
monumento commemorativo
Il busto in marmo (originariamente in bronzo) che ritrae un austero Antonio Panizzi, ha un basamento che riporta sul davanti una scena a basso rilievo con a destra, in piccolo, l’iscrizione: «VICTORIA ANIMI COSTANTIAE»; sempre sul davanti l’iscrizione: «A ANTONIO PANIZZI / I CONCITTADINI / MCMXII»; sul retro: «N. 1797/M. 1879».
Antonio Panizzi (1797-1879) è uno dei protagonisti del Risorgimento reggiano, ma anche uno dei reggiani più conosciuti all’estero. Dopo essersi laureato in giurisprudenza a Parma nel 1818, aprì uno studio legale a Brescello, dedicandosi nel contempo all’attività politica. Sospettato di appartenere alla Carboneria e di aver preso parte alla congiura del 1821, per la quale fu condannato in contumacia, Panizzi lasciò il ducato per stabilirsi dapprima a Lugano, dove nel 1823 pubblicò clandestinamente un violento atto d’accusa contro il regime estense (Dei processi e delle sentenze contra gli imputati di lesa maestà e di aderenza alle Sette proscritte negli Stati di Modena con la falsa indicazione di Madrid: per Roberto Torres, 1823), poi ripudiato dall’autore, ma ripubblicato da Giosue Carducci (Le prime vittime di Francesco 4. duca di Modena, Milano etc., Società editrice Dante Alighieri di Albrighi, Segati e C., 1912). Alla fine del 1823 Panizzi si trasferì a Londra, dove entrò in contatto con Foscolo; e, su consiglio del poeta, si spostò a Liverpool, dove divenne insegnante di italiano. Dal 1828 al 1837 fu professore di italiano all’University College di Londra. Nel 1831 iniziarono i suoi contatti con la biblioteca del British Museum, di cui nel 1856 divenne direttore generale (principal librarian). La British Museum Library era la biblioteca nazionale del Regno Unito e durante la gestione di Panizzi divenne la più grande biblioteca nel mondo. Venne costruita la famosa Reading Room, la sala di lettura a base circolare; venne istituito il sistema di proprietà letteraria riservata (Copyright Act); venne avviata la creazione di un nuovo catalogo, basato sulle novantuno regole di catalogazione (NinetyOne Cataloguing Rules) formulate da Panizzi nel 1841 e che sono alla base dell’ISBD del XXI secolo. In pensione dal 1866, nel 1869 Panizzi ottenne il titolo onorifico di Sir dalla regina Vittoria. Amico personale dei primi ministri inglesi lord Palmerston e lord Gladstone, Panizzi divenne il principale rappresentante del Risorgimento italiano oltre Manica, svolgendo un’opera importantissima nell’attirare alla causa italiana le simpatie dell’opinione pubblica e della classe dirigente inglese. Nel 1851 adottò Raffaele Settembrini, il figlio adolescente di Luigi Settembrini condannato all’ergastolo. Continuò anche l’attività cospirativa; nel 1855, ad esempio, acquistò una nave, The Isle of Thanet (L’Isola di Thanet), per liberare Luigi Settembrini, Carlo Poerio e gli altri prigionieri politici del Regno delle Due Sicilie relegati nell’ergastolo di Santo Stefano. L’audace impresa, che doveva essere guidata da Garibaldi, falli per l’affondamento della nave. Sebbene avesse ottenuto la cittadinanza inglese dal 1832, per la sua opera a favore dell’Italia, fu nominato anche Senatore del Regno il 12 marzo 1868.
Nel maggio 1879, alla notizia della sua morte, il Consiglio comunale di Brescello deliberò di dedicargli una lapide e un monumento. Nel 1880, primo anniversario della morte, fu effettivamente inaugurata una lapide sulla facciata della sua casa natale. Il sindaco dell’epoca Carlo Zatti, noto anche come pittore, gli dedicò un ritratto, di cui fece dono alla cittadinanza il 27 settembre 1880. Il 22 agosto 1882, per sopravvenuti problemi economici, il Consiglio comunale decise però di rimandare l’erezione del monumento. Nel 1897, primo centenario della nascita, venne comunque apposta una nuova targa commemorativa sulla casa di piazza Maggiore.
Nel 1911, nell’ambito delle celebrazioni per il cinquantenario dell’Unità d’Italia, venne finalmente aperta dal Comune la sottoscrizione per l’erezione del monumento. Fu istituito un comitato, presieduto da Francesco Panizzi, ex sindaco del paese e nipote di Antonio; segretario fu nominato invece il sindaco in carica Gino Fortunati. Alla raccolta fondi aderirono anche il Ministero della Pubblica Istruzione e numerose
personalità, nazionali della politica (da Giolitti a Credaro) e della cultura (come Pio Raina). Su indicazione di Naborre Campanini, la realizzazione dell’opera fu affidata all’insigne scultore romano (e massone) Ettore Ferrari, che avviò i lavori nel marzo 1912.
Il monumento, intitolato ‘La fermezza coronata dalla vittoria’, venne collocato nell’antica piazza d’Armi dal brescellese Umberto Bedotti.
L’inaugurazione, celebrata da un numero unico curato dal poeta Telemaco Dall’Ara, avvenne il 13 ottobre 1912. Alla cerimonia intervennero varie autorità e numerosi cittadini, trasportati con treni speciali da Reggio e Parma. Il corteo si avviò di prima mattina dal Municipio, per giungere al Teatro, dove l’orazione ufficiale fu tenuta da Giuseppe Ferrari, che definì Panizzi il «Garibaldi delle biblioteche» e lo accomunò a un altro illustre brescellese, il filosofo Mario Nizzoli. La folla si trasferì poi nella piazza, dove venne suonato solennemente l’inno di Mameli. Dopo le commosse parole di Panizzi e Fortunati, intervenne in rappresentanza del governo il sottosegretario Vicini. Vennero poi liberate 300 colombe bianche, mentre veniva scoperto il monumento. Nella statua, come disse un cronista dell’epoca «l’austera figura del Grande erge nel sole la fronte pensosa, monito e incitamento a ben meritare della patria».
La cerimonia proseguì presso l’asilo infantile, dove venne inaugurata la nuova biblioteca popolare di oltre 3000 volumi ordinata dal maestro Ugo Raimondi. Venne quindi offerto ai convenuti un sontuoso banchetto, durante il quale si registrarono numerosi brindisi patriottici. Quando venne ricordato l’impegno italiano in Libia, il deputato socialista Samoggia reagì con un intervento pacifista, fortemente stigmatizzato da Vicini e dalle altre autorità presenti. Nel pomeriggio venne anche posta la prima pietra del nuovo edificio scolastico nei pressi della stazione.
Negli anni successivi, sempre su proposta di Campanini, un altro busto di Panizzi, realizzato ancora da Ferrari, fu esposto al parco del Pincio a Roma. Durante la Seconda guerra mondiale, il bronzo del busto brescellese venne però «offerto alla patria». Esso fu quindi rifatto in marmo da Carlo Pisi e ricollocato nel 1946. Nel 1947, 50° della nascita, alla base del monumento fu aggiunta una targa con la seguente iscrizione: «…SE GLI ITALIANI CONOSCESSERO / QUALI BENEMERENZE HA IL PANIZZI / VERSO LA PATRIA, NESSUN CITTADINO / SAREBBE TENUTO PIÙ ALTO / NELL’ESTIMAZIONE LORO. (CAVOUR) / I CONCITTADINI NEL 150° ANNIVERSARIO / DELLA NASCITA DI ANTONIO PANIZZI».
Nel 1979, in occasione del centenario della morte, si sono tenuti a Reggio una mostra documentaria e un convegno di studi.
Bibliografia
Piraccini O. (a cura di)
Monumenti tricolori : sculture celebrative e lapidi commemorative del Risorgimento in Emilia e Romagna
Bologna
Editrice Compositori
2012
pp. 77, 78, 79