
1899/ 1992
disegno
n. Maceo Casadei, n. 5
Disegno a carboncino acquerellato su carta. La scena rappresenta dei soldati italiani in uniforme grigio verde in marcia con asini su un impervio sentiero montano. L'opera è firmata e datata in corrispondenza dell'angolo inferiore destro, dove è apposto a pennello anche il titolo del disegno; una precisazione sul titolo è aggiunta a penna nell'angolo in alto a sinistra.
Disegno acquerellato realizzato nel 1918 dal pittore forlivese Maceo Casadei nei pressi del Monte Cimone, per il cui possesso l’esercito italiano e quello austro-ungarico lottarono duramente durante la prima guerra mondiale: esso infatti rivestiva un’importanza strategica fondamentale in quanto permetteva il controllo sulle sottostanti valli dell’Astico e del Posina, attraverso le quali l’esercito austro-ungarico avrebbe potuto penetrare verso la pianura veneta. Dopo alterne vicende nel corso del 1916, che culminarono con la cima del monte minata dagli austriaci, la cui esplosione seppellì l'intera brigata di fanteria “Sele” lì dislocata, il Monte Cimone rimase in mano all'esercito degli Imperi centrali sino alla fine del conflitto.
Maceo Casadei (1899-1992) nacque a Forlì in una famiglia di modeste condizioni economiche che nel 1912 decise di emigrare a Lione; in Francia Maceo proseguì la propria formazione artistica, già iniziata in Romagna come allievo del pittore concittadino Giovanni Marchini. Tornò in Italia nel 1917, quando, appena diciottenne, fu chiamato alle armi: Maceo infatti faceva parte della classe dei “ragazzi del ‘99” che, nonostante la giovane età, fu arruolata per colmare i vuoti di combattenti creati nelle divisioni italiane dalla terribile disfatta di Caporetto. Venne quindi inviato a combattere come soldato nella 211 Compagnia mitraglieri Fiat, che operava in Trentino. L'esperienza drammatica della guerra e la logorante vita di trincea non portò però per il giovane artista alla rinuncia all'arte: molteplici sono infatti i dipinti e disegni realizzati al fronte tra il 1917 e il 1918, che raccontano dei luoghi e dei veri protagonisti della Grande Guerra, ossia i poveri soldati sepolti nelle trincee. I lavori di questa breve stagione, poco noti (non compaiono neanche nel catalogo "generale" delle opere di Maceo edito nel 2008), sono sparsi in varie collezioni e musei, tra cui un nucleo consistente, a cui appartiene il disegno in esame, fu donato dall’artista alla sezione forlivese dell’Associazione Nazionale fra Mutilati e Invalidi di Guerra. L’esperienza della guerra fu per Maceo fortissima, rinsaldando nel suo animo quei sentimenti patriottici di ascendenza risorgimentale che gli erano stati inculcati dalla famiglia: lo stesso nome “Maceo” del resto fu scelto dai genitori in onore del generale Antonio Maceo, rivoluzionario cubano che combattè fino alla morte contro i monarchici spagnoli per l'indipendenza del proprio popolo. A differenza di quanto avverrà durante gli scontri della seconda guerra mondiale, ai quali Maceo prenderà parte come fotoreporter e pittore inviato dall'Istituto Nazionale Luce, per la partecipazione alla Grande Guerra manca tuttavia la cronaca scritta dall'artista: sono infatti andate perse le numerose lettere che l'artista scrisse dal fronte alla sorella, che avrebbero sicuramente arricchito ancor più la testimonianza artistica del pittore forlivese.
Bibliografia
Viroli G.
Maceo Casadei (1899-1992)
Venezia
Marsilio
2001
p. 19