
1899/ 1992
disegno
n. Maceo Casadei, n. 12
Disegno a carboncino acquarellato su carta. La scena rappresenta dei soldati italiani in uniforme grigio verde che riposano all'interno di una grotta, semisdraiati e chiusi nelle proprie mantelle. L'opera è firmata (con indicazione della compagnia di appartenenza dell'autore) e datata in corrispondenza dell'angolo inferiore sinistro, dove è apposto a pennello anche il titolo del disegno.
Disegno acquerellato, realizzato nel 1918 dal pittore forlivese Maceo Casadei, che descrive il riposo di alcuni soldati italiani all'interno della galleria del “Cappuccio di Pulcinella” (1550m), il picco appartenente al massiccio del Pasubio così definito dai soldati italiani per il suo profilo caratteristico. Durante la Grande Guerra, prima della conquista del Corno Battisti (1918), il "Cappuccio di Pulcinella" rappresentò un importante avamposto italiano da dove era possibile dominare una parte delle prime linee austro-ungariche di Valmorbia e del forte di Pozzacchio; venne quindi trasformato in postazione di artiglieria in caverna, armata di una serie di cannoni cal. 65, a cui si accedeva attraverso una lunga scala ricavata nella roccia.
Maceo Casadei (1899-1992) nacque a Forlì in una famiglia di modeste condizioni economiche che nel 1912 decise di emigrare a Lione; in Francia Maceo proseguì la propria formazione artistica, già iniziata in Romagna come allievo del pittore concittadino Giovanni Marchini. Tornò in Italia nel 1917, quando, appena diciottenne, fu chiamato alle armi: Maceo infatti faceva parte della classe dei “ragazzi del ‘99” che, nonostante la giovane età, fu arruolata per colmare i vuoti di combattenti creati nelle divisioni italiane dalla terribile disfatta di Caporetto. Venne quindi inviato a combattere come soldato nella 211 Compagnia mitraglieri Fiat, che operava in Trentino. L'esperienza drammatica della guerra e la logorante vita di trincea non portò però per il giovane artista alla rinuncia all'arte: molteplici sono infatti i dipinti e disegni realizzati al fronte tra il 1917 e il 1918, che raccontano dei luoghi e dei veri protagonisti della Grande Guerra, ossia i poveri soldati sepolti nelle trincee. I lavori di questa breve stagione, poco noti (non compaiono neanche nel catalogo "generale" delle opere di Maceo edito nel 2008), sono sparsi in varie collezioni e musei, tra cui un nucleo consistente, a cui appartiene il disegno in esame, fu donato dall’artista alla sezione forlivese dell’Associazione Nazionale fra Mutilati e Invalidi di Guerra. L’esperienza della guerra fu per Maceo fortissima, rinsaldando nel suo animo quei sentimenti patriottici di ascendenza risorgimentale che gli erano stati inculcati dalla famiglia: lo stesso nome “Maceo” del resto fu scelto dai genitori in onore del generale Antonio Maceo, rivoluzionario cubano che combattè fino alla morte contro i monarchici spagnoli per l'indipendenza del proprio popolo. A differenza di quanto avverrà durante gli scontri della seconda guerra mondiale, ai quali Maceo prenderà parte come fotoreporter e pittore inviato dall'Istituto Nazionale Luce, per la partecipazione alla Grande Guerra manca tuttavia la cronaca scritta dall'artista: sono infatti andate perse le numerose lettere che l'artista scrisse dal fronte alla sorella, che avrebbero sicuramente arricchito ancor più la testimonianza artistica del pittore forlivese.
Bibliografia
Viroli G.
Maceo Casadei (1899-1992)
Venezia
Marsilio
2001
p. 19