
1912/ 2007
fotografia
n. 4558
Michelangelo Antonioni decide di eseguire gli ingrandimenti fotografici delle piccole “Montagne incantate” per indagare le conseguenti variazioni cromatiche e materiche. Il processo trova una stretta corrispondenza con l’utilizzo dello strumento elettronico, detto “correttore del colore”, che Antonioni applica durante la realizzazione del film per la tv “Il mistero di Oberwald” (1981). Il regista lo definisce un “gioco fantastico” perché gli consente di modificare i colori della scena, in fase di ripresa sul set, direttamente sul monitor. La ricerca cinematografica di Antonioni travalica, dunque, i mezzi abituali per rappresentare con sottigliezza psicologica lo stretto rapporto che intercorre tra percezione sensoriale, composizione dell’immagine e stato emotivo. La settima arte è il punto di partenza di un’audace sperimentazione visiva che coglie anche le possibilità offerte dalle immagini fisse della pittura e della fotografia.
Ritornando alle “Montagne incantate”, Antonioni rivela che fece diversi tentativi prima di trovare l’ingrandimento ideale per ogni originale pittorico; la scelta finale del formato è, ovviamente, collegata al risultato del colore e della materia: “Abbiamo fatto provini a ripetizione per trovare il tono giusto e usando filtri per cambiare anche il colore del cielo, per esempio, da verde a bianco. Abbiamo fatto insomma, come si fa di solito nel cinema tra regista e direttore di fotografia.” (Zabunyan in Ferrara 2013, p. 227). In tale processo gioca un ruolo fondamentale la lavorazione del “Mistero di Oberwald”.
I “blow up” delle Montagne incantate presentano, inoltre, l’importante questione dell’”atto espositivo”, poiché la versione fotografica della serie, secondo le indicazioni del regista, può essere compresa del tutto solo se fruita direttamente e non attraverso le riproduzioni in scala del catalogo. Come si evince in una lettera spedita a Giulio Carlo Argan il 26 ottobre 1983, Antonioni tiene fortemente all’allestimento delle sue opere ed esorta lo storico d’arte, che conosce già i piccoli originali dipinti, a recarsi alla mostra dei “blow up”, inaugurata l’8 ottobre 1983 presso la Galleria d’Arte Moderna di Roma.
“È necessario vedere queste foto dal vero, altrimenti tutto il lavoro sul colore e sulla materia di queste montagne, di questi cieli e di queste pianure diventa inutile. Perciò Antonioni era particolarmente attento alle condizioni in cui esse venivano esposte. Da questa sua preoccupazione derivò, per esempio, la scelta del plexiglas come materiale di rivestimento. Perché proprio il plexiglas? Più che per la sua resistenza e dunque la sa capacità di proteggere le foto, fu senza dubbio per la trasparenza, che è una delle sue principali caratteristiche e assicura una trasmissione della luce superiore a quella del vetro, per cui i colori risultano intensificati” (ibidem).
Bibliografia
Michelangelo Antonioni y las Montaῆas Encantadas. La intuición del hielo
Madrid
MAIA ediciones
2010
pp. 9-72, 78
Bibliografia
Païni D. (a cura di)
Lo sguardo di Michelangelo Antonioni e le arti
Verona
Ferrara Arte
2013
pp. 144-145, 223-227
Bibliografia
Vitale R.
Barbieri G. (a cura di)
Michelangelo Antonioni. Schedatura e analisi del fondo pittorico custodito presso le Gallerie di Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara
Venezia
pp. 97-118