
1859/ 1921
busto
L’opera rappresenta Mazzini secondo l’iconografia più comune, stempiato, con la barba folta ed i baffi, ma le profonde rughe sulla fronte, sul collo e intorno agli occhi e alla bocca ne denotano l’età già piuttosto avanzata. Il volto, delineato con insistito verismo e senza alcun tono encomiastico, trasmette severità, autorità e fermezza.
L’anticlassicismo di Astorri, ben evidente nella definizione del volto di Mazzini, è ancor più insistito nel modellato del busto, asimmetrico, scabro e non finito nella parte di sinistra.
Dopo la morte di Giuseppe Mazzini, avvenuta nel 1872, per onorarlo degnamente a Piacenza si costituì un comitato per la realizzazione di un monumento celebrativo, presieduto da Antonio Bordi, sostenuto dalle riviste locali «Il Piccolo» e «Il Progresso».
Venne interpellato lo scultore piacentino Enrico Astorri, che si era formato artisticamente presso l’Istituto Gazzola di Piacenza e aveva poi studiato presso l’Accademia di Parma e a Genova.
Trasferitosi con lo studio a Milano, aveva realizzato nello stesso periodo, sempre per Piacenza, il grande monumento celebrativo a Giuseppe Garibaldi.
Il busto in bronzo venne fuso a Milano nel 1889. Nello stesso anno il Comitato chiese al Comune di Piacenza di inserire l’opera nel tempietto del Giardino Pubblico Margherita, di fronte alla stazione ferroviaria.
Lo storico Cesare Zilocchi riporta la cronaca della giornata dell’inaugurazione:
"… al tocco si forma il corteo inaugurale e muove da via San Donnino verso il giardino preceduto dalla musica con alla testa i veterani, i reduci e via via le associazioni, ciascuna con i propri distintivi e bandiere. Ci sono tutte, dal circolo dei professionisti ai barbieri, dai pizzicagnoli al comitato dei poveri, dalla progressista ai tipografi, non esclusa l’unione monarchica e i reduci di Savoia. Sulla montagnola varie autorità e personaggi ufficiali attendono l’arrivo del sindaco che si presenta puntuale alle ore 14, accompagnato dagli assessori. La folla si arrampica e maltratta gli arbusti. La musica, postasi sulla spianata dietro il tempietto, intona una marcia, poi s’interrompe di colpo per dar modo all’emozionato Astorri di strappare il telo dal busto. L’effetto rapsodico è buono, ma la banda, che non può vedere, tarda a riattaccare e lo sciupa. Il notaio Luchino dalla Cella consegna l’opera (costata 1.200 lire) al sindaco avv. Achille, il quale parla con sincerità di tardo omaggio delle popolazioni indifferenti all’opera sua […] Molto applaudito l’oratore ufficiale Ernesto Teodoro Moneta, direttore de Il Secolo. Fallì invece miseramente la grande attrazione della serata: la luce elettrica sul giardino durò solo pochi minuti, poi i musicanti, i giovanotti e le signorine, piombarono nel buio. L’impresa incaricata dell’illuminazione, per eccesso di zelo, aveva dato alla dinamo una forza superiore alle resistenze delle lampade ad arco."
Il busto, come raccontano le cronache, fu inserito nel tempietto di gusto neoclassico posizionato su di un’altura nei giardini pubblici, a cui si accedeva con una scala in pietra tra le rocce. Andò a sostituire una statua di Psiche realizzata durante i lavori di costruzione dei giardini. Lo scultore piacentino Camillo Labò completò l’opera, inserendo tra le rocce alcune lastre in marmo, ormai illeggibili, su cui aveva inciso parti del sonetto che Giosue Carducci aveva composto per Giuseppe Mazzini. «EGLI VIDE NEL CIEL CREPUSCOLARE / COL CUOR DI GRACCO ED IL PENSIER DI DANTE / LA TERRA ITALIA / E UN POPOL MORTO DIETRO A LUI SI MISE / ESULE ANTICO, AL CIEL MITE E SEVERO / LEVA ORA IL VOLTO CHE GIAMMAI NON RISE / TU SOL — PENSANDO — O IDEAL, SEI VERO». Il busto è stato fatto oggetto più volte di atti vandalici e per questo è stato restaurato e ricoverato presso le sale del Museo del Risorgimento, in attesa che il tempietto nei Giardini Margherita venga messo in sicurezza.
Bibliografia
Piraccini O. (a cura di)
Monumenti tricolori : sculture celebrative e lapidi commemorative del Risorgimento in Emilia e Romagna
Bologna
Editrice Compositori
2012
pp. 50, 51, 133