato fra il 1726 e il 1738, che è stato donato dai proprietari al comune, completo degli arredi originali del Sette-Ottocento e di una importante collezione di dipinti. Il palazzo, che oggi è una casa museo, è visitabile. Da segnalare anche la Rocca, grandiosa mole con quattro torri angolari e mastio quadrangolare al centro del cortile; venne eretta nel 1259, su un precedente fortilizio, e rielaborata nel XV secolo. La strada che percorre la valle del Santerno si inerpica fino al passo della Futa, sul crinale appenninico, toccando vari centri di antiche origini.