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VG Eremo di Ronzano - BO
VG Eremo di Ronzano – BO
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Bologna

Aree verdi dell'Eremo di Ronzano

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VG Eremo di Ronzano - BO
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Via di Gaibola, 18 – Bologna (BO)

Tel: 051 581443 – bruno.zanirato@poste.it

Giardino storico

L’antico complesso monastico, di cui parla Dante nella Divina Commedia (Inferno, canto XXIII), si erge sulla boscosa sommità del colle di Ronzano (285 m), subito sopra il Parco Villa Ghigi, con il quale confina per un tratto. Situato in posizione dominante sulle colline in vista della città, si trova al centro di una proprietà di una trentina di ettari, in parte coltivata, che comprende grandi esemplari arborei (pini domestici, cipressi, roverelle), un castagneto, un vigneto, un oliveto e uno specchio d’acqua. In origine romitorio femminile e poi sede dei cosiddetti Frati Gaudenti, nel ’400 passò ai Domenicani, che gli conferirono l’attuale assetto. Nel corso dell’Ottocento venne trasformato in residenza privata e per qualche decennio fu l’abitazione dello storico e archeologo bolognese Giovanni Gozzadini. Dagli anni ’20 del secolo scorso l’eremo è divenuto di proprietà dell’ordine dei Servi di Maria, tornando all’originaria vocazione religiosa.

Il colle di Ronzano è uno dei rilievi più caratteristici della prima collina bolognese. Dalla sommità e da altri punti delle proprietà dell’eremo si ammira un panorama molto vasto e suggestivo sui colli circostanti che sfumano verso la pianura, con il santuario della Madonna di San Luca quasi a portata di mano e, in primo piano, la città di Bologna, mentre verso sud-ovest lo sguardo raggiunge i rilievi dell’alto Appennino bolognese sino al crinale tosco-emiliano. I terreni dell’eremo, insieme al sottostante Parco Villa Ghigi, contribuiscono a disegnare un paesaggio armonioso e ricco di elementi tradizionali tipici delle prime colline bolognesi, nel quale le ampie superfici prative, segnate da vecchi filari di peri, ciliegi, mandorli e sorbi, si alternano a lembi di bosco cresciuti su coltivi abbandonati o che rivestono da più tempo le pendici del colle. A un grande vigneto realizzato diversi anni fa nella parte sommitale del colle, si affiancano piccoli frutteti tra i quali si distingue, sul versante esposto a sud, un giovane impianto di ulivi (la presenza della specie è documentata a Ronzano sin dal ’300). Una curiosità è il bel castagneto da frutto nella pendice sottostante l’eremo, che è probabilmente quello più a bassa quota del Bolognese. L’odierno accesso all’eremo è una sterrata che si stacca da via di Gaibola e raggiunge da sud l’antico edificio monastico, affiancato da un ampliamento della seconda metà del secolo scorso; la strada attraversa un lembo boscato in cui spiccano le chiome a ombrello di alcuni maestosi pini domestici, oltre a vecchie querce e castagni. Anche il complesso monastico è circondato da una macchia alberata in cui, accanto a giovani cedri e altre specie ornamentali, risaltano secolari roverelle. Uno degli elementi più caratteristici del luogo è il doppio filare di cipressi che segna l’antico viale di accesso alla chiesa, cantato da Enrico Panzacchi e ricordato da Giosuè Carducci, la cui integrità è oggi parzialmente compromessa dai disseccamenti delle chiome di alcuni degli esemplari più maestosi. Di antica origine è anche il castagneto da frutto sul versante settentrionale del colle, nelle immediate adiacenze dell’eremo, secondo Gozzadini preesistente all’arrivo dei domenicani. Il castagneto, in buone condizioni anche se molte piante portano i segni di drastici tagli, ha la tipica fisionomia del prato alberato, con grandi esemplari ad alto fusto che ombreggiano una spessa lettiera ricca di fioriture nemorali tipiche dei boschi circostanti. Nei punti a maggiore pendenza del castagneto crescono dense macchie di arbusti e altri esemplari arborei che affiancano i castagni, tra i quali spicca un gruppetto di faggi, introdotto nei decenni passati dai frati e prelevato da faggete dell’Appennino bolognese. A Ronzano è, infine, presente uno specchio d’acqua artificiale, realizzato negli anni ’60 del secolo scorso a scopo irriguo, che raccoglie le acque sorgive particolarmente abbondanti sul colle; è completamente circondato da un bosco in cui prevalgono le robinie e raggiungibile attraverso un comodo e largo sentiero che poi costeggia un tratto di sponda. Sui bordi del laghetto crescono alcuni alti pioppi neri e radi lembi di vegetazione igrofila con cannuccia di palude, carici ed equiseti.

Sul colle di Ronzano si rifugiò nel 1140 la nobildonna Cremonina Piatesi, con alcune compagne, che vi costruì un romitorio poi ampliato dalla nipote. Il complesso religioso fu acquistato nel 1267 da Loderingo degli Andalò, uno dei primi gran maestri dei Frati della Beata Gloriosa Vergine Maria, detti “Frati Gaudenti”, un ordine ospedaliero e militare con membri di estrazione in prevalenza aristocratica. Negli stessi anni Loderingo e un altro gran maestro dell’ordine, Catalano dei Malavolti, furono chiamati a governare Bologna e anche inviati in varie città come pacieri da papa Clemente IV. Nel 1266, dopo la morte di Manfredi e la cacciata dei ghibellini dalle città, vennero mandati con questa funzione a Firenze. Dante, probabilmente a torto, li accusò di parzialità, collocandoli entrambi nella bolgia degli ipocriti. Nel 1475, con l’ordine in decadenza, l’eremo fu ceduto ai Domenicani, che demolirono le vecchie strutture ormai fatiscenti e affidarono all’architetto Gaspare Naldi la costruzione del nuovo convento, la cui chiesa venne dedicata a San Vincenzo (il domenicano spagnolo Vicente Ferrer). Con la soppressione degli ordini religiosi in epoca napoleonica, il complesso di Ronzano fu venduto ai privati, subendo varie trasformazioni. Nel 1848 la proprietà venne acquistata dal conte Giovanni Gozzadini, che pur utilizzando l’eremo come residenza avviò una serie di restauri per riportarlo all’antico splendore e ne fece la sede di un cenacolo culturale a cui parteciparono i bolognesi più illustri del tempo (Marco Minghetti, Aleardo Aleardi, Giosuè Carducci, Enrico Panzacchi, Carlo Pepoli, Alfonso Rubbiani e altri). Dopo l’estinzione della famiglia Gozzadini, Ronzano passò ai conti da Schio, ai quali appartenne sino al 1921, quando tornò a essere un luogo sacro con l’insediamento di una comunità dell’ordine dei Servi di Maria, lo stesso della trecentesca basilica bolognese di Santa Maria dei Servi in Strada Maggiore.

Esemplari di rilievo La mistica bellezza del luogo, davvero unico nella collina bolognese, è completata da un notevole corredo di alberi monumentali. Un po’ ovunque lungo le pendici del colle, ma in particolare nelle aree prative intorno al monastero, si ergono roverelle secolari. Le più imponenti (diametri 96 e 112 cm), affiancano a sud e a nord una fontanella con vasca-abbeveratoio lungo la carrareccia che conduce alla facciata della chiesa.

Esemplari di rilievo Un bell’allineamento di queste querce, inoltre, accompagna il sentiero che conduce al prato a nord dell’edificio religioso: si incontra subito una prima roverella (diametro 90 cm), poi un allineamento di sei a margine del prato (la primo con una enorme protuberanza alla base); in fondo al prato, a caratterizzare la veduta sui colli occidentali, sono presenti altre due roverelle, solo un poco più piccole (diametro 80 cm) ma comunque imponenti per la posizione isolata. Il bel filare di roverelle che costeggia il prato che si estende a margine del pendio boscato verso nord, continua anche scendendo verso ovest (con esemplari dal diametro di 70-90 cm), forse lungo il tracciato di un antico sentiero, quasi a chiudere il castagneto sottostante.

Esemplari di rilievo Verso est, in bella evidenza sullo sfondo della città, tre pini domestici svettano accanto al vigneto in fondo al filare di cipressi. Probabilmente si tratta di alberi più che centenari, se, come pare, facevano parte dei sei esemplari portati dalla pineta di Ravenna e fatti piantare da Giovanni Gozzadini nel 1849 (il più grande ha un diametro di 75 cm).

Esemplari di rilievo L’elemento naturale che rende davvero indimenticabile l’eremo è, tuttavia, il solenne doppio filare di cipressi, 16 sul lato sud e 14 sul lato nord, che definiva l’ultimo tratto dell’antica via di accesso al monastero. A parte alcuni giovani piante inserite in sostituzione di esemplari morti, i diametri dell’allineamento a nord vanno dai 60 agli 85 cm, con l’eccezione dell’ottavo esemplare, caratterizzato da grossi rigonfiamenti e robusta ramificazione, che raggiunge i 96 cm. Scrivendo nel 1851 dei cipressi di Ronzano, Gozzadini, sulla base di antichi documenti, calcolava che potessero avere 286 anni, ipotizzando che fossero stati piantati dai Domenicani nel 1565. In un bel disegno delle proprietà del monastero del 1761, peraltro, il filare di cipressi a lato della via, disegnato con precisione e con i profili caratteristici, è uno soltanto e proprio quello a nord della strada, dove ancora oggi sono presenti gli esemplari più monumentali.

Edifici e manufatti
Tipo: convento
Particolarità: Nel convento, oltre al chiostro ornato da una cisterna quattrocentesca, profondamente impoverito e modificato nel corso dell’Ottocento (colonne e capitelli furono venduti), si può visitare la Sala Capitolare o dei Priori, ora adibita a cappella, con gli stemmi di Loderingo degli Andalò e degli altri priori.
Tipo: chiesa
Particolarità: La chiesa di San Vincenzo, dalla semplice ma elegante facciata, è a una sola navata, con quattro cappelle per lato; dal punto di vista architettonico la sua struttura è tipica della transizione tra lo stile gotico e quello rinascimentale. Sulle pareti della chiesa e nelle cappelle sono visibili diversi frammenti di affreschi, di recente restaurati, tra cui un’Annunciazione e una rappresentazione di San Domenico e dell’ordine da lui fondato. Nella quarta cappella a destra è stata collocato un trecentesco altorilievo in marmo della “Vergine dei Gaudenti”, che un tempo era situato sulla porta d’ingresso del convento.

Provvedimenti di tutela DLgs n. 42/2004, art.10

Provvedimenti di tutela DM (L. n. 1497/1939)

Provvedimenti di tutela Dlgs n.42/2004, art.136, lett c) e d)

Dove si trova

Via di Gaibola, 18

Bologna (BO)

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