
Riolo Terme
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Il parco, che si estende per 12 ettari, fa da cornice alle bianche strutture termali, realizzate tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, in stile classico con richiami al gusto liberty, alle porte dell’abitato di Riolo. Di recente il complesso termale è stato oggetto di un ampio intervento di riorganizzazione con la creazione di servizi all’avanguardia per le cure tradizionali, l’estetica e il benessere. L’area verde, che si distingue per la gradevolezza e la varietà del contesto, si articola in un settore ornamentale intorno alle strutture termali, con ampie aiuole alberate in prevalenza di sempreverdi tipici dei giardini ottocenteschi, e da un settore boscato che risale la pendice sino a un panoramico pianoro sulla sommità. Il patrimonio arboreo del parco, che custodisce molti esemplari riconducibili all’impianto originario, è di particolare valore storico-paesaggistico oltre che ambientale. Ai piedi della collina, circondata dal bosco, si trova una cappella dedicata alla Madonna della Salute eretta all’inizio del Novecento.
Il parco conserva gran parte dell’assetto originario, con un settore ornamentale di impianto regolare e geometrico che contorna le strutture termali e una densa macchia boscata che riveste la retrostante pendice, di gusto romantico, percorsa da ombrosi vialetti diretti a un pianoro sommitale dal quale si apre un bel panorama sul paesaggio collinare circostante. Dall’ingresso monumentale un lungo asse prospettico, sottolineato da aiuole fiorite con erbacee annuali, tappezzanti, cespugli di bosso e agrifoglio, raggiunge la bella facciata classicheggiante del Padiglione Oriani, l’edificio principale del complesso, completato ai lati da due palazzine gemelle in stile analogo. Nell’insieme gli edifici definiscono un grande spiazzo quadrangolare, segnato al centro da una fontana circolare in pietra e ai vertici da quattro aiuole formali che ospitano ognuna un imponente esemplare di cedro dell’Himalaya (tre risalgono all’impianto originario). Una serie di vialetti pedonali si dirama dal settore centrale, tra belle aiuole alberate, per confluire nell’ampio viale carrabile ad anello che circoscrive l’ambito degli stabilimenti termali, ombreggiato da annosi e malandati ippocastani e platani. Le aiuole, ombreggiate da alte conifere (cedri, abeti rossi, tuie, pini), sono limitate da cordoli d’epoca in cemento sagomato e rivestite di Hypericum calycinum, una tappezzante sempreverde di origine esotica che si è largamente diffusa anche nel bosco retrostante. Tra le poche latifoglie presenti si notano un filare di vecchie catalpe presso il grande chiosco per la mescita delle acque termali e giovani impianti di ippocastani e tigli realizzati nell’ambito del rinnovo del patrimonio arboreo in corso negli ultimi anni. Grandi vasi di oleandri e altri arbusti ornamentali sono disposti intorno agli edifici. Verso l’ingresso più a monte, nei pressi del Padiglione Murri, oggi adibito a centro congressi, dell’adiacente Grand Hotel Terme, si trova un bel boschetto di pini neri e pini domestici che ombreggia la vecchia pista da ballo ancora in uso. Nel parco sono interessanti anche i numerosi elementi di arredo che ne testimoniano il carattere storico, tra cui soprattutto le sedute di varie fogge e materiali). Alle spalle degli stabilimenti il parco sfuma in un denso bosco misto di querce in cui spiccano diversi esemplari notevoli, in prevalenza roverelle e forme ibride di farnia e rovere. Un largo viale in ghiaia di alti tigli risale con ampie curve sino al pianoro sommitale, dove un tempo sorgeva il complesso di Villa Margherita, oggi occupato da un boschetto misto di sempreverdi (cedri, pini, cipressi). Nel sottobosco arbustivo risaltano le scure chiome del laurotino, mentre sulla lettiera di foglie spiccano viole, primule, pervinca e la rara orchidea Cephalanthera damasonium. Appartata nel bosco si scorge la cappella della Madonna della Salute, intonacata di bianco come tutti gli edifici del complesso termale. Ancora ben riconoscibile è la bella scalinata in pietra che un tempo collegava Villa Margherita alla sottostante area termale, sottolineata da muretti in pietra e cordoli di selenite.
Le proprietà terapeutiche delle acque di Riolo erano note sin dall’antichità, come testimoniano ritrovamenti archeologici romani rinvenuti nei pressi delle sorgenti, situate nelle colline prossime all’attuale sede termale. Agli inizi dell’Ottocento le acque iniziarono a essere sfruttate in modo più organizzato dalle autorità locali, che nel 1824 attuarono una prima sistemazione dell’area circostante le fonti in modo da facilitarne l’accesso e la fruizione; grazie anche al miglioramento della viabilità di fondovalle verso la Via Emilia, le terme cominciarono a essere frequentate anche da forestieri, dando inizio alla stagione del termalismo della cittadina (che prese il nome di “Riolo delle acque”). Nel 1870 l’amministrazione comunale decise di realizzare un nuovo e più moderno stabilimento termale, trasferendo le strutture nella sede attuale, sui più comodi terreni a lato della strada di fondovalle. Il grande progetto venne affidato all’ingegnere bolognese Antonio Zannoni, con la collaborazione dell’architetto riolese Anselmo Mongardi e poi dell’ingegnere Filippo Buriani, mentre Flavio Costa, appartenente alla famiglia di giardinieri che a Bologna curava gli spazi verdi della Villa Reale (l’ex monastero di San Michele in Bosco poi divenuto sede degli Istituti Ortopedici Rizzoli), venne incaricato di realizzare un grande parco a corredo del nuovo complesso termale. Il contratto prevedeva la messa a dimora di 850 piante ornamentali, per un prezzo complessivo di 1.650 lire, tra i quali figuravano 120 platani, 120 ippocastani, 75 abeti americani, quattro cedri dell’Himalaya e quattro di magnolia in esemplare, cipressi di Lawson, varie specie di tuie, ginepri della Virginia, tassi e cespugli in varietà. La realizzazione del parco, come testimoniano documenti e fotografie d’epoca, precedette di pochi anni l’inaugurazione dello Stabilimento Idroterapico avvenuta il 24 luglio 1877. Pochi anni dopo, tuttavia, il Comune di Riolo fu costretto a vendere il complesso termale, per sanare il dissesto finanziario causato dalla realizzazione degli stabilimenti. Nei decenni successivi si susseguirono vari passaggi di proprietà e nuove opere che resero le terme sempre più note e frequentate da illustri medici e personalità pubbliche (tra cui il letterato Alfredo Oriani, che risiedeva a pochi chilometri di distanza, nella villa del Cardello presso Casola Valsenio). Nel 1915 la cittadina assunse il nome di Riolo Bagni, sostituito nel 1957 dall’attuale Riolo Terme. Durante il periodo bellico le terme subirono notevoli danni, tra cui la distruzione di Villa Margherita, il grande edificio di fine Ottocento con annesso teatro e casinò che dominava dalla sommità del versante l’intero complesso, e dei due edifici gemelli laterali al padiglione principale (ricostruiti nel dopoguerra). A partire dal 1990, la nuova proprietà ha intrapreso importanti opere di riorganizzazione delle strutture realizzando, tra l’altro, la grande piscina termale su nuovi terreni acquisiti al confine orientale dell’area. Un’attenzione particolare è riservata anche alla cura del parco, con programmi di monitoraggio delle alberature più imponenti e di graduale sostituzione degli esemplari senescenti, preservando il valore ornamentale e storico dell’area verde.
Esemplari di rilievo Gli esemplari arborei più significativi si concentrano in prevalenza nei dintorni degli stabilimenti termali e risalgono in gran parte all’epoca di realizzazione del parco. In molti casi le piante si presentano in condizioni precarie (cavità del legno, torsioni del tronco, vecchie stroncature e ferite mal rimarginate), aggravate dall’età avanzata. Degno di nota è il gruppo di tre sequoie della California che svetta compatto nei pressi dell’ingresso principale, con le belle cortecce rossastre e fibrose che sottolineano la maestosità del tronco; le dimensioni sono davvero ragguardevoli (diametri di 111, 124 e 128 cm) anche se le cime di due esemplari sono state malauguratamente danneggiate da un fulmine.
Esemplari di rilievo Di un altro albero che caratterizzava l’ingresso alle terme dalla portineria e che, insieme alle sequoie, era l’emblema del parco, oggi è purtroppo visibile solo il grandioso scheletro mantenuto in piedi dopo la morte recente: un cipresso rosso occidentale (Thuja plicata) a portamento policormico, con una diametro di 160 cm.
Esemplari di rilievo Nelle aiuole intorno alla fontana davanti al Padiglione Oriani risaltano tre grandi esemplari di cedro dell’Himalaya, oggi di aspetto molto compromesso, che sono ritratti in molte fotografie e cartoline d’epoca a partire dall’inaugurazione delle terme. Un primo esemplare, provvisto di cartellino, ha un diametro di 150 cm, mentre i due che crescono nelle opposte aiuole hanno diametri di 130 e 162 cm (il quarto cedro è stato sostituito da un giovane esemplare della medesima).
Esemplari di rilievo Nell’aiuola davanti all’ingresso del Grand Hotel si impone la chioma davvero maestosa di un altro grande cedro (diametro 121), indicato come cedro dell’Himalaya ma con caratteri dubbi, con un intreccio delle ramificazioni davvero apprezzabile.
Esemplari di rilievo A poca distanza, verso l’ingresso principale spicca un altro cedro (diametro 142 cm), isolato in una piccola aiuola, la cui chioma svetta sulle piante vicine. In altri luoghi del parco si possono incontrare altri esemplari di cedro, platano e ippocastano, con diametri uguali o di poco inferiori al metro, anch’essi ormai più che centenari.
Esemplari di rilievo Degno di nota, infine, è l’esemplare isolato di roverella (diametro 90 cm) che domina lo spiazzo sul retro del Padiglione Oriani, dalla bella chioma allargata, che anticipa lo splendido scenario del settore boscato del parco, che custodisce diversi altri alberi maestosi, con diametri superiori al mezzo metro.
via Firenze 15
Riolo Terme (RA)