
produzione bresciana
moschetto
Carcassa di moschetto in acciaio brunito: dell’arma rimane soltanto la culatta, priva di otturatore ma ancora unita al grilletto, la canna con in corrispondenza della volata la tacca di mira e la baionetta a spiedo di sezione triangolare solidale alla canna e un tempo ripiegabile. Sulla culatta sono presenti i punzoni che riferiscono il numero di matricola, l'arsenale di produzione e l'anno di fabbricazione dell'arma; dove un tempo si trovava l’alzo graduato si legge l’indicazione del calibro.
Carcassa di moschetto da cavalleria "modello 1891 sistema Mannlicher- Carcano", identificato dal numero di matricola "OB 2639".
Tale moschetto derivava dall’omonimo modello di fucile che rappresentò l’arma più diffusa presso l’esercito italiano durante la Prima Guerra Mondiale. Il fucile mod. 1891 (la cui denominazione si riferiva all’anno di adozione), era alimentato con caricatori da sei cartucce da 6,5 mm e fu la prima arma di piccolo calibro ad essere adottata da un esercito nazionale. Esso impiegava il sistema di alimentazione a pacchetto brevettato dall’austriaco Ferdinand Ritter von Mannlicher, mentre il progetto dell’otturatore era dell’italiano Salvatore Carcano, capotecnico della Regia Fabbrica d’Armi di Torino. Rispetto ai fucili nemici, il modello italiano 1891 disponeva di un colpo in più nel caricatore e aveva il vantaggio di usare cartucce di peso inferiore, che potevano quindi essere trasportate dai soldati nelle giberne in maniera più comoda e in numero maggiore. Esso si dimostrò così un’arma sempre affidabile, robusta e precisa in tutte e tre le sue versioni: fucile, moschetto da cavalleria e moschetto per truppe speciali. Il moschetto da cavalleria "modello 1891 sistema Mannlicher- Carcano" differiva dall’omonimo fucile principalmente per la minore lunghezza complessiva, per la cassa in legno accorciata, per il manubrio dell’otturatore piegato e per la baionetta a spiedo fissata alla canna, ma ripiegabile al di sotto di essa (i fucili dello tesso modello erano infatti dotati di una sciabola- baionetta rimuovibile dalla canna). Esso era destinato infatti a truppe (cavalleria, carabinieri e arditi) che necessitavano di un’arma più maneggevole e di ingombro ridotto. Esisteva poi una tipologia specifica di moschetto mod. 1891 progettata appositamente per le truppe speciali (genieri, artiglieri, mitraglieri e ufficiali inferiori): esso aveva le stesse dimensioni e caratteristiche del moschetto di cui era dotata la cavalleria, ma differiva per la cassa in legno più lunga e la baionetta amovibile simile a quella del fucile.
Per quanto riguarda l'oggetto in esame, in base ai punzoni presenti sulla culatta, si può affermare che esso fu prodotto presso la Fabbrica d’Armi di Gardone Val Trompia (in provincia di Brescia) nel 1918.
Bibliografia
Mantoan N.
Armi ed equipaggiamenti dell’esercito italiano nella grande guerra 1915-1918
Novale Valdagno
Gino Rossato
1996
pp. 97-99