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il monumento in via Ugo Bassi
il monumento in via Ugo Bassi

statua di Ugo Bassi in piedi con braccio destro proteso, su basamento

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il monumento in via Ugo Bassi
il monumento in via Ugo Bassi
Via Ugo Bassi
Via Ugo Bassi – Bologna (BO)

Parmeggiani Carlo

1850/ 1918

monumento commemorativo

bronzo/ fusione
sec. XIX (1888 – 1888)

La statua in bronzo, posta su alto basamento, ritrae Bassi colto nell’atto di arringare il popolo, con la destra protesa, che accenna idealmente a Roma.

La memoria del padre Ugo Bassi, fucilato l’8 agosto del 1849 dai soldati austriaci in prossimità della Certosa di Bologna (luogo oggi ricordato da una lapide lungo il portico che conduce dal Meloncello alla Certosa), fu vivissima a Bologna sin dall’indomani della sua morte. Una prima proposta per erigere un monumento in suo onore venne presentata nel 1867 dal patriota Giovanni Lambertini, ma non se ne fece nulla sino al 1885, quando venne indetta una sottoscrizione popolare, sollecitata da Aurelio Saffi.
La sottoscrizione si chiuse nel 1888, e finalmente si passò alla realizzazione del monumento, affidato a Carlo Parmeggiani, dopo l’improvvisa morte di Giuseppe Pacchioni, che ne aveva assunta la commissione e già presentato il bozzetto. Il basamento, sempre ideato dal Parmeggiani, ottagonale e con lo zoccolo alto due metri, reca incise le dediche al padre Bassi e al suo compagno di sventura, il milanese Giovanni Livraghi, che insieme a lui venne fucilato.
Bassi è colto nella posa che irriverentemente i bolognesi ribattezzarono ‘caffettiera’, e che ritroviamo anche nel dipinto ‘Ugo Bassi sui gradini di San Petronio’ del pittore bolognese Napoleone Angiolini, conservato nel locale Museo Civico del Risorgimento. La statua in bronzo venne fusa nella fonderia artistica all’ospizio di San Michele, a Roma. L’inaugurazione avvenne l’8 agosto del 1888, nel quarantennale della ‘gloriosa giornata’ dell’8 agosto 1848 che vide i popolani bolognesi scacciare dalla città i soldati austriaci, e nel trentanovesimo anniversario della fucilazione dello stesso padre Bassi.
L’evento rientrò nel fittissimo calendario delle celebrazioni per l’VIII centenario dell’Università felsinea, che videro la riproposizione in amplissima scala dei tradizionali festeggiamenti per la data centrale del Risorgimento bolognese: alle cinque del mattino le Associazioni Popolari locali e le rappresentanze militari convenute da ogni parte d’Italia si riunirono nel cortile del Palazzo Comunale, per poi dirigersi in corteo, con un lungo percorso cittadino che toccava i luoghi più importanti per la memoria bassiana, al monumento eretto nella piazzetta antistante l’Arena del Sole (da dove venne ‘scacciato’ nel 1900 dal monumento dedicato a Garibaldi).
Con musiche e bandiere il corteo toccò dunque piazza Vittorio Emanuele e le lapidi murate nel palazzo comunale a memoria dei caduti per l’Indipendenza, procedette poi sino al luogo della fucilazione, entrò alla Certosa e rese omaggio al monumento di Carlo Monari (il leone ferito simbolo dei martiri delle guerre per l’indipendenza). Rientrò poi in città per porta Sant’Isaia, fece una ulteriore sosta alla lapide dedicata a Garibaldi murata sulla facciata dell’hotel Brun, alle targhe stradali intitolate a Bassi ed infine, attraverso via dell’Indipendenza, si concluse alla Montagnola, di fronte alla casa Rizzoli, deponendo in ogni tappa corone d’alloro in memoriam. Quirico Filopanti tenne la commemorazione ufficiale per il 40° anniversario dell’ 8 agosto. Tra le musiche, venne eseguito un inno dell’8 agosto, oggi del tutto sconosciuto, l’inno di Garibaldi ed il canto degli Italiani di Mameli. Il monumento venne inaugurato nel pomeriggio con un discorso di Aurelio Saffi, alla presenza delle Associazioni, di almeno 150 gonfaloni e bandiere di Società romagnole, popolari e cittadine, delle bande musicali e di molta folla.
Come sempre, critiche e polemiche accompagnarono l’evento e si trascinarono nei mesi successivi, riportate ampiamente dalla stampa locale. Durante la Seconda guerra mondiale, nel bombardamento del 24 luglio 1943, il basamento venne gravemente danneggiato, mentre la statua restò indenne, rimanendo al suo posto, pur traballante, e, come diceva un epigramma clandestino, «additando ai tedeschi la porta della città» («Giornale dell’Emilia», 18 agosto 1945). Abbattuta da un colpo di vento, ebbe spezzato il braccio destro e rischiò di essere avviata in fonderia. A liberazione avvenuta, nell’agosto del 1945, un grande cartello anonimo appeso sul nudo basamento recitava «Ugo Bassi deve ritornare», e così, fortunatamente, avvenne il 7 agosto 1949, in occasione del primo centenario della fucilazione («La lotta», 5 agosto 1949).

Bibliografia Piraccini O. (a cura di)
Monumenti tricolori : sculture celebrative e lapidi commemorative del Risorgimento in Emilia e Romagna
Bologna
Editrice Compositori
2012
pp. 65, 66, 140, 141

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