
1851/ 1922
monumento commemorativo
Il monumento è composto da un’alta base sul cui lato sud è collocato il bassorilievo bronzeo con Anita Garibaldi a cavallo mentre nel lato a nord è raffigurato Giuseppe Garibaldi in atto di raccoglimento dinnanzi al corpo di Anita esamine all’interno della Cascina Guiccioli. Sui lati est e ovest sono poste due ghirlande d’alloro incrociate con delle palme sempre realizzate in bronzo. Il gruppo marmoreo che corona il monumento rappresenta una figura femminile con indosso un’armatura di foggia medievale che, reggendo uno scudo decorato con lo stemma di Ravenna, depone una corona d’alloro sul corpo esamine di un soldato caduto. Agli angoli della base del monumento, a formare un recinto, sono posti quattro leoni in atteggiamento evocativo recanti le date simboliche del Risorgimento italiano: un leone vigile a ricordo del 1831, poiché in atteggiamento difensivo per il 1848, un leone dritto sulle zampe per il 1859 e un altro in atteggiamento vigile che ghernisce uno scudo per il 1870.
Nel novembre 1867 si formò a Ravenna una commissione per rendere i ‘funebri onori’ ai caduti nelle patrie battaglie e in quell’occasione fu aperta una sottoscrizione. Questa esigenza di voler creare un monumento dedicato ai caduti accoglieva la sollecitazione indotta fin dal 1860 da Luigi Carlo Farini il quale, nel corso del suo mandato di dittatore dell’Emilia Romagna, aveva invitato tutti i Comuni a onorare i propri caduti per la Patria. Solo nel 1868 però la commissione decise finalmente di destinare la somma raccolta mediante sottoscrizione a favore della creazione di un «monumento marmoreo a memoria de Prodi morti pel risorgimento italiano dal 1831 al giorno d’oggi», come recitava il testo della lettera circolare datata aprile 1868.
Sarà necessario aspettare ancora fino al 1882 perché, a causa delle poche risorse raccolte per l’erezione del monumento, si decise di far partecipare con il proprio contributo anche l’Amministrazione comunale di Ravenna che nel marzo di quell’anno approvò l’innalzamento di un unico monumento da dedicare ad Anita e ai valorosi ravennati che morirono per la libertà. Di seguito fu bandito il concorso pubblico al quale parteciparono sette artisti. Nel novembre dello stesso anno la commissione giudicatrice approvò il progetto dello scultore fiorentino Cesare Zocchi.
L’opera di Cesare Zocchi dovette essere già portata a termine nel 1886 poiché in un articolo de «il Secolo» fu descritto come «… il monumento di Ravenna [che] sarà, senza esagerazione, tra i più belli che conti l’Italia». Altrettanti giudizi lusinghieri vennero formulati dopo l’inaugurazione del monumento come è testimoniato dall’articolo di Jarro Piccinini critico del periodico «Nazione» il quale scrisse che «… un tal monumento sarà in pregio altissimo, poiché davvero il concetto patriottico vi è sfolgorante». Per l’inaugurazione di questo monumento, che da molti era considerato il capolavoro di Zocchi, l’Amministrazione comunale decise di fissare la data del 1° settembre 1888 che sarebbe coincisa con la presenza di re Umberto I che compiva il suo giro nelle Romagne. Saputo di questa solenne cerimonia i partiti di area radicale, comprendente i repubblicani ed i socialisti, decisero di boicottare l’inaugurazione rifiutandosi di partecipare.
Fin dal 6 agosto, cinquantuno società d’ispirazione progressista (ventotto socialiste e ventitré repubblicane) sottoscrissero un documento di protesta definendo l’iniziativa dell’allora sindaco come un’azione arbitraria «in perfetta contraddizione colle tendenze ed aspirazioni del Popolo Romagnolo».
In effetti, a distanza di soli due mesi, il 4 novembre dello stesso anno i rappresentanti di quest’area politica decisero di replicare la cerimonia di inaugurazione ed invitarono come oratore il primo deputato socialista Andrea Costa. Si trattava di una vera e propria riconsacrazione, o meglio di una «disinfettazione» come dissero i promotori di questa cerimonia. Come atto finale il corteo si recò presso la casa dei fratelli Zirardini per inaugurare la lapide ovvero il monumento che ricordava tutti i ravennati «caduti sul patibolo nelle carceri ed in esilio» dal 1821 fino al 1855 oltre ai trentotto «caduti sui campi di battaglia» dal 1831 al 1867.
Bibliografia
Piraccini O. (a cura di)
Monumenti tricolori : sculture celebrative e lapidi commemorative del Risorgimento in Emilia e Romagna
Bologna
Editrice Compositori
2012
pp. 89, 90, 162-165