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La ss.ma Trinità con la Madonna e San Giuseppe, San Brizio, Sant'Agostino e San Rufillo

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Piazza A. Fratti, 4 – Forlimpopoli (FC)

ambito romagnolo

pala d'altare

tela/ pittura a olio
cm
118(a) 74(la)
sec. XVII (1600 – 1699)

n. 3473

La scena di devozione è articolata su tre registri sovrapposti. In quello inferiore tre Santi Vescovi – nell'ordine, da sinistra verso destra, Rufillo, Agostino e Brizio – offrono il modellino della città di Forlimpopoli alla Ss.ma Trinità invocandone la protezione. Le tre figure, rappresentate vestite dei tradizionali piviali dagli ampi panneggi, con la mitria e il pastorale, sono facilmente identificabili poiché in corrispondenza di ciascuna è dipinto il nome in latino; inoltre, ai piedi di Rufillo e di Brizio sono raffigurati gli attributi canonici: rispettivamente il drago (a simboleggiare la vittoria sull'eresia ariana da parte del proto-vescovo popiliense) e la fiamma ardente. Il modellino ripropone una veduta della città di Forlimpopoli 'a volo d'uccello'. Si riconoscono la cinta muraria con i torrioni e le porte urbiche. All'interno delle mura sono ben visibili le grandi fabbriche di San Rufillo e di San Pietro mentre, all'esterno, si erge la rocca in tutta la sua imponenza. Nel registro intermedio – a significare il ruolo di intercessori fra i Santi e la Ss.ma Trinità – la Vergine (a sinistra) e San Giuseppe (a destra) sono rappresentati genuflessi su un tappeto di gonfie nubi. In alto domina il Cristo crocifisso dietro il quale si staglia la figura del Padre Eterno avvolto in un ampio mantello rosso. La Santissima Trinità si svela in un bagliore dorato che si apre fra cumuli di nere nubi.

Recenti indagini d'archivio – tuttora in corso – hanno evidenziato come la pala sia stata recuperata negli anni Trenta del Novecento all'interno della Rocca da Andrea Benini, all'epoca conservatore del piccolo Museo civico, in seguito all'abbattimento di una parete della sala al piano nobile nell'ala orientale del complesso (sala oggi destinata alle adunanze del Consiglio comunale) e al rinvenimento dell'antica cappella palatina, edificata nel XVI secolo e dedicata all'Eucarestia. Al suo interno si conservano affreschi eseguiti all'inizio del XVII secolo che rappresentano "Il pane degli Angeli" sulla volta, "La caduta della manna" sulla parete destra e "Il profeta Elia" sulla parete sinistra: in quest'ultima raffigurazione si è voluto riconoscere l'intervento del pittore Francesco Longhi (Ravenna 1544-1618). La pala, pertanto, contrariamente a quanto comunemente reputato di una sua provenienza dall'antica chiesa del monastero di San Giovanni Battista delle Suore Agostiniane, doveva essere allogata all'interno della rocca ed essere destinata a un culto 'pubblico' nonostante il complesso – nel corso del XVI secolo – fosse residenza degli Zampeschi, signori della città. L'ipotesi sarebbe ulteriormente avvalorata dal fatto che la tela è conservata entro una pregevolissima cornice coeva, in legno intagliato, decorata a marmoidea e parzialmente dorata, che reca nella fascia inferiore lo stemma della città di Forlimpopoli. Per quanto concerne il culto di San Brizio, esso è attestato a Forlimpopoli in un lacerto di affresco (molto lacunoso nonostante il recentissimo intervento di restauro) databile fra la fine del XIV e l'inizio del XV secolo e conservato in una più antica cappella a piano terra della rocca. Nell'affresco, raffigurante una scena di "Crocifissione" con la Vergine, San Giovanni Battista, due Santi Vescovi e altri personaggi, in uno dei due prelati Mariacristina Gori ha voluto individuare il martire di Tours, il cui culto fu diffuso dalle truppe guidate dal cardinale Egidio Carrilla d'Albornoz, al servizio del pontefice Innocenzo VI.

Bibliografia Aldini T.
Forlimpopoli. Storia della città e del suo territorio
Forlimpopoli
Nuova Tipografia
2001

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