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Il cardinale d'Albornoz entra a Forlimpopoli dopo l'assedio e la distruzione della città

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Piazza A. Fratti, 4 – Forlimpopoli (FC)

Bacchetti Paolo

1848/ 1886

dipinto

tela/ pittura a olio
cm
42(a) 54(la)
sec. XIX (1879 – 1881)

n. 3497

Il dipinto rappresenta la scena dell'assedio e della distruzione della città di Forlimpopoli avvenuta nel 1360 ad opera delle truppe guidate dal cardinale Egidio Carilla d'Albornoz e poste al servizio del pontefice Innocenzo VI. Pur nelle precarie condizioni di conservazione si intravvedono sulla destra della tela donne e bambini ammassati sotto le mura di un alto edificio; in primo piano giacciono a terra i corpi senza vita di alcune donne sotto lo sguardo di un soldato mentre, sulla sinistra, viene ritratta una donna che cerca scampo con la fuga. Sullo sfondo si stagliano i profili di una possente torre e di altri edifici della città oramai in rovina.

La piccola tela costituisce, con qualche semplificazione e qualche variante, il bozzetto preparatorio del grande telo istoriato che si custodisce nelle collezioni comunali d'arte, allogato nella sala del Consiglio comunale presso la rocca ordelaffa di Forlimpopoli. Essa, conservando ancora visibili lungo i margini superiore e destro i numeri delle quadrature utilizzate per trasporre il disegno preparatorio sulla superficie da lavorare, restituisce informazioni circa le modalità di esecuzione del sipario; al contempo attesta, di fatto, la prima versione dell'opera e i ripensamenti occorsi 'in corso d'opera' come, ad esempio, la rappresentazione di una figura maschile (un soldato?) al posto della donna con il bambino in braccio che cade sotto i colpi del soldato in primo piano, come comparirà successivamente nel telo. Il dipinto fa parte di un piccolo nucleo di opere del pittore Paolo Bacchetti pervenute nella quadreria comunale di Forlimpopoli tramite acquisizione e, in taluni casi documentata, donazione. In tempi recenti Mariacristina Gori ha tentato di ricostruire il catalogo dell’artista, molto attivo e operoso nel decennio compreso fra il 1874 e il 1886, avvalendosi di una documentazione d’archivio abbastanza ricca ed interessante ma riuscendo a reperire solo una parte della cospicua produzione dell’artista (di molte opere non si è riusciti, infatti, a individuare l’ubicazione poiché andate disperse). Si tratta di una produzione pittorica senza dubbio minore, ‘modesta’ (quantitativamente e qualitativamente) che costituisce, comunque, una preziosa testimonianza – per certo “non trascurabile”, come ebbe a definirla la storica dell’arte – nel più ampio panorama artistico romagnolo e che consente di delineare figure e aspetti della pittura locale della seconda metà dell’Ottocento: il Bacchetti, infatti, fu artista versatile, capace di praticare con una certa padronanza diverse tecniche espressive. Nato a Forlimpopoli il 15 febbraio 1848, questi completò la sua formazione presso l’Accademia di Belle Arti di Ravenna, allievo del più celebre pittore forlivese Pompeo Randi (1827-1880). Dall’artista forlivese Bacchetti acquisisce le tecniche di produzione ma mutua, al contempo, anche la propensione verso alcuni generi pittorici – il ritratto in primo luogo come pure la pittura ad affresco e a tempera – a lui particolarmente congeniali anche se praticati con esiti non sempre all’altezza del maestro. A seguito della brillante formazione, ricevette attestati dall’Accademia di Santa Cecilia in Roma e dall’Accademia di Belle Arti di Firenze; nel 1878 venne designato dalla Municipalità forlimpopolese, insegnante di Disegno nelle scuole comunali quindi, nel 1881, insegnante di Disegno e Calligrafia presso le scuole tecniche. Uno dei primi impegni – certamente uno dei più prestigiosi – che il Bacchetti è chiamato a onorare, è la realizzazione di un ciclo di dipinti con rappresentazioni della vita e dei miracoli di Sant’Apollinare per la basilica Ursiana di Ravenna, in occasione delle solenni celebrazioni per il settimo centenario del Santo protettore della città (23 luglio 1874). La serie delle 17 tavole (oggi disperse) doveva fare parte dell’apparato effimero progettato ed eseguito dal celebre apparatore ravennate Natale Berghinzoni; esse ornavano i pennacchi della volta e della cupola nonché la tribuna della chiesa metropolitana. E’, comunque, il ritratto il genere prediletto dal Bacchetti, quello cui si dedica con i migliori esiti. A questo genere afferiscono parte dei dipinti confluiti nelle raccolte comunali (si tratta per lo più di ritratti ‘ufficiali’ dei personaggi illustri del Risorgimento: dei reali d’Italia, di Giuseppe Mazzini), quelli conservati in collezione privata (ritratti della madre, della figlia, delle cognate Ida e Maria) come, pure, quelli ancora oggi allogati nella sala del Capitolo della cattedrale di Santa Caterina a Bertinoro (ritratti dei vescovi Pietro Buffetti e Giovan Battista Missiroli, eseguiti rispettivamente nel 1875 e nel 1879). A Forlimpopoli Bacchetti è impegnato anche nella realizzazione di importanti cicli pittorici: per la chiesa dell’Immacolata Concezione (più comunemente nota come chiesa del Carmine) nel 1876 (qui realizza l’apparato esornativo del presbiterio e la decorazione del catino della cupola); per la chiesa dei Servi di Maria dove fra il 1873 e il 1875 esegue la decorazione della cappella del Cuore Immacolato di Maria (sue le pitture nel catino e le lunette); per la basilica di San Rufillo dove fra il 1881 e il 1882 realizza le decorazioni della cappella del Ss.mo Sacramento, i due medaglioni della volta nella navata centrale e, ancora, il ritratto di mons. Giovan Battista Guerra. A questa serie di committenze religiose, si affianca, nel 1878-1879, l’incarico per la decorazione del rinnovato teatro comunale (allora intitolato a Carlo Goldoni) per il quale il Bacchetti realizza gli ornati alle pareti, alle balconate, alla bocca d’opera e il medaglione del soffitto (tutti perduti nei lavori di ristrutturazione degli anni Trenta del Novecento) nonché il telo istoriato con la scena della distruzione di Forlimpopoli e l’entrata trionfale del cardinale Albornoz nella città. Provato da dolorosissime vicende familiari e minato nell’animo, Bacchetti muore il 23 marzo 1886 – appena trentottenne – presso l’Ospedale di Santa Maria della Scaletta. Con la scomparsa di Bacchetti viene meno una pittura – come ebbe a definirla Orlando Piraccini – dal “sapore ingenuo, ma non certamente pacchiano di un prodotto di casa, dopo secoli e secoli di importazione di prodotti artistici talora di pregio inconsueto”.

Bibliografia Piraccini O.
Le pitture di Forlimpopoli
Studi Romagnoli
1974
pp. 145-167
pp. 150-151

Bibliografia Aramini A.
Scritti
Forlimpopoli
Nuova Tipografia
1993
p. 359

Bibliografia Gori M.
Il pittore Paolo Bacchetti
Forlimpopoli documenti e studi
1993
pp. 169-201
pp. 167-201

Bibliografia Bartoli S./ Camporesi P.
Nuovi dati sulla chiesa della Immacolata Concezione detta del Carmine
Forlimpopoli documenti e studi
2009
pp.59-116
pp. 94-100

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