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Sacro Cuore di Maria

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Piazza A. Fratti, 4 – Forlimpopoli (FC)

ambito forlivese

dipinto

tela/ pittura a olio
sec. XIX (1800 – 1899)

La Vergine è rappresentata stante, a busto intero, in posizione frontale, il capo lievemente reclinato a sinistra, lo sguardo pietoso. Veste la tunica rosa e il mantello azzurro che le copre il capo, tradizionali dell'iconografia mariana. Tiene la mano destra sollevata in atto benedicente mentre con la sinistra trattiene un lembo del mantello a disvelare il cuore ardente che le è rappresentato sul petto, per offrirlo alla devozione dei fedeli.

La tela è esempio di una produzione artistica legata alla devozione religiosa ottocentesca. Non vi sono fonti documentali che attestino dell'esecuzione dell'opera (epoca e artista), della sua committenza né, tantomeno, della sua acquisizione nelle raccolte comunali. La tela è sistemata nella cappella oggi intitolata al Cuore Immacolato di Maria, entro la pregevole ancona settecentesca in scagliola e legno, decorata 'a marmoridea' e dipinta. La cappella fu edificata nel 1634 dalla Compagnia dei Battuti Neri e fu utilizzata come oratorio fino al 1679, anno in cui la confraternita si trasferì nella vicina chiesa di San Nicolò donata dal principe Giulio Savelli di Roma. In seguito, la cappella fu intitolata ai Sette Santi Fondatori dell'Ordine dei Servi di Maria dopo ampi rifacimenti attuati fra il 1728 e il 1729 e qui, sull'altare, venne sistemata la tela raffigurante la "Vergine e i Sette Santi Fondatori dell'Ordine", oggi conservata presso il deposito nella Rocca. Ulteriori interventi, in particolare sull'apparato esornativo, furono realizzati nel corso del XIX secolo; è a questo lasso temporale che, presumibilmente, si deve l'esecuzione del dipinto con il Sacro Cuore di Maria, e la sua allogazione avvenuta in occasione dell'istituzione dell' "Unione delle Figlie di Maria". Il culto del Sacro Cuore, o del Cuore Immacolato di Maria si diffonde in epoca tarda, anche se già nel Vangelo di San Luca la devozione al Cuore della Vergine è contenuto come in nuce. In due passi del sacro testo infatti si fa menzione del suo Cuore, presentato come uno scrigno sacro in cui si raccolgono i fatti e i detti di Cristo: "Maria conservava con cura tutti questi fatti considerandoli nel segreto del suo cuore" (Lc. 2,19) e, ancora: "E sua madre conservava tutto ciò nel cuore" (Lc. 2, 51). La prima traccia del culto pubblico è attestata a Napoli nel 1640 con la fondazione della confraternita del Cuore di Maria ad opera di Giovanni Eudes, che diffuse anche la devozione al sacro Cuore di Gesù.
La festività, istituita dalla Chiesa di Roma nel 1805, fu poi estesa a tutta la Chiesa cattolica dal 1944, come rappresentazione della consacrazione dell'umanità al Cuore Immacolato di Maria eseguita da Pio XII nel 1942 durante la seconda guerra mondiale. Inizialmente la festività fu fissata all'ottava dell'Assunzione di Maria, il 22 agosto. Con la riforma liturgica successiva al Concilio Vaticano II, fu spostata al sabato della seconda settimana dopo Pentecoste, in modo da porla immediatamente dopo la solennità del Sacro Cuore, con il grado di memoria facoltativa; nel 2000 è stata resa memoria obbligatoria. Il culto ha per oggetto materiale il cuore fisico, considerato in tutta la sua realtà materica, e, in senso traslato, come oggetto di devozione l’amore di Maria verso Dio e verso gli uomini.

Bibliografia Aldini T.
La Chiesa e il Convento dei Servi in Forlimpopoli
Forlimpopoli
Nuova Tipografia
1993
pp. 107-108

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