
1819/ 1897
sec. XIX
notizie sec. XIX
1818/ 1899
busto
Nella sala consiliare del Comune di Ravenna è presente una serie di busti scultorei posti su mensole, che rappresentano alcuni protagonisti del Risorgimento italiano e ravennate: sulla parete sud si trovano i busti di Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Mazzini e Luigi Carlo Farini, sulla parete est quelli di Gioacchino Rasponi e Alfredo Baccarini, sulla parete ovest quello di Vittorio Emanuele II.
La sistemazione dei busti nella veste attuale è riconducibile all’inaugurazione della nuova sala del Consiglio avvenuta il 4 giugno 1899. In quell’occasione alle pareti mancava il busto di Giuseppe Mazzini che fu realizzato nel 1911 per poi esser inaugurato il 9 settembre dello stesso anno. La scelta di allestire questi busti di testimoni del Risorgimento era dettata non solo dalla volontà di rendere omaggio a questi protagonisti della storia ma soprattutto di sacralizzare la stessa istituzione comunale come una figlia dell’Italia unita proprio in quel luogo più simbolico del governo cittadino. Era come creare un ideale pantheon degli eroi che con le loro azioni e le loro idee avevano partecipato attivamente alla formazione dell’Unità d’Italia e della coscienza nazionale. La stessa data d’inaugurazione di questi busti marmorei coincideva con una delle memorie più care ai ravennati; infatti, nel 1899 si celebrava il cinquantenario della trafila garibaldina, vicenda che nel 1849 aveva visto la morte di Anita Garibaldi a Mandriole e la formidabile catena di solidarietà formarsi attorno all’Eroe dei Due Mondi tutta tesa a salvarlo dalle ricerche dell’esercito austriaco.
Collocati sopra a mensole marmoree i busti, prima dell’attuale disposizione, subirono diversi spostamenti. Allo stato attuale sulla parete est della sala consiliare sono collocati i busti di Gioacchino Rasponi e Alfredo Baccarini. Il primo ritratto fu scolpito da Enrico Pazzi quasi certamente nel 1877 quando alla vigilia della morte di Gioacchino Rasponi la moglie, la principessa Costanza Ghika, incaricò il Pazzi di progettare ed eseguire il monumento funebre che doveva essere collocato nella cappella funeraria della famiglia presso la località di Torri di Mezzano. Il monumento funerario era composto da un busto di Rasponi posto sopra una colonna quadrangolare che recava a bassorilievo le quattro virtù scolpite nei lati.
Per quanto riguarda il busto di Alfredo Baccarini, questo fu scolpito dall’artista ravennate Luigi Casadio che dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti nella sua città, si trasferì a Roma dove ebbe l’occasione di perfezionarsi sotto gli insegnamenti di Ettore Ferrari; il busto presente nella sala consiliare di Ravenna venne realizzato da Casadio nel 1892, l’anno successivo alla morte di Alfredo Baccarini che, nato a Russi, dal 1854 fino al 1860 fu ingegnere del Comune di Ravenna; successivamente venne eletto deputato e fu Ministro dei Lavori Pubblici.
Al centro della parete ovest è collocato il ritratto marmoreo di Vittorio Emanuele II, busto anche questo scolpito da Enrico Pazzi; il primo re d’Italia fu celebrato come uno dei padri della patria e il suo nome fu collegato alla storia dell’Unità d’Italia in maniera indelebile. Questo busto marmoreo risponde alle esigenze della ritrattistica ufficiale.
La parete a sud, che divide la sala del Consiglio dalla sala preconsiliare, ospita le sculture di Giuseppe Garibaldi, Luigi Carlo Farini e Giuseppe Mazzini. Di grande interesse è il busto di Garibaldi che fu realizzato dallo scultore Luigi Maioli, coetaneo di Pazzi con cui studiò assieme all’Accademia di Ravenna; i due, in seguito, si trasferirono a Firenze, dove si perfezionarono sotto la guida di Duprè. Nel 1856 Maioli lasciò Firenze per stabilirsi a Roma dove rimase fino alla morte. Questo busto di Garibaldi è l’esatta replica di quello che fece a Roma e che ora è presso la sala della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il busto di Luigi Carlo Farini è invece opera di Pazzi e riconducibile agli anni in cui fu impegnato alla realizzazione del suo monumento di fronte alla stazione ferroviaria. Un particolare va sottolineato del ritratto di Giuseppe Mazzini: questo busto scolpito da Icilio Gherardi da un modello di Attilio Maltoni, non faceva parte del progetto originario dell’allestimento della sala, ma, come si è detto, venne realizzato e inaugurato nel 1911 probabilmente per le celebrazioni del cinquantenario dell’Unità d’Italia.
Un settimo busto è posto nella sala preconsiliare ed è il ritratto del marchese Emanuele Luserna di Rorà che fu scolpito su richiesta del Comune di Ravenna nel 1861 dallo scultore Ferdinando Sarti Martelli all’epoca in cui questi studiava presso l’Accademia cittadina. Il marchese Rorà, che era concittadino e congiunto di Cavour, fu inviato a Ravenna nel 1859 come Commissario straordinario per la Provincia di Ravenna, diventando così il primo prefetto dopo il Governo Pontificio. Per i ravennati il suo nome era legato al ricordo dei più cari momenti di quell’epoca di trasformazione; il marchese Rorà restò a Ravenna fino al marzo del 1860 quando venne eletto deputato al Parlamento l’11 marzo 1860.
Bibliografia
Piraccini O. (a cura di)
Monumenti tricolori : sculture celebrative e lapidi commemorative del Risorgimento in Emilia e Romagna
Bologna
Editrice Compositori
2012
pp. 41, 42