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Parata militare in Piazza del Commercio a Lisbona

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Strada G. Garibaldi, 15 – Parma (PR)

Giacopelli Giuseppe

1838/ 1903

dipinto

carta/ pittura ad acquerello
cm
21.3(a) 29.7(la)
con cornice cm 40.1 x 48.1 x 2.4
sec. XIX (- – -)

n. 261

n. 454

L'identificazione della piazza sostituisce quella tradizionale che indicava nell'acquerello "Piazza Maggiore" a Trieste (in realtà la denominazione corretta sarebbe "Piazza Grande", ora "Piazza Unità"), errore nato con ogni probabilità dalla somiglianza dei golfi delle due città. Praça do Comercio (il nome popolare ha ormai sostituito quello ufficiale di Terreiro do Paço, Terrazzo del Palazzo) si affaccia sul fiume Tago ed ospitava fin dal 1500 il palazzo reale chiamato Paço da Ribeira. In seguito al violento maremoto del 1755 la piazza, che seguiva un modello francese alla Luigi XIV, dovette essere risistemata all'interno di un rinnovo urbanistico dell'intera città, e ai suoi lati vennero innalzate due torrette, di cui una raffigurata nel dipinto, prospicienti il mare a ricordo dell'antico Palazzo Ribeira. Sulla destra è visibile la statua equestre dedicata al re Giuseppe I (1714-1777); inaugurata nel 1775, era opera dello scultore Machado de Castro. La base, affiancata da elefanti (probabilmente inseriti per ragioni di ordine statico), presenta allegorie che alludono all'impero marittimo portoghese; il cavallo invece calpesta i serpenti simbolo di insidia. Nel 1908, nella stessa piazza, si consumò il regicidio di Carlo I e dell'erede al trono, mentre rimase ferito il figlio minore Emanuele, ultimo sovrano della nazione che dal 1910 divenne repubblica. Oggi non resta traccia dell'altra architettura presente nel dipinto, un tempietto sopraelevato, certo da interpretarsi come edificio effimero eretto in occasione di qualche evento rilevante; non è da escludersi che il soggetto del quadro sia in relazione alle celebrazioni del maggio 1886, legate al matrimonio di Carlo, erede al trono di Portogallo e figlio del re Luigi I e della regina Maria Pia di Savoia, con Amelia d'Orleans.
La proposta di attribuire l'acquerello non a Giacomo, ma al figlio Giuseppe Giacopelli trova la sua giustificazione nell'attività di quest'ultimo presso alcuni teatri in Portogallo; il presente dipinto infatti deve essere necessariamente interpretato come preso dal vero considerando l'architettura effimera raffigurata.

Bibliografia Pellegri M.
Il Museo Glauco Lombardi
Parma
Battei
1984
p. 196

Altre informazioni

Trascrizione: G. Giacopelli

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