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Due cannoni incrociati sormontati da granata fiammeggiante

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Via Piero Maroncelli, 3 (c/o Palazzo del Mutilato) – Forlì (FC)

manifattura italiana

giberna

velluto ,
lamina/ argentatura/ doratura,
lamina di rame ,
plastica
mm
87(a) 153(la) 32(p)
larghezza comprensiva dei ganci laterali 170
sec. XX (1934 – 1942)

Giberna con corpo rettangolare in lamina metallica argentata ricoperta esternamente di velluto nero; i laterali sono rinforzati da lamina zigrinata color rame e presentano, all'interno di cornici decorate da greche, due ganci a moschettone per l'attacco alla bandoliera, fermati internamente da viti con rosetta. La parte frontale di chiusura è esternamente in lamina di rame, con applicato il fregio dell'arma in argento (due cannoni incrociati sotto alla granata fiammeggiante) e l'orlo in metallo dorato, mentre internamente è rivestita di materiale plastico nero. Il congegno di chiusura è in sottile lamina dorata.

Giberna da bandoliera per Grande Uniforme modello 1934 da Ufficiale d'Artiglieria, appartenuta al sottotenente Enrico Semprini, che militò durante la seconda guerra mondiale nel 2° Reggimento Artiglieria Celere "Emanuele Filiberto Testa di Ferro".
Il 1º ottobre 1934 il Reggimento Artiglieria a Cavallo, nato nel 1887 a Milano, fu sciolto per dar vita ai tre reggimenti di Artiglieria Celere, di cui il 1° di stanza Treviso e Pordenone ( “Eugenio di Savoia”), il 2° a Ferrara ("Emanuele Filiberto Testa di Ferro") e il 3° a Milano (“Principe Amedeo Duca d'Aosta"). I tre reggimenti parteciparono così al secondo conflitto mondiale combattendo in Africa Settentrionale: presero parte alla guerra, tuttavia, solo i Gruppi motorizzati dell’arma, mentre i rispettivi Gruppi a cavallo rimasero in sede e, nel luglio 1941, furono riuniti a Milano nel Reggimento di Artiglieria a Cavallo che venne inviato sul fronte russo; in Russia venne mandato anche il neonato 201° Reggimento Artiglieria Motorizzata, costituito a Pordenone nel dicembre 1941 con personale proveniente dai depositi dei tre reggimenti celeri. Nello specifico, il 2° Reggimento Artiglieria Celere «Principe Emanuele Filiberto Testa di Ferro», a cui appartenne il sottotenente Semprini, partì da Ferrara il 7 gennaio 1941 con due gruppi motorizzati e giunse a Tripoli il 14 gennaio 1941; dopo un anno di combattimenti e 59 giorni di assedio fu sopraffatto dalle forze nemiche, disciogliendosi di fatto il 17 gennaio 1942 in seguito agli avvenimenti bellici.
La bandoliera, con relativa giberna, era un accessorio indispensabile per le truppe a cavallo ed armate di pistola (Carabinieri, Cavalleria ed Artiglieria), ma col tempo la sua utilità pratica andò scemando, arricchendosi però d'ornamenti fino a diventare un simbolo dello status d'Ufficiale da sfoggiare con la grande uniforme. Fino al 1915 tali accessori rimasero appannaggio delle sole Armi a Cavallo e il loro colore era dettato da quello dei bottoni delle relative uniformi, dipendendo così dall’arma di appartenenza: argento per Cavalleria e Carabinieri, oro per Artiglieria. Con lo scoppio della prima guerra mondiale l’uso della bandoliera e della giberna fu abolito per essere ripristinato nel 1926, quando venne esteso agli Ufficiali di tutte le Armi (non più solo quelle a cavallo). Nel 1934, con la riforma Baistrocchi delle uniformi, si decise poi di uniformare al colore dorato i bottoni delle uniformi di quasi tutte le armi dell’Esercito, adottando anche un unico tipo di bandoliera di colore dorato. Gli accessori dell’Artiglieria rimasero però sempre riconoscibili: la bandoliera, infatti, si differenziava per la forma dei decori, mentre la giberna non era color argento e decorata sul fronte con l’aquila sabauda come per tutti gli altri corpi, ma, come quella in esame, di colore dorato e ramato e con il fregio dell’arma sul fronte.

Altre informazioniStemmi, emblemi e marchi

Tipologia: stemma
Identificazione: artiglieria
Posizione: fronte
Descrizione: due cannoncini incrociati sormontati da granata fiammeggiante

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