
monumento commemorativo
La statua ritrae Romagnosi in atteggiamento di meditazione, stante, abbigliato con una toga dagli abbondanti drappeggi e con le braccia raccolte al petto. La mano destra racchiusa a pugno poggia sulla spalla opposta, mentre la sinistra, stretta al busto e rivolta verso il basso, impugna un fascicolo di carte in parte arrotolate. Su basamento quadrilatero è incisa la dedica: «A / ROMAGNOSI / MDCCCLXXIII».
Giandomenico Romagnosi insegnò Diritto Pubblico all’Università di Pavia e partecipò alla stesura del Codice Penale del Regno Italico. Collaboratore del Conciliatore, fu sospettato di cospirazione antiaustriaca.
Il giurista, storico e filosofo è ritratto in atteggiamento analogo a quello del monumento eseguito nel 1867 su commissione del Comune di Piacenza.
Come l’esemplare marmoreo piacentino, anche questo monumento, di dimensioni maggiori del naturale, è realizzato con minime varianti (la torsione del capo, ad esempio) rispetto al bozzetto di gesso che Cristoforo Marzaroli creò nel 1864-1865 circa (Musiari), attualmente custodito all’Università degli Studi di Parma. Tale comune prototipo fu presentato al pubblico dapprima a Firenze, in una mostra d’arte organizzata nell’ambito delle celebrazioni del sesto centenario della nascita di Dante Alighieri (1865). In seguito prese parte all’Esposizione del Primo Congresso Artistico Italiano, svoltosi a Parma nel 1870.
Secondo G. Copertini il modello in gesso è da considerarsi fra le prime opere dell’artista, poiché se ne fa ricordo in una lettera che l’avvocato Ludovico Sozzi (di fatto tutore del Marzaroli) inviò all’amico Mariano Pigorini, farmacista in Salsomaggiore e benefattore del giovane scultore, durante l’alunnato fiorentino del Marzaroli (1859- 60) e perché ne fa testimonianza il Martini: «ad essa volse l’animo il nostro giovane artista sin dai suoi primi tentativi» (Lettera ad Agostino Ferrarini, «Gazzetta di Parma» n. 159 del 1865).
Lo scritto di Sozzi a Pigorini, datato 14 gennaio 1859, termina infatti con il post scriptum «si amerebbe sapere perché la commissione pel monumento a Romagnosi non abbia ancora stabilito di dar l’incombenza del monumento a Marzaroli? Il ministero dell’interno l’ha pur fatto richiedere in proposito dal signor prefetto di Borgo San Donnino !!! ».
Le cronache informano che la statua per Piacenza fu la prima che Marzaroli ricavò dal marmo. Poi, «pieno d’amore verso il paese nativo si accingeva a replicarla, perché fosse ivi collocata, e non chiedeva compenso alla propria fatica». Nonostante il dono del blocco di marmo da parte di Vittorio Emanuele II («Gazzetta di Parma», 9 luglio 1864, p. 607) e l’opera prestata gratuitamente da Marzaroli sin dall’anno successivo, al momento della sua morte il monumento non era terminato (G. Dalla Rosa Prati, 1871) e non lo sarebbe stato che dopo due anni. Il completamento compete a Guglielmo Cornish che, per interpretare il compianto della città natale per la scomparsa del giovane artista, eseguì pure un delicato bassorilievo raffigurante Marzaroli pensoso davanti alla statua, posto alla base di essa. In basso sta scritto: «MARZAROLI IL PENSÒ: NEL FIOR LO COLSE / MORTE, E SCOLPIRLO DI SUA MAN GLI TOLSE / G. CORNISH 1873».
L’inaugurazione della statua nel 1874 pose termine a vent’anni di tentativi da parte del Comune e della cittadinanza di Salsomaggiore di avere un monumento del filosofo loro conterraneo.
Bibliografia
Piraccini O. (a cura di)
Monumenti tricolori : sculture celebrative e lapidi commemorative del Risorgimento in Emilia e Romagna
Bologna
Editrice Compositori
2012
pp. 59, 60, 61, 137