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afm023836
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formella a rilievo

afm023836
afm023836
Via Sacchi, 4 – Imola (BO)

ambito Italia centro-settentrionale

formella a rilievo

cotto
cm.
31.5(a) 46(la) 4(p)
base minore 40.5
secc. XV/ XVI (1490  – 1510)

n. 1218

Formella in laterizio dalla forma a trapezio rovesciato, con la base maggiore in basso. Una cornice ad ovoli decora il bordo superiore, mentre il centro è interamente occupato dal volto di un cherubino incorniciato dalle ali. Si tratta evidentemente di un elemento decorativo e non strutturale, per quanto l’originaria ubicazione ed utilizzo rimangano dubbi. La forma a trapezio rovesciato è abbastanza originale rispetto ai più comuni profili delle formelle decorative in cotto: i numerosi esemplari presenti al Museo infatti hanno generalmente forma rettangolare con i bordi svasati, per permettere l’inserimento della malta.

La formella, pur eseguita a calco e con procedimento seriale, presenta una buona qualità e freschezza del rilievo, data anche dall’aggetto notevole del volto del cherubino. I tratti somatici del volto sono resi con pastosità. Si notino le labbra dischiuse e le palpebre rigonfie, così come l’ovale pieno del volto, tipico di un putto. Solo la cornice di ali, che sotto il mento diviene fiammeggiante e schematica, quasi come una goletta, lo connota di fatto come un cherubino. Il carattere grazioso e ripetitivo delle formelle si adatta bene ad un rilievo decorativo e di complemento di un’architettura.
Elementi di questo tipo si ritrovano con frequenza e con una serie di varianti nelle architetture sia ecclesiastiche che civili tra Quattro e Cinquecento. Nel territorio imolese si possono notare, oltre che nei piccoli peducci in San Domenico (nel corridoi dell’ex-convento), anche sulla facciata dell’albergo El Cappello prospiciente su via Emila (1484 ca.), ove decorano le ghiere degli archi, o ancora nella cornice sottogronda di palazzo Calderini (1481-1485ca.). 
In particolare i rilievi di quest’ultimo palazzo si prestano ad un confronto molto interessante, sia dal punto di vista formale che tipologico, con la formella del deposito. Non solo i rilievi Calderini hanno l’identico soggetto del cherubino, ma anche in questo caso il profilo delle formelle decorative è svasato, a trapezio, giustificato dall’inserimento in un fregio alternato da mensoloni. Ugualmente il notevole aggetto dei volti appare, in questa originaria ubicazione sottotetto, motivato da esigenze di leggibilità dal basso. Stilisticamente i rilievo appaiono, ad una prima indagine, identici, tanto da poter avanzare una medesima provenienza, se non una produzione all’interno dello stesso ambito e quindi utilizzo degli stessi modelli. 
I rilievi sottogronda della Chiesa del Piratello (1532-1538) presentano anch’essi un motivo a cherubini, pur stilisticamente diversi da quelli del deposito, ma le formelle hanno anche in questo caso il profilo a trapezio, per permettere l’inserimento alternato tra mensoloni. Si deve quindi affermare che anche la formella del deposito avesse in origine un’identica sistemazione.
Per quanto molto sporco di polvere il rilievo sembra ricoperto da un’uniforme patina color ocra chiara.
Per i confronti e le annotazioni stilistiche possiamo datare la formella alla fine del XV – inizi del XVI secolo.

Bibliografia Mancini F.
Urbanistica rinascimentale a Imola da Girolamo Riario a Leonardo da Vinci: (1474-1502)
Imola
Grafiche Galeati
1979

Bibliografia Pedrini C.
Ceramiche e terrecotte come decorazioni architettoniche: un itinerario imolese
Musei Civici di Imola. Le Ceramiche
Imola
Analisi
1991
pp. 10-46

Bibliografia Pedrini C.
Dalla collezione museale alla città: il cotto ad Imola
Il cotto tra storia e ricerca
Firenze
1997
pp. 31-40

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