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Vittorio Emanuele II a cavallo

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Giardini Margherita
Bologna (BO)

Monteverde Giulio

1837/ 1917

monumento equestre

bronzo/ fusione,
granito di Baveno/ scultura
sec. XIX (1888 – 1888)

Su un alto basamento si erge la statua di Vittorio Emanuele II in sella al suo cavallo.

Il 12 giugno 1888, giorno clou dei festeggiamenti per l’VIII Centenario dell’Università Felsinea — la grande kermesse internazionale che codificò il mito dell’Università bolognese come la più antica d’Europa, scaturita dalla fervida mente di Giosuè Carducci — venne anche inaugurata la grande statua di Giulio Monteverde dedicata al primo re dell’Italia unita, quel Vittorio Emanuele II che, insieme al ‘proletario’ Garibaldi ed al pensoso Cavour (il rivoluzionario ed antimonarchico Mazzini si aggiunse solo più tardi) costituiva la triade dei Padri fondatori del paese. La data del 12 giugno venne scelta non a caso: si commemorava infatti la gloriosa giornata del 1859 che aveva visto la definitiva partenza dalla città delle truppe di occupazione austriache e del Legato Pontificio: la ‘liberazione’ di Bologna dal potere temporale e dallo straniero, come veniva celebrata e festeggiata.
Per l’occasione, in quel solenne ‘88, venne invitato il re Umberto I che, accompagnato dalla regina Margherita, presenziò a numerose inaugurazioni e momenti celebrativi. Alle 5 del pomeriggio, presenti le rappresentanze universitarie di «tutto il mondo» che in mattinata avevano partecipato ai festeggiamenti per l’Università, e «un popolo immenso» assistettero, nella piazza Vittorio Emanuele (oggi piazza Maggiore) allo scoprimento del monumento «al suono della storica campana del Podestà, e della marcia reale intuonata da molte bande musicali».
Il monumento equestre di Monteverde così viene descritto da A. Gatti nelle pagine del giornale dell’Esposizione Emiliana:
«Nel monumento a Vittorio Emanuele si notano, affatto distinte, la parte veramente plastica, cioè il cavallo, e la parte più intimamente concettiva, cioè la figura del Re. Questi è colto nel punto più saliente della gloriosa giornata di San Martino (24 giugno 1859, n.d.r.)… Guardandolo se ne ritrova la faccia soldatesca animata dal pensiero della vittoria, che egli cerca coll’appello caloroso al valore delle truppe piemontesi. Artisticamente la figura è piantata benissimo sugli arcioni, il corpo respira sotto la tunica scomposta dalla foga del movimento interrotto bruscamente nell’arresto del cavallo, e infine l’atteggiamento è scioltissimo e vero. L’animale, malgrado talune ridondanze di modellato e qualche reminiscenza greca nella testa, presenta però un insieme maestoso e non privo di mobilità … L’intero gruppo ha poi proporzioni giuste coll’imbasamento e giustissima è tutta la massa in rapporto con la piazza circostante».
La ditta bolognese Davide Venturi, specializzata in marmi funerari e monumentali, realizzò il basamento.
Il grande monumento rimase nella piazza centrale di Bologna sino al 1944, quando i rivolgimenti politici seguiti alla caduta del Regime fascista portarono alla deliberazione podestarile del 16 marzo 1944 con la quale si abolivano «nelle vie e nelle piazze di Bologna le intitolazioni alla ex-casa regnante …». Pertanto, la piazza già Vittorio Emanuele si chiamò piazza della Repubblica. Il «Resto del Carlino» del 19 marzo 1 944 così scriveva:
«Per un’armonia politica, artistica ed urbanistica la nuova denominazione di piazza Vittorio Emanuele II importava la rimozione del monumento equestre che trovasi tutt’ora fra il Palazzo del Podestà e San Petronio e che da decenni viene giudicato inadatto alla cornice edilizio-monumentale creata dai secoli. La statua di Monteverde sarà trasportata ai Giardini Margherita; i lavori sono già in corso». Smontata e ridotta a pezzi per un più agevole trasporto, la statua venne poi ricollocata in quella che ancora oggi è la sua sistemazione, nel piazzale d’accesso ai giardini in prossimità di Porta Santo Stefano.

Bibliografia Piraccini O. (a cura di)
Monumenti tricolori : sculture celebrative e lapidi commemorative del Risorgimento in Emilia e Romagna
Bologna
Editrice Compositori
2012
pp. 43, 44, 127, 128

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