
notizie prima metà sec. XVIII
dipinto
n. 5362
La scena rappresenta, sulla sinistra, Gesù crocifisso che, staccandosi dalla croce e librandosi a mezz'aria, appare in visione a San Pellegrino Laziosi che, semidisteso a terra e sostenuto da un angelo, sulla destra, mostra la gamba piagata che verrà dal Cristo miracolosamente risanata. Su di uno sfondo di nubi, illuminato da una luce soffusa e dorata, appaiono schiere di angeli in volo.
Il dipinto fa riferimento al miracolo per il quale San Pellegrino Laziosi è conosciuto e venerato, ossia alla portentosa guarigione dalla dolorosa piaga alla gamba provocata dalla cancrena che aveva colpito l'arto quando Pellegrino aveva circa sessant'anni. Pellegrino, in vita, si distinse per la stretta osservanza della regola monastica, praticando atti di rigorosa penitenza: fra questi, stando a quanto tramandato dalla "Legenda" pervenutaci attraverso la trascrizione di Nicolò Borghese del 1484, si annovera che egli prediligesse quello di non sedersi, esercizio ascetico che, presumibilmente, gli provocò l'insorgere della piaga cancerosa. Avendo la malattia raggiunto uno stadio preoccupante, il medico del convento dei Servi di Maria di Forlì, Paolo Salaghi, decise per l'amputazione dell'arto per garantirgli salva la vita. Nella notte precedente l'intervento, Pellegrino, raccoltosi in preghiera nella sala del Capitolo innanzi all'immagine del Crocifisso, ebbe in sogno la visione del Cristo che, disceso dalla croce, gli guariva la piaga. La mattina successiva il medico lo trovò perfettamente sanato e non potè che confermare l'avvenuto prodigio. Del fatto miracoloso si sparse subito la voce nella città di Forlì e il religioso acquisì, ancora vivente, fama di santità. Pellegrino Laziosi venne beatificato nel 1609 da papa Paolo V e canonizzato da papa Benedetto XIII nel 1726; assieme a San Filippo Benizi è considerato uno dei santi più venerati dell'Ordine dei Servi di Maria, fondato a Firenze nel 1233.
Stando alle fonti documentali ad oggi disponibili, il dipinto forlimpopolese, eseguito dal pittore Pietro Antonio Placucci nel 1728, si trovava originariamente entro l'ancona del primo altare a destra nella chiesa dei Servi, altare intitolato al taumaturgo forlivese appena due anni dopo la conclusione del processo di canonizzazione. In data imprecisata, quando qui venne allogata la grande pala raffigurante San Filippo Benizi, il dipinto fu sistemato nella cappella laterale del Cuore Immacolato di Maria (già cappella dei Sette Santi Fondatori) e in anni abbastanza recenti, presumibilmente per le condizioni di avanzato degrado in cui versava la tela, questa è stata trasferita nel deposito all'interno della rocca.
Il dipinto forlimpopolese è evidente derivazione della pala raffigurante "Cristo che risana San Pellegrino Laziosi" posta sull'altare della cappella dedicata al Santo nella chiesa di Santa Maria dei Servi a Forlì. Come noto, la cappella-santuario fu edificata fra il 1626 e il 1638 e completata nel 1752. Da quanto si evince dagli atti del processo di canonizzazione avviato nel 1696 e, nella fattispecie, nella perizia redatta dal pittore Carlo Cignani in quella occasione, il dipinto forlivese venne inizialmente reputato opera di Giovanni Pritelli, detto Giannone (morto nel 1648). Nella perizia, peraltro, il Pritelli viene descritto "copista attento, ben voluto dal Cantarini che gli disegnò questa opera e gli fece pure il modello in casa del senatore Bentivogli". Sempre in relazione all’originale, in anni recenti Giordano Viroli, sulla scorta di Antonio Corbara (che del dipinto si è ampiamente occupato), ha ascritto definitivamente la tela forlivese al catalogo di Simone Cantarini (Pesaro 1612-Verona 1648); l'attribuzione si fonda su quanto desunto dagli "Annales Servorum" (vol II, p. 572, edizione del 1721) che, riferendosi chiaramente a questa opera, specifica che la pala fu dipinta dal "Pesarini dictus Cantinini (ossia Simone Cantarini da Pesaro) iuxta preaclaram Guidoreni (sic) ideam Bononiae" (Viroli 1996).
Bibliografia
Aldini T.
La Chiesa e il Convento dei Servi in Forlimpopoli
Forlimpopoli
Nuova Tipografia
1993
pp. 107-108
Bibliografia
Viroli G.
Pittura del Seicento e del Settecento a Forlì
Bologna
Nuova Alfa Editoriale
1996
p. 35