
produzione dell'Italia centro-settentrionale
rilievo
n. 1182
Scudo sagomato a cartocci scaccato, timbrato da un elmo con cimiero e lambrecchini.
I lunghi lambrecchini svolazzanti, a forma di foglie d’acanto costolonate, discendono morbidi lungo lo scudo e lo circondano. Le foglie si dipartono da un elemento che sembra ricordare le ciambelle di stoffa attorcigliate che tenevano fermi gli svolazzi sugli elmi da parata, dette “cercine” o “burletto”. Il cimiero è costituito da un angelo a mezzo busto nascente dall’elmo, tenente con la mano sinistra il cartiglio e con la destra un giglio, secondo l’iconografia propria dell’angelo dell’Annunciazione, Gabriele. Sul cartiglio si legge ancora il motto araldico: “DE COELO PROSPEXIT”, in capitali romane, che al momento non è stato possibile rintracciare nei repertori di motti araldici. Il profilo superiore dello scudo è sagomato in forma curvilinea, come se fosse originariamente inserito in una nicchia.
La parte inferiore dello stemma doveva continuare originariamente sia in larghezza che in lunghezza, come lasciano intuire le grandi lacune ed il frammento con un inizio di nome inscritto in un cartiglio che doveva continuare sotto lo stemma “COM. GABR”. Il cartiglio inferiore potrebbe quindi portare il nome della famiglia o del defunto, “COM.(comes?) GABR(iele)”. Il nome Gabriele permette di comprendere la scelta araldica dell’Arcangelo Gabriele sul cimiero, motivato dall’omonimia con il titolare dell’arma.
Lo scudo è interessante per la maggior articolazione e rilevanza della parte scultorea rispetto agli altri stemmi presenti nel deposito. L’angelo sopra l’elmo sembra di fattura buona per quanto arcaicizzante, con resa naturalistica delle ali ed energica resa del volume corporeo, turgido ed espanso entro il panneggio che si stringe in vita. La posa con cui l’angelo si appoggia la cartiglio, tenendo con l’altra mano, saldamente, il ramoscello di gigli, è vivacemente colloquiale e robusta. Il profilo dello scudo invece non lascia dubbi su di una datazione avanzata già al XVI secolo.
Imprese araldiche composte in modo affine, con cimiero antropomorfo tenete il motto araldico, sono estremamente diffuse nel XV e XVI secolo. Si veda ad esempio l’arme del Podestà Francesco di Ludovico Negusanti dei conti Cervara di Fano, nel Palazzo del Bargello a Firenze, datato al 1421, che ha nel cimiero la giustizia in forma di figura femminile alata, ma dal rilievo molto più aggettante rispetto a quello imolese e con riferimenti ai modelli della scultura tardogotica. (Stemmi del Bargello, 1993 p. 45). Forme più compendiarie e più vicine al rilievo della presente scheda presenta, sempre al Bargello, l’arme del Podestà e giudice della Rota Gherardo Mazzuoli da Reggio, databile tra il 1548-1551.