
1828/ 1883
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n. Ris-0184
Nato a Genova il 14 dicembre 1828 frequentò i corsi della locale Accademia Ligustica circa dal 1840 al 1847: in particolare fu iscritto nel 1842 al corso di "principi di figura" e negli anni 1845, 1846 e 1847 vinse alcuni premi nei concorsi interni fra gli allievi delle diverse classi. Compiuti gli studi (improntati al rigido tradizionalismo vigente in quegli anni presso l'Accademia genovese), ed in certa misura in contrapposizione a questi, svolse fra il 1849 e il 1852 l'attività di illustratore, pungente e immediato, per i giornali satirici repubblicani La Maga e La Strega. nche l'attività pittorica di questi primi anni, del resto, si pose in antitesi con la tradizione accademica, fondandosi infatti su un verismo di "genere", come testimonia fra l'altro il titolo di un dipinto esposto alla Promotrice genovese del 1851: Il primo dolore (ubicazione ignota). Negli anni immediatamente successivi, ossia fra il 1852 (anno in cui è documentata la sua presenza a Genova: Arch. dell'Acc. Ligustica, filza Pensione Durazzo)ed il 1857, il C. si dedicò da una parte al ritratto, improntando i propri modi sempre a un verismo che accentua i dati di lettura psicologica, dall'altra ad una ricca produzione grafica, costituita in gran parte da stampe litografiche. Il 1858 segna il passaggio del C. alla pittura a tematica storico-letteraria, che costituirà per circa un decennio la sua attività prevalente e di maggior successo, anche se non certo la più significativa. Va d'altra parte rilevato che l'adesione del C. a questo genere conserva una sua precisa caratterizzazione nella elaborazione di una pittura a tinte calde, libera in certa misura dal compassato e rigido disegno degli esempi contemporanei, e tesa a valorizzare i dati di un'emotività di tipo romantico.
L'esordio del C. nel "genere" storico-letterario è costituito appunto dai dipinti del 18583 ossia Boccaccio e le novellatrici fiorentine (già Genova, prefettura) e Raffaello e la Fornarina. Ed ancora nel 1865 – anno in cui fu nominato accademico di merito presso l'Accademia genovese – eseguì il dipinto che fra quelli storici dovette assicurargli, per il suo truculento romanticismo, il successo maggiore, ossia Il fine di Alessandro de' Medici:esposto alla Promotrice genovese di quell'anno, fii infatti scelto fra le opere rappresentative della pittura italiana contemporanea da inviare all'Esposizione universale di Parigi del 1867. A Firenze, dove la sua presenza è documentata almeno dal 1865 (Arch. dell'Acc. Lig., filza Pensione Durazzo, 2 maggio 1865), ma dove doveva essersi stabilito già da alcuni anni, fu in stretto rapporto, più dal punto di vista di un generico progressismo che non forse per scelte culturali precise, con il gruppo dei pittori del caffè Michelangiolo, oltre che con alcuni genovesi che si erano stabiliti in quegli anni nella città toscana, e soprattutto, fra questi, con Nicolò Barabino. Muore a Firenze il 31 agosto 1883.