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Santa Caterina d'Alessandria

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Piazza A. Fratti, 4 – Forlimpopoli (FC)

ambito forlivese

dipinto

tela/ pittura a olio
cm
50(a) 35(la)
sec. XVIII (1740 – 1760)

n. 5360

La Santa è raffigurata frontalmente, a mezzo busto, il capo dolcemente reclinato verso sinistra. Ha la corona sul capo e veste una tunica rosa bordata d'oro e un manto azzurro, trattenuto sulla spalla destra da un prezioso monile. A sinistra è rappresentata la ruota uncinata, simbolo del martirio subito da Caterina.

La piccola tela è allogata come sopra-quadro sull'altare della cappella oggi intitolata al Cuore Immacolato di Maria, entro la pregevole ancona settecentesca in scagliola e legno, decorata 'a marmoridea' e dipinta. La cappella fu edificata nel 1634 dalla Compagnia dei Battuti Neri e da essa fu utilizzata come oratorio fino al 1679, anno in cui la confraternita si trasferì nella vicina chiesa di San Nicolò donata dal principe Giulio Savelli di Roma. In seguito, la cappella fu intitolata ai Sette Santi Fondatori dell'Ordine dei Servi di Maria dopo ampi rifacimenti attuati fra il 1728 e il 1729: è a questa fase di lavori che si potrebbe assegnare la realizzazione della tela. Ulteriori interventi, in particolare sull'apparato esornativo, furono attuati nel corso del XIX secolo in occasione della re-intitolazione della cappella al Sacro Cuore, o al Cuore Immacolato di Maria. Per Orlando Piraccini cui si deve la redazione della scheda di catalogo per conto della Soprintendenza ai Beni artistici e storici di Bologna, il dipinto "mostra chiari ed evidenti riferimenti stilistici con l'ambiente artistico forlivese di metà Settecento". Le modeste dimensioni della tela sono dominate dalla figura della santa raffigurata, isolata, in raccoglimento spirituale e secondo l'iconografia tradizionale: con la corona sul capo a evocare la sua origine regale, la ruota uncinata a rappresentare il carro strumento della tortura. Secondo la tradizione la giovane cristiana venne sottoposta al martirio per ordine dell'imperatore Massimino Daia, in seguito a una disputa sulla natura di Cristo e al rifiuto di conversione al rito pagano. Lo strumento del martirio si ruppe a contatto con il corpo di Caterina, travolgendo i soldati incaricati di infliggerle il supplizio. Successivamente la giovane fu definitivamente condannata a morte tramite decapitazione, atto che tradizionalmente è evocato dalla presenza del ramo della palma, simbolo riservato a tutti i martiri cristiani.

Bibliografia Aldini T.
La Chiesa e il Convento dei Servi in Forlimpopoli
Forlimpopoli
Nuova Tipografia
1993
p. 107, n. 35

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