
albero singolo
Famiglia: Cupressaceae
Provvedimento di tutela
D.P.G.R. 962/83
Albero monumentale d’Italia D.M. n. 5450 del 19-12-2017
Nel cortile privato di un’abitazione nel borgo La Scola, singolare esempio di architettura medioevale appenninica, opera dei Mastri Comacini, mantenutosi fino ad oggi praticamente intatto, il
cipresso emerge maestoso, monumento della natura, elevando al cielo la sua chioma colonnare
e il possente tronco in parte cavo. È ben visibile sia dai vicoli del borgo che osservandolo da
lontano; domina il paesaggio con la sua scura chioma che sovrasta prepotentemente gli edifici.
Si presume possa essere coetaneo del borgo e gli viene pertanto attribuita un’età presunta di
700 anni; o forse meno, ma sicuramente si tratta di molte centinaia di anni.
Voci tramandate oralmente in più passaggi narrano che nel 1905 un fulmine colpì la pianta asportandone una parte considerevole della chioma; con quel legno furono realizzate le massicce porte per la vicina chiesa di San Lorenzo. Le cicatrici di quell’evento sono ancora evidenti.
Il borgo La Scola si trova nella valle del fiume Reno arroccato sulle pendici di Montovolo, monte considerato sacro fin dalle origini della storia. Su un preesistente tempio pagano è stato costruito il santuario della
Beata Vergine della Consolazione risalente al XII secolo. Nel Medioevo era meta di pellegrinaggio e da qui
passavano i crociati che tornavano dalla Terra Santa;
oggi viene chiamato “il Sinai della Valle del Reno”.
Poiché non viene attaccato dai tarli, in araldica il
cipresso è simbolo di incorruttibilità e conseguentemente di perpetuità della famiglia. Gli antichi ritenevano che fosse più resistente del bronzo e, per
questo, si narra che Platone ordinasse di scrivere le
leggi su tavole di questo legno.
Per gli antichi Romani il cipresso era simbolo di fertilità e di vita proprio per la sua forma fallica. Con il
suo legno si intagliavano le statue di Priapo, dio della
Fecondità, e il cipresso era frequente come regalo di
nozze, come ricorda Catullo.
Il mito narra che il giovane Ciparisso, giovane ragazzo amato da Febo Apollo, aveva come adorato
compagno un “gran cervo” addomesticato che uccise per errore durante una battuta di caccia. Il dolore
fu così grande che neanche Apollo riuscì a consolarlo, e spontaneamente si trasformò in cipresso.
E Apollo con tristezza disse: “Da me sarai pianto, e
tu, accanto a chi soffre, piangerai gli altri” (Ovidio,
Metamorfosi, X, 107-142). Da allora “il cipresso, che
ricorda il sonno eterno”, fu piantato accanto alle
tombe.
Bibliografia
Tosetti T./ Tivoli C. (a cura di)
Giganti protetti : gli alberi monumentali in Emilia-Romagna
Bologna
Editrice Compositori
2002
Bibliografia
Tosetti T. (a cura di)
Giganti da proteggere : conservazione e gestione degli alberi monumentali
Bologna
CLUEB – Istituto beni culturali
2008
Bibliografia
Tosetti T./ Tivoli C. (a cura di)
Giganti protetti : gli alberi monumentali in Emilia-Romagna
Bologna
Editrice Compositori
2002
Vimignano – Borgo La Scola
Grizzana Morandi (BO)