
ambito romagnolo
dipinto
n. 3493
Il pontefice è raffigurato volto di tre quarti a destra, presumibilmente inginocchiato dinnanzi a un piccolo altare rivestito di un panno nero su cui poggia un crocifisso da lui trattenuto con la mano destra, mentre con la sinistra compie l'atto di benedizione. Pio VII indossa la tradizionale veste pontificale, ossia la mozzetta di velluto rosso carminio bordata di ermellino sopra la quale porta la stola ricamata. Sul capo è posato lo zuccotto bianco.
Pur nella assoluta modestia dell'esecuzione, l'identità del pontefice – oltre che dalla presenza dello stemma posto in alto a sinistra – è ben riconoscibile per via degli inconfondibili tratti del volto che caratterizzano la sua iconografia (a questo proposito si rimanda al bel ritratto realizzato da Vincenzo Camuccini, oggi conservato presso la Pinacoteca civica di Cesena; ma molti altri sono gli esempi cui riferirsi) e che trapelano i tratti del suo carattere: la dolcezza e l'affabilità che si narra toccasse il cuore di tutti coloro che ne avessero goduto la presenza. La tela forlimpopolese fa parte di una piccola serie di ritratti di prelati (si tratta di Legati pontifici) e pontefici, di cui ad oggi si ignora la reale consistenza, pervenuti e conservati nelle raccolte comunali e presumibilmente allogati, in origine, nelle sale della residenza municipale che aveva la sua sede, prima dell'arrivo dei Francesi in Romagna nel febbraio del 1797, nel palazzo che affaccia sulla piazza Garibaldi, comunemente noto come 'Palazzo della Torre'. Il ritratto nonostante la modesta qualità pittorica, resta, comunque, come testimonianza della "diffusione sempre più capillare nelle sedi periferiche, delle collezioni iconografiche, di norma riservate a vescovi e a cardinali locali" tipica del XVIII secolo. (Tumidei 2005, p. 131). Barnaba Niccolò Maria Luigi (in religione Gregorio) Chiaramonti nacque a Cesena il 14 agosto 1742, penultimo figlio del conte Scipione e di Giovanna Coronata dei marchesi Ghini, nobile casato di Romagna. All’età di 14 anni entrò nel monastero benedettino di Santa Maria del Monte nella sua città natale, prendendo il nome di Gregorio. I suoi superiori, resisi conto delle capacità del giovane, lo inviarono prima a Padova e successivamente a Roma al collegio di Sant'Anselmo perché si perfezionasse nello studio della teologia. Nel febbraio 1775, con l'elezione a papa del concittadino Angelo Braschi, fu nominato priore dell'Abbazia benedettina di San Paolo a Roma. Il 16 dicembre 1782 Pio VI lo nominò vescovo di Tivoli. Il 14 febbraio 1785, per l'eccellente condotta tenuta in questa carica, ricevette la porpora cardinalizia e la cattedra vescovile di Imola.
Alla morte di Pio VI, il Sacro Collegio si riunì in conclave il 30 novembre 1799 nel monastero di San Giorgio a Venezia sotto la protezione austriaca poiché in quel periodo Roma era occupata dalle truppe francesi. Dopo tre mesi di dibattimenti, il 14 marzo 1800 Barnaba Chiaramonti fu eletto papa all'unanimità. Risultò scontata la scelta del nome pontificale, Pio VII, in omaggio al suo predecessore. Incoraggiato dal desiderio di Napoleone Bonaparte di ristabilire il prestigio della Chiesa cattolica in Francia, Pio VII negoziò il Concordato del 1801, sottoscritto a Parigi il 15 luglio e successivamente ratificato il 14 agosto dello stesso anno. Ma l’attrito fra la Francia e la Chiesa di Roma montò così rapidamente che il 2 febbraio 1808 la città fu occupata dai Francesi e, un mese più tardi, le province di Ancona, Macerata, Pesaro e Urbino furono annesse al Regno d'Italia. Rotte le relazioni diplomatiche fra Napoleone e Roma, con un decreto emesso a Schönbrunn l'11 maggio 1809, l'imperatore annetteva definitivamente tutti i territori dello Stato Pontificio. Per ritorsione Pio VII, pur senza nominare l'imperatore, emise una bolla di scomunica contro gli invasori francesi. Nella notte del 5 luglio il palazzo del Quirinale fu aperto con la forza e, in seguito all'ostinato rifiuto di annullare la bolla di scomunica e di rinunciare al potere temporale, il pontefice fu arrestato e tradotto prima a Grenoble e successivamente, passando per il colle di Tenda, a Savona. Dopo oltre due anni ininterrotti di prigionia, gli fu estorta la promessa verbale di riconoscere l'investitura dei vescovi francesi nominati da Napoleone. Nel maggio del 1812 il pontefice fu trasferito a Fontainebleau, vicino a Parigi. Il 19 ottobre 1813 Napoleone fu sconfitto a Lipsia. Di fronte alla penetrazione degli eserciti della Sesta coalizione in territorio francese, Napoleone decise di far ricondurre il suo prigioniero a Savona. Pio VII partì da Fontainebleau il 23 gennaio 1814 in forma privata, vestito da vescovo. Il lungo percorso del prigioniero si tramutò in un trionfo: folle esultanti si accalcarono al passaggio dell'anziano pontefice attraverso il sud della Francia. Il 16 febbraio Pio VII giunse a Savona. Fu qui, forse, che gli fu data la notizia che Roma era stata liberata dal dominio francese. Il precipitare degli eventi e l'abdicazione del 17 marzo indussero Napoleone a liberarlo definitivamente. Il generale ordinò che il Papa fosse condotto a Bologna. La sua prigionia era durata quasi cinque anni. Pio VII fece il suo ingresso a Bologna il 31 marzo. Celebrò la Pasqua a Imola, sua prima sede episcopale, e di qui raggiunse il 7 maggio Cesena passando per Forlì e Forlimpopoli. Il 24 maggio fece il suo ingresso a Roma accolto dalla folla esultante. Il 7 agosto 1814 con la bolla Sollicitudo omnium Ecclesiarum il papa ricostituì la Compagnia di Gesù soppressa da Clemente XIV mentre il Segretario di Stato Consalvi, al Congresso di Vienna, si assicurava la restituzione di quasi tutti i territori sottratti allo Stato della Chiesa. Pio VII spirò il 20 agosto 1823, in seguito a una caduta che debilitò un fisico già fortemente provato dalle fatiche del pontificato. Lo scultore danese Bertel Thorvaldsen fu incaricato della realizzazione dello splendido mausoleo in cui furono deposte le spoglie del pontefice: tale mausoleo rimane a tutt'oggi la sola opera d'arte realizzata da un artista di fede non cattolica all’interno della Basilica di San Pietro.
Bibliografia
Morelli G. (a cura di)
La Dipinta Storia di Ravenna. I pittori Ferrari e gli stemmi nel Palazzo della Prefettura
Ravenna
Longo Editore
2005
pp. 131-149
Tipologia: stemma
Posizione: in alto, a sinistra
Descrizione: Arma pontificale Chiaramonti: 'partito: nel primo della religione benedettina d'argento alla croce del Calvario patriarcale a doppia traversa di nero fondata su monte a tre cime all'italiana di verde e attraversata dalla scritta PAX posta in fascia di nero a caratteri romani; nel secondo trinciato d'oro e d'azzurro alla fascia d'argento attraversante e caricata da tre teste di moro bendate dell'ultimo e poste in palo, al capo d'azzurro caricato di tre stelle a otto punte d'oro poste 1,2.' (Araldica ecclesiastica)