
notizie sec. XIX
busto
Garibaldi è ritratto con copricapo, mantello e fazzoletto al collo; sulla mensola che regge il busto è incisa la data del 2 giugno 1885.
La seduta del Consiglio comunale di Bondeno del 16 marzo 2011 ha voluto soffermarsi sulle opere — due lapidi e un busto di Giuseppe Garibaldi — affisse nella facciata del Palazzo Comunale, ricordando circostanze che portarono all’Unità d’Italia, di cui le lapidi, nelle loro scritte incise, recano il ‘riassunto’, così come nelle quattro date — 1859, 1866, 1882, 1885 — si leggono altrettanti momenti che hanno visto Bondeno partecipare al grande avvenimento.
Sulla lapide più grande si legge: «QUI / GIUSEPPE GARIBALDI / IL 6 SETTEMBRE 1859 / AFFERMÒ / LA CADUTA DEL GOVERNO TEOCRATICO / IL POPOLO BONDENESE PLAUDENTE / 1882». La mensola sovrastante che regge il busto del generale reca la data del 2 giugno 1885, mentre la lapide di dimensioni minori è dedicata a tre bondenesi caduti per la Patria: Gaetano Artioli, Paolo Celeghini e Luigi Ferri, deceduti nel 1866 durante la guerra contro l’Austria che occupava il Veneto.
Il busto di Garibaldi e la lapide sottostante sono stati commissionati dal Comune allo scalpellino bolognese Carlo Orlandi. Fu l’allora Consiglio comunale a dettare il testo della lapide maggiore, volendo così rendere omaggio all’Eroe dei Due Mondi che il 6 settembre 1859 — conclusa da due mesi la seconda guerra di indipendenza — arrivò in carrozza a Bondeno fermandosi nell’albergo all’insegna ‘dell’Aquila Bianca’ di piazza Castello (dove oggi è l’agenzia della Cassa di Risparmio) gestito da Gaetano Poluzzi.
Il passaggio dell’illustre ospite rimase molto impresso nella popolazione e numerosi bondenesi si misero al suo seguito: tra questi il vetturale Leone Poluzzi, che conosceva il generale per averlo tempo prima accompagnato in sopralluogo nella vicina Sermide.
Mentre si svolgeva la seduta straordinaria del Consiglio comunale presieduta dal sindaco Lodovico Sani, il 3 giugno 1882, arrivò la notizia della morte di Garibaldi, deceduto il giorno prima a Caprera. Avutane conferma dalla Prefettura di Ferrara, il Consiglio proseguì appositamente l’ormai terminata sessione per deliberare quattro provvedimenti in onore dell’Eroe: donazione di 200 lire all’asilo infantile; 50 lire di dote annua intitolata a Garibaldi da estrarre a sorte a favore di una giovane; invio di un telegramma di condoglianze alla famiglia Garibaldi; sospensione per otto giorni delle sedute consiliari in segno di lutto.
Un solo punto all’ordine del giorno distinse la convocazione della seduta successiva del Consiglio, il 20 giugno: ‘Onoranze al Generale Garibaldi’. In quell’occasione, dopo la discussione di prassi, venne deciso di: cambiare la denominazione di piazza Castello in piazza Garibaldi; collocare una lapide all’esterno del Palazzo Comunale che ricordasse come da quel palazzo Garibaldi, nel 1859, si fosse rivolto al popolo di Bondeno; installare un busto dell’Eroe nella sala comunale, oltre a sistemare una sua effigie nelle scuole del Comune; concorrere con 100 lire alla spesa del monumento di Garibaldi a Roma; acquistare con 500 lire (comprese le 200 già deliberate) altrettante rendite al 5% iscritte nel registro del debito pubblico, per erogarne ogni anno gli interessi all’asilo infantile. Ancora in tema di ‘Padri della Patria’, un altro tributo venne decretato nella seduta di Consiglio del 21 marzo 1883, quando il consigliere Tullio Bottoni lanciò l’idea — accettata — di istituire una dote annua di 50 lire a favore di una ragazza povera del Comune, «essendo cosa corretta e doverosa l’onorare anche Mazzini, come si onorano quei Sommi per le cui gesta l’Italia fu redenta e noi siamo liberi», e con lui Cavour, Garibaldi, Vittorio Emanuele II.
La lapide voluta dal Consiglio venne collocata nel 1882, ma nel 1885, forse per le lagnanze di chi non riusciva a leggerla e per il desiderio di numerosi cittadini di vedere il busto sulla facciata del Palazzo Comunale, la lapide venne sostituita con quella attuale, sovrastata dal busto, mentre sul retro della targa originaria, rimossa, furono incisi i nomi dei cittadini «caduti nelle patrie battaglie» per l’indipendenza, poi collocata sulla facciata dell’edificio pubblico. La decisione fu presa nella seduta di Consiglio del 5 maggio, quando si deliberò anche sullo spostamento — con una spesa di 300 lire — del busto del generale nizzardo, che andava sistemato sulla destra della facciata del palazzo.
L’inaugurazione delle tre opere avvenne il 2 giugno 1885, terzo anniversario della morte di Garibaldi, alla presenza delle autorità, delle «associazioni democratiche ed operaie e di tutta la cittadinanza», con una solenne cerimonia nella piazza Garibaldi «splendidamente illuminata», accompagnata dalle note dell’Inno a Garibaldi suonato da due bande e dalla fanfara dei Reduci, e dell’inno di Mameli cantato dalla Società corale.
Bibliografia
Piraccini O. (a cura di)
Monumenti tricolori : sculture celebrative e lapidi commemorative del Risorgimento in Emilia e Romagna
Bologna
Editrice Compositori
2012
pp. 32, 33