
ambito romagnolo (?)
dipinto
n. 5350
La piccola tela rappresenta San Martino di Tours, sul dorso di un bianco cavallo, vestito della corazza e dell'elmo piumato, di una gialla tunica e di un mantello rosso dall'ampio panneggio. Il Santo è raffigurato nell'atto di tagliare con la spada il lembo del manto con cui si coprono le nudità del povero mendicante rappresentato di spalle ai piedi del cavallo.
La tela, pur nelle piccole dimensione e nella sua collocazione in alto, sull'altare, rivela grazie all'immagine fotografica realizzata in occasione della campagna di pre-catalogazione, pregevoli qualità esecutive e pittoriche – in particolare, nella resa del Santo a cavallo e nella trattazione della fulgente armatura e delle vesti – che di gran lunga risarciscono delle ingenuità evidenti nella raffigurazione massiccia e "fuori misura" del cavallo e nella sbilanciata e irreale posa del mendicante. Purtroppo l'assenza di documentazione relativa al dipinto non consente di individuare con esattezza l'autore di tale composizione. Un raffronto – per quanto riguarda la composizione, nel suo insieme – si potrebbe tentare con il quadro "San Martino dona il mantello a un povero" originariamente attribuito a Donato Creti, quindi a Felice Torelli (F. Arcangeli, La chiesa di San Martino in San Domenico in Cesena e i suoi dipinti, 1964, p. 60), e più di recente ad Arcangelo Resani (A. Mazza, Pittura bolognese nel territorio cesenate tra Seicento e Settecento, in "Storie barocche. Da Guercino a Serra e Savolini nella Romagna del Seicento", Bologna 2004, pp. 44, 184 nota 100). Ma ancor più stringente parrebbe il raffronto con la tela di Cristoforo Savolini (1639-1677), "San Donnino martire e i Santi Carlo Borromeo, Apollonia e un devoto" datata 1671 e ancora conservata nella chiesa di San Domenico, proveniente dalla soppressa chiesa di San Martino di Cesena: in particolare ci si riferisce alla posa del devoto e alla resa dell'armatura del Santo titolare del dipinto ( vd. Arcangeli, cit., pp. 55-56). Dalle "Memorie" del convento si evince che nel 1735 si provvide alla riedificazione dell'altare dell'Addolorata situato, prima dei lavori di costruzione della chiesa settecentesca, immediatamente sotto il campanile. La pregevole ancona, che risponde nell'apparato esornativo a un gusto tardo barocco o 'barocchetto', è ornata di stucchi opera del plasticatore F. Solari di Lugano. Le rifiniture con ornamenti 'd'oro fino' sono attribuite al forlivese Paolo Modiani. Completano la sistemazione dell'altare la graziosa statua della Madonna Addolorata (di autore ignoto; datata 1734) allogata all'interno della nicchia posta al centro dell'altare e protetta, tuttora, dalle tre lastre di vetro di Murano originali; e il piccolo ciclo con rappresentazione dei "Misteri dolorosi" che fu qui allogato nel 1735 ed è attribuito al pittore forlivese Pietro Antonio Placucci. In ultimo, venne posto come sopra-quadro il dipinto di piccole dimensioni raffigurante 'San Martino che divide il mantello con il povero'.
Bibliografia
Aldini T.
La Chiesa e il Convento dei Servi in Forlimpopoli
Forlimpopoli
Nuova Tipografia
1993
pp. 44 e 92